domenica, 25 Luglio, 2021
Attualità

Idee e cuori in movimento: Stanislao Di Piazza e il patto tra imprenditori e politici per il bene comune

Assisto da un po’ di tempo al bailamme di task force, intellettuali, stati generali, virologi in estinzione e soprattutto di sconclusionate dichiarazioni sullo Smart working di personaggi ormai appartenenti alla preistoria ma che puntualmente tornano a galla come mascherine o guanti pescati dall’ignaro lettore nel mare magnum dei media. Al contrario di suddetti presidi sanitari, gli autori di tali affermazioni sanno riciclarsi benissimo soprattutto quando si parla di pubblica amministrazione e smart working. Il cosiddetto lavoro agile ma che poi tecnicamente dovrebbe chiamarsi lavoro intelligente, se regolato diligentemente può essere il primo gradino per fare ordine nel nostro ecosistema, aggredito da virus e da immondizia empirica e mediatica. Assisto invece per la prima volta dopo il lockdown non come medium ma come giornalista- osservatore ad una seduta di spiriti innovativi fortunatamente vivi e con idee precise e moderne. Il vulcanico Sottosegretario Di Piazza, titolare di importanti deleghe presso il Ministero del Lavoro, raduna da remoto nella sua sala riunioni (attuando tutte le regole del distanziamento) policy maker  e stakeholder per discutere di un nuovo  patto tra stato e Imprenditori per un nuovo modello economico: “Viviamo secondo un paradigma economico che consuma energie e risorse, produce impatti sia positivi che negativi sulle persone e impatti prevalentemente negativi sul pianeta e sugli ecosistemi. La pandemia globale COVID19 ha reso evidente l’interdipendenza tra il tessuto economico globale e la fragilità di ogni essere umano di fronte a fenomeni ambientali, sociali ed economici generati da situazioni emergenziali impreviste”.

Anna Laura Orrico, Sottosegretario ai Beni Culturali

Così recita l’inizio del diario dei lavori e seduta al tavolo con il sottosegretario di Piazza. Noto l’elegante  Anna Laura Orrico, Sottosegretario ai Beni Culturali, che, in una prospettiva futura ma non lontana, introduce l’argomento inerente la rivalutazione della persona, per una ripartenza di politiche pubbliche che vanno oltre il Pil, recuperando un ruolo per l’economia basato sul sociale e sul civile: l’uomo al centro , non soltanto il capitale, attuando una politica basata sui beni comuni, le cooperative, l’innovazione delle start up, Il territorio economico, culturale e turistico è stato sfibrato e va quindi ricucito con una politica che porti ad una decentralizzazione del sistema produttivo per riportarlo nelle aree interne, anche piccole, in filiera. Sviluppare una economia del cittadino e investire sul proprio territorio. L’incentivo reputazionale potrebbe essere un anello di congiunzione tra il lavoro e l’impresa; la reputazione dell’azienda si consolida mettendo al centro sostenibilità, luoghi e persone. L’onorevole Del Barba, riflette sulla responsabilità sociale d’impresa, sull’integrazione stato mercato in un’ottica di sistema sostenibile. Insieme ai politici intervengono personaggi del mondo dell’impresa: Luca Raffaele di Next, che ripercorre il tema della centralità del territorio e incentra la sua visione sulla capacità dello stato di riconoscere i progetti che hanno una attenta strategia alla salvaguardia dell’Impatto ambientale.

Maria Paola Chiesi, B. Corp, si sofferma sull’emergenza climatica, sulle strategie di decarbonizzazione e sulle certificazioni da poter richiedere in modo da tutelare l’ambiente al massimo delle regole; una politica di protezione delle categorie più vulnerabili, con lo Stato che dovrà essere il collante tra la famiglia e le imprese.

Mi colpiscono le parole di Enrico Falck, Fondazione Sodalitas: difficile essere sostenibili in un paese non sostenibile; le aziende perdono competitività se lo Stato non disincentiva le esternalità negative; chi inquina deve pagare di più!! lo spirito di Pigou l’economista inglese invade la stanza.

