venerdì, 3 Aprile, 2020
Politica

Governo: navigazione difficile

Se non fosse una cosa vera, e quindi seria, sarebbe degna della penna di un umorista l’immagine di questo governo, dove un Presidente del consiglio cerca di difendere il suo ruolo e le sue prerogative mentre i suoi vice vanno ognuno per la propria strada, assumendo iniziative o annunciando impegni quasi sempre alternativi a quelli annunciati dall’altro.

Il guaio è che tutto questo, che sconcerta e irrita operatori economici, forze sociali e osservatori politici, cade, offuscando la nostra capacità di negoziare e di incidere, nella fase costituente della nuova Commissione Europea. Come sarebbe lecito sperare in un incarico per un commissario italiano di effettiva incidenza operativa  e non di pura immagine quale quello, preteso da Renzi a suo tempo per una sua parlamentare.

Tra l’altro, potrebbe essere non solo tollerato ma giustificato un incontro tra i leader di un partito di governo e le forze sociali, ma non al Viminale dove i titolari del dicastero, sino ad oggi, hanno sempre evitato di porsi come protagonisti di primo piano nelle politiche dell’esecutivo, partecipando sia pure con cautela soltanto alla vita dei loro partiti.

Due i punti emersi dall’incontro di Salvini e le forze sociali: la sollecitazione per un grande piano di opere pubbliche e l’impraticabilità dell’istituzione di un salario minimo garantito per legge. Valutazioni sulle quali non si può non convenire, ma che confliggono con le sfide poste dai penta stellati, che vogliono proprio il salario minimo stabilito per legge e storcono il viso quando sentono parlare i soggetti che evocano ai loro occhi le assurdità cementifere.

È quindi una situazione di stallo quella nella quale, superato il rischio del voto anticipato in autunno, il governo dovrebbe operare al massimo di progettualità e di iniziativa. Nel futuro immediato grava poi l’ambigua vicenda dei rapporti fra la Lega e gli esponenti del partito di Putin: l ‘unico risultato, finora, è quello di aver indotto Salvini a un super attivismo, spostando il terreno di scontro dai migranti all’economia.

Per concludere alla Lega tocca ingoiare pure l’autonoma decisione dei 5 stelle di votare al parlamento europeo per la tedesca Von Der Leyen, risalutando essenziali per la sua elezione.

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