sabato, 17 Aprile, 2021
Attualità

Rilancio post Covid: partiamo dalle competenze manageriali

L’Italia, si è sempre detto, può vantare grande imprenditorialità, ma scarsa managerialità.

I motivi? Un vasto tessuto di PMI a controllo e gestione familiare, scarsa propensione ad aprire il capitale a terzi, un sistema bancario più abituato a finanziare il patrimonio dell’imprenditore e dell’impresa che i business plan, una certa tendenza a prediligere la fiducia alla competenza, e così via…

Questi presupporti hanno prodotto un “ecosistema” fragile, che, investito dall’apertura dei mercati a dalla globalizzazione, con la crisi bancaria degli anni scorsi già aveva mostrato la corda e che ora con il Covid 19 è messo di fronte ad una situazione che si rivelerà esiziale per moltissime aziende. Situazione peraltro accentuata proprio dalla scarsa managerialità sia a livello di aziende che, spesso, a livello di banche.

Fatta questa premessa, un settore che si sta affermando in Italia e che potrebbe aiutare a superare, almeno parzialmente, questo problema è quello della managerialità flessibile in particolare quello del cosiddetto fractional executive, di cui ultimamente si parla moltissimo.

I vantaggi di questo modello – che consiste nell’affidamento della gestione di un’impresa o di una sua parte a manager altamente qualificati e motivati, in modalità part time, al fine di garantire continuità all’organizzazione, accrescendone le competenze manageriali esistenti e risolvendone al contempo alcuni momenti critici, sia negativi (tagli, riassestamento economico e finanziario) che positivi – e che all’estero ha un grandissimo successo, appaiono evidenti: apporta all’azienda competenze di grande qualità, è flessibile nei tempi e nelle modalità di intervento, è efficiente in termini di costi: tutte caratteristiche che lo rendono particolarmente adatto al nostro tessuto imprenditoriale fatto di piccole e medie aziende.

Lo sviluppo di questo settore aiuterebbe peraltro anche a contenere il problema dell’ampia disponibilità di manager qualificati sul mercato, disponibilità che sta aumentando in maniera esponenziale, complice il decentramento funzioni centrali da parte di molte multinazionali che sarà sempre più accentuato. L’affermarsi dello smart working, che con questa crisi Covid 19 sta peraltro diventando di dominio comune, potrebbe accelerare questo passaggio. 

Si stanno creando pertanto i presupposti di un rapido aumento dell’offerta di managerialità in una nuova modalità che abbiamo definito con il termine anglosassone fractional executive. Si tratterebbe a tutti gli effetti di una nuova categoria professionale, e di un nuovo lavoro, quello del “professionista della managerialità”, che nei prossimi anni potrebbe coinvolgere migliaia di manager, con benefici evidenti a livello sistemico perché questo nuovo lavoro da un lato potrebbe assorbire la disponibilità di competenze manageriali di qualità già attualmente presente, ma che si riverserà ancor più sul mercato nei prossimi anni, dall’altro potrebbe offrire un supporto qualificato e flessibile al nostro sistema produttivo per affrontare mercati sempre più competitivi e volatili, con un effetto benefico sulle aziende e quindi anche sulla occupazione in un circolo totalmente virtuoso.

Le crisi sono sempre foriere di novità e di nuove opportunità. Che dalle ceneri di un sistema basato spesso sull’imprenditore come “un uomo solo al comando”, anche all’aiuto di questa forma di managerialità, possa risorgere un modello più “moderno” e orientato al mercato dove a fianco dell’imprenditore ci sia un gruppo di manager specialisti che lo possano affiancare nell’affrontare mercati sempre più complessi e interrelati dove il fiuto e l’intuizione geniale non bastano più?

Io penso che sia possibile e che per questo motivo si debbano favorire, promuovere e far conoscere tutte queste forme di “nuova managerialità” che elevino in maniera rapida ed efficiente il tasso di competenze delle nostre aziende.

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