lunedì, 3 Agosto, 2020
Lavoro

Covid 19, la crisi dei lavoratori dello spettacolo: parlano gli attori

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C’è una categoria professionale che sta facendo le prove generali di questo secondo atto della nuova ondata dell’epidemia Covid 19: le attrici, gli attori, e chiunque lavori nel settore dello spettacolo.
Teatri chiusi, festival annullati, spettacoli saltati, cinema neanche a parlarne, produzioni ferme.

Il tutto senza nessuna idea chiara di quando si potrà riprendere a lavorare. E anche a quel punto, chi andrà a teatro? O al cinema? Da qui anche le richieste del gruppo Attrici e Attori Uniti al MiBaCt, che ha raccolto migliaia e migliaia di firme chiedendo risposte al governo per tutelare un settore che, per quanto cruciale in Italia, sembra essere completamente sparito dalle comunicazioni ufficiali.

La cosa psicologicamente più drammatica adesso è la totale impossibilità di fare previsioni: non si sa quando i teatri potranno riaprire. Faranno un posto sì e un posto no? Doppie repliche? Distanze di sicurezza in teatro? E come si fa per le prove? Non c’è un’idea. Nessuno sa se gli spettacoli saltati in questi mesi riprenderanno oppure no, nessuno ha idea di niente. Non è chiaro infatti a nessuno se, come e quando si potrà riprendere a stare sul palco.

Tutti i settori della cultura sono stati colpiti: le case editrici e la filiera produttiva del libro, per esempio. Bisogna cambiare le leggi, perché gli attori e i professionisti dello spettacolo vengano considerati come dei lavoratori ‘normali’. Ma deve esserci un dialogo: se non c’è un dialogo tra il lavoratore e, per esempio, il MiBACT… è tutto inutile. Però se gli artisti non ci sono, questo lavoro non c’è più.

Oltre alle conseguenze economiche, ci sono anche quelle psicologiche. Già normalmente la vita di chi recita è fatta di momenti di iperlavoro, sommati ad altri di stop forzato. In Italia attrici e attori sono già contrattualmente non tutelati con stabilità, lavorativamente retribuiti a casaccio, con contratti aleatori come dadi…

Alcuni attori mediamente conosciuti, o chi fa solo cinema o tv, può cominciare a collaborare sempre con la stessa casa di produzione, ma a volte no. Idem succede a chi lavora in teatro. A volte si collabora con un teatro nazionale per più anni, a volte semplicemente si trova un lavoro a chiamata, e si è presi per quel progetto, e magari nel progetto successivo non ci sono ruoli disponibili.
Adesso i mesi senza fare niente sono già due: impossibile al momento capire e sapere quanti saranno alla fine.

Fino all’inizio di marzo i danni economici provocati dall’emergenza coronavirus interessavano qualche centinaio di migliaio di lavoratori, soprattutto al nord, ma con il nuovo decreto entrato in vigore il 12 marzo i lavoratori interessati dalle conseguenze economiche dell’emergenza saranno milioni. Parliamo di almeno 400mila lavoratori stagionali legati al turismo, migliaia di partite iva e centinaia di lavoratori dello spettacolo e dello sport”. E poi ci sono i commercianti, le cui attività sono state chiuse per decreto. Per loro, il 16 marzo il governo ha messo in campo delle misure, che però non sembrano del tutto sufficienti per le categorie più fragili e svantaggiate.

Per i freelance e le partite iva gli effetti sono stati immediati: secondo un sondaggio condotto dall’associazione dei freelance Acta a fine febbraio, più della metà di loro ha registrato annullamenti di commesse e lavori, mentre i tre quarti dei freelance è sicuro che ci saranno molte altre cancellazioni nei prossimi mesi.

