mercoledì, 8 Luglio, 2020
Politica

Da qui a settembre, che il piano sia forte

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Il piano di rilancio dell’economia italiana, sulla base del quale l’Europa dovrebbe accordarci aiuti e prestiti per circa 170 miliardi nell’ambito del New Generation EU, sarà pronto a settembre.

Il Governo ha adesso due mesi per studiare la gran mole di carte che ha ricevuto prima dalla Commissione Colao, poi dai numerosi soggetti consultati durante i dieci giorni dei cosiddetti Stati generali e dalle altre istituzioni interne e internazionali che hanno fornito a vario titolo consigli a Conte e ai suoi ministri.

Quello che sarà scritto nel Piano sarà determinante per il futuro del nostro Paese. Se ci saranno proposte concrete, credibili, coraggiose e realizzabili l’Italia potrà giocarsi bene la partita europea; se si tratterà di un generico libro dei sogni o, peggio, di un elenco di riformette che non aggrediscono i problemi strutturali, avremo sprecato l’ultima occasione per avere un forte sostegno dall’Europa e l’Italia precipiterà in una crisi profondissima.

Buon senso vorrebbe che Parlamento e Governo (e anche magistratura) questa estate facessero al massimo una settimana di ferie, a ridosso del ridicolo rituale ferragostano, e per il resto si mettessero sodo a lavorare.

Nei prossimi due mesi tutti i partiti dovrebbero avere il coraggio, e anche la dignità, di mettere tra parentesi egoismi, polemiche abituali, manovre e manovrine di piccolo cabotaggio e concentrarsi sulla stesura di questo Piano.

Le forze di opposizione hanno tutto il diritto, e anche il dovere, di essere partecipi di questa operazione cruciale per il futuro dell’Italia, E il Governo e i partiti di maggioranza dovrebbero fare di tutto per coinvolgere l’opposizione nella stesura del Piano. Quando più ampio sarà il consenso che questo Piano avrà in Parlamento tanto più forte sarà la voce dell’Italia in Europa e sui mercati.

Se davvero Berlusconi, Salvini e Meloni hanno a cuore la “nazione” dovrebbero non solo incalzare il Governo con le loro proposte ma chiedere anche di poter cooperare costruttivamente nella dettagliatura del Piano, anche quando esso non tiene conto della loro impostazione.

Meglio dare una mano a correggere errori che dire Si o No in blocco. Se davvero Conte e i partiti di maggioranza vogliono dimostrare lungimiranza devono evitare di chiudersi nel loro fortino e devono chiamare su ogni tema le opposizioni a concordare una posizione che sia ampiamente condivisa.

In tanti si stracceranno le vesti leggendo questi miei suggerimenti e obietteranno che non ci devono essere confusioni di ruolo tra chi governa e chi fa opposizione e che un Piano scritto con la più ampia condivisione possibile sarebbe un minestrone indigesto. Non è così.

L’Italia è chiamata ad uno sforzo corale nazionale nei prossimi mesi che saranno terribili. Affrontarli con spaccature, scontri continui e miopi calcoli elettoralistici non aiuterà il Paese a tirarsi fuori dalle sabbie mobili e proporrà ai partner europei e ai mercati l’immagine di un Paese irrecuperabile, privo dell’indispensabile senso di appartenenza ad un comune destino, condannato a dilaniarsi al suo interno e poco credibile. Sarà la nostra definitiva discesa agli inferi dell’impoverimento, dell’irrilevanza economica e della retrocessione da grande potenza ispiratrice di scelte coraggiose ad un ruolo di Italiettta di serie B guardata con commiserazione.

Il Piano che a settembre proporremo all’Europa non è un programma elettorale su cui si devono contendere i favori dell’elettorato. Fra due mesi i cittadini vorranno sentire che i loro rappresentanti, tutti, non sono interessati ai sondaggi sulle intenzioni di voto ma sono impegnati ad evitare che un terzo delle industrie e del commercio chiudano definitivamente i battenti lasciando sul lastrico milioni di famiglie.

Questa è l’ora di uno scatto di orgoglio nazionale da parte di tutti e di una visione comune lungimirante su ciò che saremo nei prossimi anni e sul futuro che prepareremo per i nostri figli. Se ogni partito penserà ai propri interessi di bottega, se lotte fratricide devasteranno la vita dei singoli partiti, se il Governo si chiuderà in una narcisistica contemplazione di sé stesso l’Italia precipiterà nel baratro. Tocca a Conte dare il segnale che in questi due mesi si scrive la strategia di ricostruzione nazionale e non il canovaccio di una messinscena teatrale ed evanescente. Se ci sono statisti e uomini di valore che escano fuori e salvino l’Italia. Adesso o mai più.

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