lunedì, 21 Settembre, 2020
Attualità

La crisi delle nascite: un drammatico problema

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L’Italia rischia di pagare un pezzo pesantissimo, non solo alle conseguenze della pandemia ma, e in termini più catastrofici, al tracollo delle nascite.

Alla questione ha dedicato, qualche giorno fa, una prima pagina e un rilevante spazio il settimanale economico di un autorevole quotidiano, che cita dati e previsioni impressionanti, bilanciati dal successo, tutto da imitare, delle politiche di sostegno alla famiglia realizzate nel Trentino-Alto Adige.

Fra due anni, rammenta il servizio, sarà devastata, perdurando l’attuale crisi di natalità, proprio la fascia di popolazione a più alta densità produttiva: si prevedono 2 milioni in meno degli odierni quarantenni, con una proiezione ulteriore del deficit per la generazione successiva.

Sempre che non decollino politiche capaci di invertire queste tendenze, che incideranno sulle dimensioni del prodotto interno lordo, il Mezzogiorno vedrà il proprio PIL crollare del 40% con la conseguente perdita di 5 milioni di abitanti, diventando così una marginale identità anagrafica che però coinvolgerà nel suo tracollo anche il resto del Paese.

Già oggi l’Italia è agli ultimi posti nelle classifiche delle spese per l’infanzia dei Paesi più sviluppati: conseguenza delle colpevoli negligenze nelle politiche della famiglia, che soffre le conseguenze della precarietà del lavoro, dell’insufficienza di supporti adeguati, ma anche di una denigrazione e di una sottovalutazione figlie della subcultura dell’egoismo individualista e del timore delle responsabilità.

Rispetto ad un futuro così preoccupante un primo segnale positivo è venuto col  “Family Act” appena approvato dalla Camera che, riordinando il pulviscolo di provvedimenti settoriali e slegati, crea l’assegno universale ed unico per ciascun figlio, tenendo conto del reddito.

Serviranno probabilmente altre risorse, ma a testimoniarne l’efficacia c’è l’esempio del Trentino Alto Adige che ha saputo non solo garantire 400 Euro a figlio, per i primi 3 anni, ma anche una rete di supporto per le famiglie, dal lavoro alla casa e al tempo libero.

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