Eric Ezechieli di Nativa suggerisce di analizzare e misurare l’impatto che un’azienda riflette sull’ambiente e disincentivare tutte quelle pratiche che possono danneggiarlo.

Laura Bongiovanni di Isnet disegna la prospettiva di valorizzare le leggi già in essere al fine di creare veramente un ponte tra tipologie di imprese e il mondo del lavoro, in ossequio a quella che in qualche modo può definirsi una sorta di economia trasformativa.

Le idee continuano a materializzarsi: il capitalismo cerca lo sviluppo sostenibile, regole d’impatto e cooperazione solidale da ritrovare anche nell’impresa familiare italiana con l’aiuto della tecnologia che deve seguire di pari passo la sostenibilità ambientale.

Argomenti di grande spessore che vengono affrontati insieme da imprenditori e politici con molta intelligenza a consapevolezza.

Il ruolo del Sottosegretario Di Piazza appare essere quello di utile tessitore sociale: mettere insieme imprese, cooperative, enti locali e politici per lo sviluppo del territorio con il fine ultimo dell’impegno sociale ambientale e stimolare network solidali, vere e proprie reti sul territorio.

In un’epoca dove il bene comune è ridotto in polvere bisogna incentivare chi invece in questi mesi lo ha messo al centro della propria impresa, aiutandolo fiscalmente incentivando ad esempio l’agricoltura ecologica come leva per lo sviluppo sostenibile. Il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Mario Turco. L’economista di Palazzo Chigi professore universitario ridisegna un futuro di nuovi paradigmi d’impresa, analizzando la ciclicità economica del profitto con un occhio alla futura sostenibilità multidimensionale: una perfetta sintesi economica. L’uomo avrà bisogno di sganciarsi dalle regole economiche che ciclicamente lo affliggono attuando politiche di sostegno slegate dal profitto. Il tavolo della conversazione inizia a piacermi molto, ma è solo l’inizio di un percorso che credo in breve tempo porterà a scrivere un nuovo paradigma culturale ed economico, contribuendo a rivedere nuove prassi, modelli e regole di riferimento; “Dall’identità nascono le imprese, e dai legami nascono le relazioni… Gli indicatori del nostro successo saranno sempre di più la qualità delle relazioni che siamo riusciti a costruire con i nostri dipendenti, fornitori, finanziatori, con il territorio, con le comunità locali, con le istituzioni, il Parlamento e i diversi livelli di Governo, con imprese nazionali e internazionali e, infine, con altre tipologie di stakeholder. Il nostro capitale relazionale contribuirà alla strutturazione e alla crescita di un fondamentale valore sociale che si svilupperà non solo nello spazio ma anche e soprattutto nel tempo…”

Le prospettive sono alte e gli interlocutori consapevoli di essere al centro di una nuova rivoluzione culturale, economico sociale; iniziative come quelle del Sottosegretario Di Piazza potrebbero smuovere una coscienza astiosa e smisuratamente cieca di chi celebra il profitto senza curarsi dell’ambiente che lo circonda, poiché ciclicamente il profitto viene preso a morsi dal territorio, come un doberman affamato che lacera l’iniquo sfarzo di una ricchezza vacua ed effimera. Fare impresa, fare politica, fare l’Italia. In quest’ottica Di Piazza, effettua un grande colpo con la mediazione tra le parti nella vicenda Almaviva, voluta dal Ministro Catalfo sensibile sin dall’inizio del suo mandato alla situazione dei dipendenti del call center di Sky: i 310 lavoratori sono in salvo con il contributo di Covisian. Un dramma risolto grazie alla lungimiranza di una visione in cui la politica allarga i suoi orizzonti e pacifica il sociale. Restituire l’efficacia alla politica, libera dalla paura della corruzione e impegnata in un consolidamento del tessuto umano lavorativo, in ottica di un nuovo rinascimento culturale dove la risorsa umana ritorna a decidere la politica e non viceversa.

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