Sette morti e 24 feriti a Zaporizhzhia, dove la Russia ha condotto uno dei più pesanti attacchi delle ultime settimane contro la città. Il governatore regionale Ivan Fedorov ha proclamato per oggi una giornata di lutto. Secondo il presidente Volodymyr Zelensky, Mosca avrebbe impiegato “missili balistici nordcoreani, Zircon e bombe aeree guidate” in un attacco “calcolato per infliggere il massimo danno”, soprattutto alle infrastrutture civili.
Il raid ha colpito anche gli impianti del colosso siderurgico Zaporizhstal, costretto a sospendere completamente le attività dopo danni alle infrastrutture energetiche, agli impianti per la produzione di coke e agli altiforni. La Russia sostiene invece di avere preso di mira infrastrutture dell’industria militare e centri logistici a Zaporizhzhia e Kiev. Nella notte sono state segnalate altre vittime nelle regioni di Dnipropetrovsk e Donetsk. A Kiev, colpita da missili balistici, sono divampati incendi in strutture logistiche. Mosca afferma di avere distrutto nella capitale un deposito con fino a 15mila droni d’attacco e componenti per sistemi senza pilota, una ricostruzione non verificabile in modo indipendente.
Mosca aumenta armamenti
Zelensky ha accusato la Russia di prepararsi “all’escalation, non alla pace”, indicando l’aumento della produzione militare, l’arrivo di equipaggiamenti nordcoreani e i preparativi per nuovi contingenti di Pyongyang. Secondo il vicecapo dell’intelligence militare ucraina Vadym Skibitsky, Mosca punta a produrre in agosto circa 11mila droni da combattimento, concentrandosi sui nuovi Geran-4 e Geran-5 a reazione. A luglio, secondo Kiev, la Russia ha lanciato 153 missili da crociera Kh-101, Kalibr e Kh-32 e 198 missili balistici e ipersonici, tra Iskander-M, sistemi S-400 e Zircon: per questa seconda categoria il dato mensile più alto dall’inizio dell’anno. La vulnerabilità principale resta la scarsità di intercettori Patriot.
Secondo Politico, i Paesi europei stanno cercando centinaia di PAC-2 e PAC-3 da trasferire a Kiev, ma le riserve sono ormai vicine al limite. A luglio, secondo dati ucraini, soltanto 29 dei 195 missili balistici russi lanciati sarebbero stati intercettati. “Stiamo letteralmente combattendo per ogni missile”, ha ammesso il ministro degli Esteri Andrii Sybiha. Zelensky sostiene di avere raggiunto con Donald Trump un accordo sulla concessione delle licenze per produrre sistemi Patriot in Ucraina, ma la Casa Bianca non lo ha confermato. Lo stesso Trump aveva in precedenza precisato che Washington ne stava ancora discutendo.
Kiev colpisce raffinerie e logistica
L’Ucraina continua parallelamente la campagna contro l’apparato energetico e logistico russo. Le forze di Kiev hanno rivendicato un attacco alla raffineria Orsknefteorgsintez, nella regione di Orenburg, impianto con una capacità di circa sei milioni di tonnellate di greggio l’anno. È stato segnalato un incendio, mentre l’entità dei danni resta da accertare.
Lo Stato maggiore ucraino ha inoltre rivendicato danni al complesso petrolchimico Tobolsk-Neftekhim, nella regione di Tyumen, a circa duemila chilometri dal confine. Secondo Kiev, l’impianto produce anche componenti utilizzabili per carburanti missilistici, aviazione e droni. Nella regione russa di Voronezh, intanto, un attacco con droni ha provocato un morto e due feriti. I detriti degli apparecchi abbattuti hanno innescato vasti incendi in due magazzini della società di e-commerce Wildberries, per complessivi 36mila metri quadrati.
Lipsia, accuse su Mosca
Si allarga infine il fronte della guerra ibrida in Europa. Secondo Wall Street Journal e Cnn, l’intelligence americana ritiene probabile il coinvolgimento russo nel drone carico di esplosivo trovato la scorsa settimana all’aeroporto di Lipsia, vicino a un cargo ucraino. Berlino non ha formalmente attribuito l’episodio a Mosca, ma il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt ha parlato di uno “scenario professionale di minaccia ibrida”. La Russia respinge le accuse. Sul fronte interno, la Corte suprema russa ha escluso dalle elezioni parlamentari di settembre Yabloko, l’unico partito registrato apertamente contrario alla guerra. Il leader Nikolai Rybakov ha annunciato ricorso. Per la Commissione europea, la decisione dimostra che “il Cremlino ha paura” e vuole eliminare le voci dissenzienti.