PARLA FILIPPO VELARDI – ATTORE E DOPPIATORE

Questo 2020 è stato un anno che a causa del Covid 19 ha colpito vari settori; in particolare i settori più precari come turismo e spettacolo. Come gran parte degli attori, avevo dei progetti prima di questo terribile lockdown, che per fortuna ora stanno ripartendo. A marzo, quando di solito vengono chiusi i progetti cinematografici e televisivi per poi avviarsi alle riprese primaverili c’è stata proprio la crisi per tutti noi artisti grazie a queste disposizioni di blocco professionale. All’inizio l’ho vissuta non molto male; era come fermarmi da tutta quella frenesia di lavori accettati uno dietro l’altro.
Ma questo momento da una parte l’ho vissuto negativamente perché i progetti lavorativi si sono bloccati sul nascere senza poter conoscere tempistiche e probabili ripartenze, mentre per quanto riguarda la mia condizione psico-fisica ma anche spirituale, il fatto di fermarmi mi ha permesso di riprendermi i miei spazi che durante la vita quotidiana non riuscivo a concedermi. Quindi il senso di relax è stato ottimale e le cose le ho affrontate e assaporate meglio senza aver fretta.
All’inizio del lockdown con molti miei colleghi abbiamo partecipato a delle letture video digitali, con poesie di Dante, Gualtieri, Leopardi, che ci permettevano di riflettere sul momento particolare vissuto e ci tenevamo in allenamento. Ovviamente questo aspetto non è minimamente paragonabile a recitare sul palco, ma sono stato contento di aver partecipato a queste iniziative collettive e artistiche.
Ho perso diversi spettacoli, turni di doppiaggio, cinema, ma in compenso ho assaporato meglio la vita, forse anche troppo… ma ad un certo punto bisogna ripartire!
In quel momento sono nate letture, associazioni che hanno cercato di garantire e far riconoscere gli attori come una vera categoria professionale di lavoratori, poiché noi non apparteniamo ancora ad un albo, non abbiamo un’assicurazione, giorni di malattia quando stiamo poco bene, giorni pagati come tutti i lavoratori.
Perdiamo turni di doppiaggio, repliche a teatro, giorni di riprese senza essere pagati. E’ una cosa inaccettabile.
Nonostante questo non ho provato la paura di non lavorare; ho preso questo tempo per me per riflettere sull’importanza di questo lavoro e sulla scelta di volerlo fare sempre più.
In un momento così delicato è uscita fuori anche una parte poetico-brillante; attori e comici che hanno fatto contenuti video allegri per tenere compagnia al pubblico. Io ho lavorato sul personaggio del Premier Giuseppe Conte per alleggerire, per far ridere i miei spettatori in quei giorni in cui non si dormiva la notte, in cui non ci si capacitava di ciò che stavamo vivendo, tutti indistintamente. Mi sono molto divertito.
In questo momento manca un sostegno agli attori che non stanno lavorando, quindi auspico che – a parte i bonus – si proceda con aiuti concreti per i lavoratori che non stanno producendo un reddito e che sono “sotto un treno”.
Il lavoro rimane tutt’ora un’incognita, nonostante riprenderò il cinema e il set, però sostanzialmente, se parliamo di teatro la cosa è ben più difficile; non si sa quando e come si potrà tornare sul palco, anche perché le misure di sicurezza non permettono di accogliere molti spettatori i quali per il teatro e per gli attori sono fonte di sostentamento e finanziamento.
Per fortuna il doppiaggio ha subìto molto limitatamente questa crisi; vengono rispettate le norme di sicurezza ma non si può più fare un turno con molti attori in sala, si procede con un turno per ogni attore in un dato orario per facilitare anche la sanificazione della sala.
Io auspico che ci sia nei prossimi mesi una restaurazione, un rinnovamento di tutto il compartimento dello spettacolo. Ringrazio il Nuovo Imaie che è stato una sorta di ammortizzatore sociale sostenendo gli attori, permettendoci di sopravvivere con un fondo messo a disposizione tramite la società Collecting che tutela l’immagine di attori, musicisti e artisti in generale.
Sarò prossimamente nella fiction “Nero a metà due” su Rai 1 per la regia di Marco Pontecorvo e Luca Facchini.

CLAUDIO MAZZENGA – ATTORE REGISTA INSEGNANTE

Ho trascorso questo periodo molto bene a casa, ho avuto tanto tempo per me che mai avrei pensato di avere; ho prodotto dei contenuti video divertenti sui social, ho letto tanto e scritto altrettanto.
Penso che il Governo abbia agito nel modo più consono e più giusto considerando il periodo di difficoltà.
Noi lavoratori dello spettacolo, perlomeno chi ha lavorato parecchio nel settore come me, abbiamo ricevuto degli aiuti che ci hanno permesso di continuare a sopravvivere in questi mesi. Ma temo che il periodo peggiore accadrà adesso; i teatri avranno delle difficoltà nonostante tutti noi ci auguriamo che possano riaprire normalmente al più presto, anche se temo che si riuscirà a lavorare in teatro forse l’anno prossimo, e questo è un problema per noi. Io per fortuna insegno in accademia e nelle varie scuole di recitazione d’Italia, dunque faccio i miei corsi e non la vivo così male come molti miei colleghi.
In tutta franchezza penso che la cosa migliore sia diversificare; un lavoro non si fa soltanto univocamente, nel senso che si devono prendere varie strade, si deve esser pronti al cambiamento, alla possibilità di reinventarsi, al cambiare anche le prospettive e le linee guida del lavoro, e questo sicuramente potrebbe essere un vantaggio e ci si potrebbe permettere di lavorare nonostante l’emergenza. Tutti noi abbiamo una testa, un’intelligenza, la possibilità di avere delle idee, ebbene queste idee le dobbiamo saper sviluppare sia noi lavoratori dello spettacolo, che ogni tipo di lavoratore. In sostanza penso che non ci si deve aspettare aiuti per forza, gli aiuti ci sono stati, piccoli, non tutti purtroppo ne hanno beneficiato. Io sono molto contento di aver passato tre mesi a casa; tutto questo mi ha dato la possibilità di riflettere, ho fatto tante cose che non avrei fatto se non avessi avuto tutto questo tempo, sono riuscito a fare i saggi di teatro con i miei allievi, anche se con il pubblico ridotto, ma ce l’abbiamo fatta nonostante l’enorme difficoltà.
Cerchiamo di continuare, di resistere, di pensare positivo sperando che non arrivi una seconda ondata.

