martedì, 11 Agosto, 2020
Economia

Il confronto sul lavoro. Re David (Fiom): Confindustria vuole tutto per non dare niente. Conte apra un confronto sull’occupazione. Licenziamenti? Se produzione e mercato vanno male non è colpa dei lavoratori

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“Confindustria vuole tutto per non dare niente”. La frase lapidaria della segretaria generale della Fiom-Cgil, Francesca Re David, arriva dopo un lungo ragionamento che tocca argomenti oggi già caldi che diverranno incandescenti nelle prossime settimane. Sono le avvisaglie dure che segnano il ritorno di uno scontro forse anche chiarificatore tra le parti. In ballo ci sono migliaia di posti di lavoro, il rapporto da chiarire tra Fiom e il nuovo corso di Confindustria, e anche il ruolo del Governo che finirà secondo il sindacato ha raccolto solo dati e opinioni durante gli Stati Generali, ma le scelte non ci sono e nemmeno le si intravedono. “Sono settimane che stiamo chiedendo tavoli sulla siderurgia, sull’elettrodomestico, su Fca e non abbiamo risposta alcuna”, osserva Francesca Re David, all’agenzia Dire, “Anzi devo dire che non rispondono al telefono, non rispondono. Ma so che con le imprese si stanno vedendo. Allora se la logica e’ quella che il sindacato si occupa delle casse integrazioni ed eventualmente dei licenziamenti e le politiche industriali si fanno con le imprese è una logica inaccettabile”. Così la segretaria generale della Fiom-Cgil, commenta l’annuncio di soddisfazione del premier Conte degli Stati generali sull’economia, modi e toni però non sono piaciuti alla Re David, che replica in modo tagliente a quanti si dichiarano ottimisti sul futuro delle relazioni sindacali.

“Intanto”, osserva la sindacalista, “trovo incomprensibile come non si pensi di coinvolgere le parti sociali, e quindi i lavoratori, rispetto alle situazioni di crisi che sono in corso”, fa presente la sindacalista, “gli Stati Generali tutto sono tranne che un tavolo, al massimo mi verrebbe da pensare a uno ‘speakers’corner’ in cui ognuno arriva e dice la sua sulla base di elaborati che non conosciamo. Non mi pare che per quanto riguarda i metalmeccanici al centro ci sia il rilancio della siderurgia, dell’automotive, dell’innovazione. Insomma, parleremo di progetti di cui non conosciamo assolutamente nulla”.

Quanto al confronto con gli industriali, Re David manifesta il suo disappunto sul fatto che finora i problemi sono stati enunciati formalmente ma non si è entrati nel merito, con il Governo che ha ascoltato solo la campana di Confindustria.

“A me non scandalizza sedere al tavolo con Confindustria perché è chiaro che devo fare una discussione”, rivela la segretaria generale della Fiom-Cgil, Francesca Re David, “Mi interesserebbe però un tavolo di merito, mi interesserebbe pensare che il Governo non ritenga che si ascoltano tutti e poi le politiche industriali si decidono da un’altra parte. Confindustria ha dato una pessima prova dal 2007 ad oggi rispetto alla gestione che ha fatto. Quindi io credo che ci sia bisogno di un tavolo come è stato sul protocollo sicurezza in cui si è fatto un accordo, non gli Stati Generali”. Poi c’è l’argomento del giorno, ossia i contratti di lavoro, con Confindustria pronta a puntare i piedi, linea della durezza pronunciata dal neo presidente Carlo Bonomi.

La segretaria Fiom rilancia la polemica: “Confindustria vuole tutto per non dare niente. Dire che non si vogliono fare i contratti e mettere sul tavolo la pistola del milione di licenziamenti è una roba che non si può sentire”, sottolinea Re David, “su cui noi abbiamo tutta l’intenzione di reagire se non c’è un cambio da questo punto di vista. Perché è chiaro che il tema non è che se le cose non vanno bene si fanno i licenziamenti. I licenziamenti sono una scelta, significa che le risorse non si mettono sul migliorare la produzione e migliorare la condizione del lavoro ma si mettono sui profitti astratti dal resto del Paese. Questa non è una ricetta innovativa”, conclude Francesca Re David, “ma di restaurazione e quindi non credo che noi potremmo accettare una ricetta di restaurazione che non fa bene né ai lavoratori né al Paese”.

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