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Paramonov contro Roma: “Accuse infondate alla Russia”

L’Ambasciatore evoca gli “Alti colli romani” e apre al dialogo solo a fronte di un cambio di atteggiamento. Sul terreno di guerra Kiev centra un obiettivo strategico in Ciuvascia e il Cremlino promette contromisure
giovedì, 11 Giugno 2026
2 minuti di lettura

La Russia respinge le accuse che arrivano da Roma e rilancia la propria versione del conflitto. Durante il ricevimento a Villa Abamalek per la Festa nazionale russa, l’Ambasciatore a Roma Aleksej Paramonov ha contestato duramente le critiche rivolte a Mosca da quelli che ha definito “alcuni degli Alti colli romani”, formula interpretata come un riferimento indiretto al Quirinale. Secondo il diplomatico la Federazione Russa viene spesso indicata in Italia come causa delle principali crisi dell’attuale ordine internazionale, dall’Europa orientale al Medio Oriente fino all’Africa.

Una lettura che Paramonov ha respinto come falsa, sostenendo che i fatti dimostrerebbero il contrario. L’Ambasciatore ha quindi difeso l’operazione militare in Ucraina, descrivendola come la risposta di Mosca alla “guerra ibrida” condotta dall’Occidente contro la Russia e ai tentativi di limitarne lo sviluppo sovrano, colpirne gli interessi politici ed economici e spingerla ai margini della scena mondiale. Allo stesso tempo il diplomatico ha lasciato aperto uno spiraglio sul piano delle relazioni bilaterali, affermando che Mosca resta disponibile a un dialogo costruttivo con l’Italia purché venga abbandonato quello che ha definito un atteggiamento ostile nei confronti della Russia.

Guerra in profondità

Dunque, la guerra entra ancora più in profondità nel territorio russo. A Cheboksary, città della Ciuvascia distante circa mille chilometri dal confine ucraino, un impianto che rifornisce lʼindustria militare di Mosca è finito nel mirino dei missili ucraini FP-5 Flamingo. Per Kiev si tratta di uno dei colpi più significativi messi a segno lontano dalla linea del fronte e di una dimostrazione delle capacità raggiunte dall’industria bellica nazionale. A rivendicare lʼoperazione è stato Volodymyr Zelensky, secondo cui lʼobiettivo produce componenti destinati a droni e missili impiegati dalle forze russe. Il raid ha raggiunto unʼareaconsiderata finora relativamente lontana dalle conseguenze dirette del conflitto e rappresenta un nuovo segnale della crescente capacità ucraina di colpire infrastrutture strategiche all’interno della Federazione.

Le autorità locali hanno confermato lʼattacco. Il Governatore Oleg Nikolayev ha parlato di danni ancora in fase di valutazione e di verifiche sul numero delle eventuali vittime. Nelle stesse ore Kiev ha annunciato di aver preso di mira anche una raffineria nella regione di Samara e una petroliera russa nel Mar Nero. Da Samara è arrivata la notizia di tre feriti e di danni a strutture industriali.

Piano militare

La notte tra martedì e mercoledì è stata segnata anche da una massiccia offensiva di droni. Il ministero della Difesa russo sostiene che le forze ucraine abbiano lanciato 326 velivoli senza pilota contro diciannove regioni del Paese, compresa lʼarea di Mosca, la Crimea e il Mar Nero. Mosca afferma che tutti sono stati intercettati, ma in Crimea le conseguenze degli attacchi risultano evidenti. A Sebastopoli un drone ha colpito il museo dedicato alla Difesa del 1854-1855 durante la Guerra di Crimea. Secondo le autorità locali, un incendio ha quasi completamente distrutto lʼedificio. Lʼintensificazione delle operazioni militari coincide con una nuova fase di scontro politico tra la Russia e lʼOccidente. Lʼultimo pacchetto di sanzioni europee ha provocato una reazione immediata del Cremlino. La Portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha annunciato che Mosca risponderà con “misure efficaci e decise”, definendo illegittime le restrizioni adottate dall’Unione Europea.

La tensione diplomatica si estende ben oltre il dossier ucraino. Zakharova ha accusato lʼOccidente di aver esercitato pressioni senza precedenti sulle recenti elezioni parlamentari armene, mentre il Ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha attribuito ai Paesi occidentali la demolizione dellʼintero sistema di sicurezza europeo. Una lettura che conferma quanto il conflitto in Ucraina continui a influenzare i rapporti tra Mosca e le capitali europee ben oltre il terreno militare.

Incontro in vista?

In questo clima Lavrov ha rivelato che gli ambasciatori di Francia, Germania e Gran Bretagna hanno chiesto un incontro con il suo Viceministro. Mosca si dice pronta ad ascoltare eventuali proposte, ma non nasconde lo scetticismo sulla possibilità di novità sostanziali, soprattutto sul fronte della guerra. Ad alimentare ulteriormente lo scontro con Bruxelles contribuisce anche il nuovo pacchetto di sanzioni allo studio della Commissione europea. Tra i nomi che potrebbero essere inseriti nella lista figurano il Patriarca di Mosca Kirill e il Presidente della Federazione internazionale degli scacchi Arkady Dvorkovich.

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