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Afghanistan, la nuova partita dei corridoi eurasiatici: ferrovie, porti e scartamenti ridisegnano la competizione geopolitica

Afghanistan, la nuova partita dei corridoi eurasiatici: ferrovie, porti e scartamenti ridisegnano la competizione geopolitica

sabato, 8 Agosto 2026
2 minuti di lettura

Per oltre quarant’anni l’Afghanistan è stato raccontato quasi esclusivamente come un teatro di conflitti. Oggi, invece, sta emergendo un’altra dimensione: quella di possibile snodo logistico tra Medio Oriente, Asia centrale e subcontinente indiano. È una prospettiva che merita attenzione, ma anche rigore analitico.

La geografia offre opportunità straordinarie, tuttavia le infrastrutture e le istituzioni non sono ancora all’altezza delle ambizioni politiche. La rete ferroviaria afghana esiste ed è più estesa di quanto spesso si affermi. I collegamenti con Iran, Uzbekistan e Turkmenistan costituiscono una base concreta sulla quale costruire una maggiore integrazione regionale.

Tuttavia si tratta ancora di segmenti periferici, privi di una dorsale nazionale continua. In altre parole, l’Afghanistan dispone di porte ferroviarie verso l’esterno, ma non di una rete capace di trasformarlo automaticamente in un corridoio eurasiatico. La distinzione è decisiva. Un corridoio logistico non nasce dalla semplice presenza di binari. Servono continuità infrastrutturale, interoperabilità tecnica, dogane efficienti, certezza giuridica, sicurezza e finanziamenti stabili. Sono proprio questi gli elementi che oggi continuano a rappresentare il principale limite dello sviluppo afghano. Il progetto più significativo è il collegamento tra Khaf e Herat, che rafforza l’asse con l’Iran. Questa infrastruttura consente di diversificare gli approvvigionamenti afghani e offre a Teheran una proiezione commerciale verso l’Asia centrale.

Ma la linea si interrompe proprio dove dovrebbe iniziare la vera sfida: il collegamento interno verso Mazar-i-Sharif, indispensabile per creare una connessione continua tra Iran e reti ferroviarie centroasiatiche. Su questo tratto si concentra oggi la competizione geopolitica. Iran, Türkiye e diversi Paesi dell’Asia centrale guardano con interesse a un corridoio che potrebbe aumentare la resilienza delle rotte terrestri dopo le crisi che hanno interessato il Mar Rosso, il Golfo Persico e la guerra in Ucraina. L’obiettivo non è sostituire il trasporto marittimo, ma ridurre la dipendenza da pochi punti di strozzatura strategici. Anche l’India osserva con attenzione questa evoluzione.

Il porto iraniano di Chabaharrappresenta infatti un’alternativa ai tradizionali accessi pakistani e consente a Nuova Delhi di rafforzare la propria presenza commerciale verso l’Asia centrale. Tuttavia, il valore di Chabahardipende anche dalla capacità dell’Afghanistan di offrire collegamenti terrestri affidabili. Senza una rete ferroviaria continua, il vantaggio logistico resta inevitabilmente limitato. Un ulteriore nodo riguarda gli scartamenti ferroviari. L’Afghanistan si trova all’incrocio tra tre standard diversi: quello europeo adottato da Iran e Cina, quello ex sovietico utilizzato in Asia centrale e quello pakistano.

Una scelta apparentemente tecnica determina invece gli equilibri geopolitici di lungo periodo, perché orienta investimenti, fornitori, materiale rotabile e costi di trasbordo. La politica infrastrutturale diventa così una vera politica estera.

La Cina, dal canto suo, mantiene una posizione prudente. Pechino considera l’Afghanistan una possibile opzione di diversificazione, ma non appare intenzionata ad assumere i rischi finanziari di grandi opere finché non saranno garantite sicurezza, stabilità normativa e sostenibilità economica. Il corridoio del Wakhancontinua ad alimentare suggestioni strategiche, ma resta ben lontano dall’essere una direttrice commerciale ad alta capacità.

Per l’Europa questo scenario non è marginale. L’Unione europea, impegnata nella diversificazione delle catene logistiche e nella costruzione di nuove connessioni eurasiatiche, ha interesse a seguire con attenzione questi sviluppi. Un Afghanistan stabile e progressivamente integrato nelle reti commerciali regionali ridurrebbe alcune vulnerabilità geopolitiche senza mettere in discussione il sostegno occidentale all’Ucraina né la centralità dell’alleanza euro-atlantica.

La sfida, dunque, non consiste nell’immaginare l’Afghanistan come il nuovo cuore della logistica mondiale, ma nel comprenderne il potenziale reale. Oggi Kabul rappresenta una possibilità strategica ancora incompiuta: un Paese-cerniera che può trasformare la propria posizione geografica in una risorsa economica soltanto se saprà costruire istituzioni credibili, infrastrutture interoperabili e un ambiente favorevole agli investimenti. La geopolitica dei corridoi, infatti, non premia le promesse, ma la capacità di trasformare la geografia in affidabilità.

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