martedì, 24 Novembre, 2020
Manica Larga

Un virus in catene: battere il Covid con la Blockchain

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Con grande efficienza sono stato testato per il Covid-19. Ventiquattro ore in tutto: dalla richiesta alla comunicazione dell’esito dell’esame. Con altrettanta efficienza fui selezionato e sottoposto a test anticorpale dall’Imperial College. In entrambi i casi, negativo. Non so se gioirne o meno. Nel dubbio, mi sono posto il problema di come, se possibile, prendere parte alla sperimentazione del vaccino. Si, perché inutile farsi illusioni: sarà tutto finito solo quando avremo un vaccino. Miliardi di dosi di vaccino. 

Secondo alcune stime, considerando che quello approvato richieda solo un dosaggio per individuo, si tratta di avere almeno 7 miliardi di dosi a disposizione. Tuttavia, supponendo una perdita del 20-30% durante il transito e lo stoccaggio, ciò potrebbe voler dire quasi 10 miliardi di dosi. E se la sua somministrazione richiedesse un paio di dosaggi ciascuno, allora il volume necessario potrebbe superare i 19 miliardi. Numeri da capogiro.

Serve un piano. Prendiamo, per esempio, la polio. Le vaccinazioni contro la poliomielite in India hanno impiegato più di un decennio per coprire il 100% dei bambini della popolazione attraverso un programma lanciato nel 1995 e concluso nel 2011. Ora, la scala della pandemia di Covid-19 è molto maggiore perché non solo deve coprire ogni fascia di età, ma anche ogni nazione nel mondo. 

Secondo il World Economic Forum, raccogliere questa sfida significa mettere da parte gli interessi geo-politici per predisporre una catena di approvvigionamento equa al fine di raggiungere un optimum globale attraverso un sistema che sia verificabile apertamente e in tempo reale, dotato di integrità immutabile dei dati e attraverso cui sia possibile monitorare il tasso di spreco del vaccino. In altri termini, la blockchain. 

Finora, questa nuova tecnologia, che niente altro è che un registro digitale, pubblico e distribuito costruito su una catena di blocchi di informazioni (da cui il nome), è stata implementata principalmente per la creazione di monete virtuali come il Bitcoin in risposta al credit crunch che seguì la crisi finanziaria del 2008. Tuttavia, le sue più promettenti applicazioni arrivano dal campo della logistica, che rappresenta il cuore della sfida portata al tavolo dal coronavirus.  

E’ un tema di portata planetaria. Ciò nonostante, considerato che finora la comunità politica internazionale non abbia brillato per orientamento alla cooperazione, non è semplice nutrire fiducia. Eppure, come più modestamente prova a suggerire il titolo di questa rubrica che fa evidente riferimento al canale della Manica e alla Brexit come metafora di allontanamento, separazione, è necessario costruire ponti per accorciare distanze. 

Lo abbiamo già proposto negli scorsi numeri e continueremo a farlo, è il DNA di questo spazio: occorre costruire ponti generazionali, ponti sociali, ponti che connettano diversità per costruire un futuro equo e sostenibile. 

Viviamo e continueremo a vivere in un mondo globalizzato e il Covid su questo ci ha messo la firma. Dipende da come vogliamo farlo, se in pace oppure no. Noi non nutriamo dubbi in merito e per questo, a nostro avviso, occorrono dialogo e cooperazione internazionale, tecnologie trasparenti senza confini e una governance che sia davvero globale. È il nostro futuro. È la quarta rivoluzione industriale, bellezza.

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