Confcommercio promuove l’impianto del cosiddetto “decreto Primo Maggio”, apprezzando in particolare la scelta di individuare nella contrattazione collettiva nazionale comparativamente più rappresentativa l’unico riferimento per la definizione del “salario giusto”. È quanto emerso durante l’audizione informale del vicepresidente confederale, Mauro Lusetti, davanti alla Commissione Lavoro pubblico e privato della Camera dei Deputati lo scorso 13 maggio.
Contratti di qualità
Secondo la Confederazione, la valorizzazione dei Ccnl “leader” rappresenta uno strumento essenziale per garantire contratti di qualità e contrastare il dumping contrattuale. Il concetto di “salario giusto”, inoltre, deve comprendere anche welfare e bilateralità, nel rispetto del principio di proporzionalità previsto dall’articolo 36 della Costituzione.
Controllo sulla rappresentanza
Accanto al giudizio positivo, Confcommercio ha però evidenziato alcuni nodi ancora aperti. In primo luogo, la misurazione della rappresentatività: senza criteri oggettivi condivisi dalle parti sociali nei diversi settori, il percorso rischia infatti di rimanere incompleto.
Imprese, oneri e risarcimenti
Sul fronte della certezza del diritto, la Confederazione chiede soluzioni equilibrate per i casi di disapplicazione giudiziale delle clausole dei Ccnl leader, così da evitare effetti retroattivi che potrebbero tradursi in pesanti oneri contributivi e risarcitori per le imprese che abbiano comunque adottato comportamenti corretti.
Assunzioni e sgravi
Tra le proposte avanzate anche una maggiore semplificazione burocratica: nelle circolari attuative, secondo Confcommercio, dovrebbe essere previsto l’obbligo per i datori di lavoro di indicare il codice alfanumerico unico del Ccnl – già potenziato dal Cnel – al momento della richiesta di sgravi contributivi all’Inps.
Bonus solo per contratti Ccnl
Per quanto riguarda gli incentivi all’occupazione previsti dal decreto, Lusetti ha inoltre sostenuto la scelta di riconoscere i bonus soltanto alle aziende che applicano i Ccnl leader, auspicando che questo criterio diventi strutturale per tutti i futuri sgravi alle assunzioni.
I nodi da sciogliere
Più articolata, invece, la posizione sulle nuove tutele per i rider. Pur accogliendo favorevolmente le misure introdotte, Confcommercio ha espresso riserve sulla presunzione di subordinazione prevista dal decreto, ritenuta non sempre coerente con le esigenze del lavoro digitale e delle imprese che operano in mercati evoluti, come quello del trasporto pubblico non di linea.
Assodelivery: legalità rafforzata
Giudizio complessivamente favorevole anche da parte di Assodelivery, l’associazione aderente a Confcommercio che rappresenta le principali piattaforme di delivery operative in Italia. Nel corso dell’audizione alla Camera, i rappresentanti dell’associazione hanno sottolineato che il Dl lavoro contiene “misure importanti volte a rafforzare trasparenza, legalità e tutele nel settore del lavoro tramite piattaforma”. In particolare, Assodelivery ha accolto positivamente il rafforzamento delle misure contro il caporalato digitale, l’introduzione di requisiti più stringenti per la verifica degli account e i nuovi obblighi di comunicazione finalizzati ad aumentare la trasparenza del settore.
Migliore coordinamento norme Ue
L’associazione ha però chiesto modifiche all’articolo 12 del decreto, relativo alla classificazione dei rapporti di lavoro nelle piattaforme digitali. Secondo Assodelivery, la priorità è garantire “certezza giuridica e coerenza con il quadro normativo europeo”, evitando automatismi che non terrebbero conto della varietà delle situazioni lavorative presenti nel settore.Da qui la richiesta di un migliore coordinamento della norma sia con la direttiva europea sul lavoro tramite piattaforma sia con la circolare n. 9 del Ministero del Lavoro del 18 aprile 2025, che aveva già fornito indicazioni interpretative sulla classificazione del lavoro dei rider.