PARLA LUCIANA FRAZZETTO – ATTRICE – AUTRICE

“Cos’è un teatro senza pubblico? – E’ la stessa cosa di una lanterna magica senza luce” – scrive la FED.IT.ART. al Ministro Franceschini.
Lo spettacolo dal vivo è in grave sofferenza e con l’avvento del Covid sono state fatte varie proposte tra cui quella di creare una piattaforma streaming per il teatro. Ma lo spettacolo per me si può fare soltanto dal vivo, altrimenti non è teatro, non è magia, non è incanto. Noi siamo stati i primi a chiudere, e con ogni probabilità saremo anche gli ultimi a riaprire gli spazi d’arte e sono sicura che tutto non sarà mai più come prima. Io ho aperto per la prima volta, a mie spese e senza nessun contributo, un teatro a Rocca Priora (Castelli Romani), il Teatro “Le Fontanacce”. I cittadini non avevano mai avuto prima d’ora un teatro a Rocca Priora e non è stato facile abituarli al cambiamento culturale e sociale, ma siamo riusciti insieme a mio marito Massimo Milazzo, Regista e Direttore di doppiaggio, con la nostra passione e professionalità, a fare un cartellone, a portare il pubblico a teatro, a farli sorridere ed emozionare. Adesso il nostro teatro è chiuso perché con le misure di sicurezza da rispettare non abbiamo la possibilità di distanziamenti a un metro di distanza da una sedia all’altra, poiché abbiamo 80 posti, potete immaginare quante poche persone dovremmo far entrare. Non si potrà aprire almeno fino a dicembre 2020 e sono molto amareggiata per questo; mi manca il debutto tanto atteso, mi manca lo spettacolo che le persone hanno regalato per il compleanno alla persona cara, mi mancano le emozioni che mi rendono felice quando salgo sul palco. Tutto è stato sospeso, tutto è stato rinviato a data da destinarsi per il Corona virus. I teatri di media e piccola grandezza e le produzioni non sovvenzionate dal Ministero, rappresentano circa il 70% del mercato teatrale. Noi siamo una grande forza, data la nostra passione, ma siamo anche piccoli, non abbiamo sovvenzioni e aiuti vari. Abbiamo avuto festival e spettacoli annullati, io personalmente nel mese di marzo ho perso tre spettacoli e quattro serate, è stato un danno enorme, nessuno mi ha dato nulla tranne che un contributo dal Nuovo Imaie che mi ha aiutato in questo periodo. Sono state annullate repliche con conseguente annullamento di tournée per tutte le compagnie in tutto il territorio nazionale, sono stati annullati i matinée nelle scuole, le attività di laboratorio, tutte le attività produttive di artisti, fonici, macchinisti, insomma di tutti coloro che lavorano e girano intorno ad un piccolo teatro, a un set e quant’altro. Questo comporta un ingente danno economico di milioni di euro, a fine stagione mancheranno tanti borderò, parecchie giornate lavorative agli artisti e non solo, incassi non pervenuti, e a farne le spese saremo noi artisti e coloro che lavorano dietro le quinte perché noi non abbiamo strumenti di categoria ai quali appellarci, non possiamo andare in cassa integrazione. Molti artisti non hanno mangiato, non hanno pagato affitto e bollette, ma noi esistiamo perché siamo lavoratori come tutti gli altri, non facciamo questo mestiere per hobby come molti possono pensare, non siamo dei saltimbanchi!! Noi artisti abbiamo subito il maggior livello di abbandono da parte del Governo. Ma nonostante tutto il teatro deve ripartire, ma ripartire in modo diverso; con una campagna di sensibilizzazione per rassicurare tutta l’opinione pubblica in merito al fatto che i teatri e i luoghi di cultura non presentino rischi per gli spettatori, perché dopo un periodo di chiusura teatrale, di attività legate allo spettacolo, noi artisti che così tanto facciamo emozionare il nostro pubblico stiamo molto lentamente, faticosamente tornando a lavorare soprattutto negli spazi aperti. C’è bisogno di una spinta in più, di un aiuto che sia concreto, di ritrovare l’abitudine alla visone, all’ascolto dal vivo; è vero che la gente vuole ritornare a vivere però c’è anche molta paura, bisogna ricostruire tutta la comunità culturale con il sorriso, con la voglia di ricominciare meglio di prima superando barriere e paure. Bisogna tornare a vivere, a ridere, a cantare. Il settore sta subendo il forte contraccolpo dell’epidemia da Corona virus, e la categoria dello spettacolo sta subendo una delle più grandi ingiustizie avvenute nel settore lavorativo; molte persone licenziate, molte persone senza lavoro, ma noi ce la faremo perché la passione per lo spettacolo dal vivo è talmente grande e forte che riusciremo nuovamente a vivere, a gioire, a emozionare e a emozionarci con il pubblico che mi manca da morire. Non si può vivere senza il pubblico, viva lo spettacolo!

PARLA RENATO MAROTTA – ATTORE REGISTA CANTANTE

Ero un artista poliedrico, adesso sto diventando un artigiano poliedrico. Questa testimonianza potrebbe essere uno scherzo ma potrebbe diventare la realtà da qui a un anno, in quanto nonostante la mia attitudine a perseverare e a incanalare le mie energie artistiche su più fronti da ventiquattro anni, la situazione del Coronavirus sta rallentando certi compartimenti bloccando del tutto le attività artistiche. Più che la fase 1 e la fase 2 del Covid, ci sono le fasi 1, 2 e 3 dell’ipocrisia artistica, in quanto la fase 1 è quella della paura di marzo. Gli attori famosi, i personaggi più noti del mondo dello spettacolo, ovviamente hanno iniziato a rendersi conto dell’indotto che gli sta dietro; delle seconde o terze fasce di artisti non meno bravi ma meno noti di loro, forse perché sono quelli meno noti a sostenere quelli più noti. C’è stato questo movimento sui social in cui alcuni nomi importanti si facevano portavoce del periodo vissuto, cercando di portare all’occhio dei sindacati e del Governo la nostra categoria. Sono mesi che stiamo cercando di formare dei comitati; adesso c’è Unica, l’associazione che ingloba tutti gli artisti. Il problema degli artisti famosi e ricchi è che non si sono mai interessati di quelli meno famosi e ricchi di loro, e tutto questo sta scaturendo una finta manovra di solidarietà e sta rimenando tutto quanto in sordina. Dal punto di vista personale, essendo anche un cantante, mi ritrovo con eventi spostati o annullati, con l’impossibilità di progettare la mia felicità; ci hanno tolto la possibilità di progettare il nostro futuro, questa è la situazione attuale nonostante si è positivi e ottimisti, al momento non esiste una forma sindacale e istituzionale per poter garantire ad un’artista in questo momento un sussidio giuridico. Io penso che non sarà mai possibile tutto questo perché il mondo dello spettacolo è una savana; c’è il leone e c’è la gazzella. In questo periodo tutti gli artisti più noti si sono resi portavoce anche per avere più visibilità durante quest’epidemia, per raccattare qualche follower in più e chi stava sul set ci sta anche adesso, chi aveva difficoltà ha difficoltà anche adesso. L’occasione dovrebbe essere quella di abbattere tutti i filtri produttivi e immeritocratici che esistono nel mondo dello spettacolo. La maggior parte delle persone che ci lavorano sono coloro che devono scoprire un talento, e spesso questi intermediari “senza arte ne parte” sono delle persone che a loro volta hanno provato a fare gli artisti ma non ce l’hanno fatta. Bisognerebbe istituire una categoria non solo di professionisti, ma di professionisti che selezionano i professionisti; ad esempio un professore universitario se non ha la laurea non può insegnare all’università, allora perché un’artista deve farsi giudicare da chi non ha esperienza, competenze e curriculum nel settore stesso? Il Covid ha procurato anche questo; un atteggiamento prolisso nell’esternazione di questa situazione che è molto grave; c’è ormai il gioco al ribasso dell’artista; il prezzo del caffè e della pizza aumentano, ma il nostro cachet diminuisce perché si punta sulla debolezza di chi attualmente non sta lavorando, o ha difficoltà a poterlo fare. (Lo_Speciale)

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