Stati Uniti e Iran sarebbero più vicini a “una sorta di accordo”. A sostenerlo è il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif, secondo il quale “i segnali degli ultimi due o tre giorni indicano che siamo vicini a una sorta di accordo” e la situazione starebbe tornando a evolversi “a favore di un accordo di pace o di una intesa”. Islamabad continua a esercitare un ruolo di mediazione. Il ministro dell’Interno Mohsin Reza Naqvi è arrivato a Teheran per nuovi colloqui con le autorità iraniane, dopo precedenti missioni nelle quali aveva incontrato il presidente Masoud Pezeshkian e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi.
L’ambasciatore pachistano in Iran ha ribadito che “la diplomazia non è ancora fallita”. Segnali positivi arrivano anche dal Golfo: il Qatar ha riferito che i negoziati tra Oman e Iran sul futuro del traffico nello Stretto di Hormuz sono “in fase avanzata”. Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, dopo un colloquio con Araghchi, ha chiesto a Teheran di impegnarsi “in modo costruttivo” nei negoziati con Stati Uniti e Paesi della regione e ha sollecitato la riapertura di Hormuz “senza condizioni”, con navigazione libera e sicura per tutti.
Mercati e traffico navale
Le aperture diplomatiche hanno avuto effetto immediato sui mercati. Il Brent, dopo essere salito fino a 90 dollari al barile, è sceso a 87,3 dollari, mentre il Wti ha ripiegato a 81,91. Il gas naturale al Ttf di Amsterdam è sceso sotto i 59 euro al megawattora, dopo aver superato quota 63 in mattinata. Resta però quasi paralizzato il traffico a Hormuz. Secondo i dati Kpler, lunedì hanno attraversato lo Stretto appena sei navi, contro una media di circa 11 negli ultimi dieci giorni e le 130-140 del periodo precedente alla guerra. Nel Golfo di Oman l’Ukmto britannico ha inoltre segnalato un incidente tra una petroliera e forze militari. Secondo il Wall Street Journal, un elicottero americano ha sparato contro il timone di una nave battente bandiera panamense che avrebbe tentato di forzare il blocco Usa dei porti iraniani ignorando gli avvertimenti. Non risultano vittime.
Trump e le minacce iraniane
Sul piano politico, i toni restano duri. Araghchi ha sostenuto che Donald Trump, dopo aver chiesto all’inizio della guerra la “resa incondizionata” dell’Iran, venti giorni dopo “implorava di negoziare”. Il presidente americano ha rilanciato invece sul tema dei risarcimenti. Dopo le richieste iraniane per i danni subiti durante il conflitto, Trump ha annunciato di voler chiedere a sua volta compensazioni a Teheran per le vittime e i danni attribuiti alla Repubblica islamica e ai suoi alleati, precisando di aver ordinato ai suoi negoziatori di inserire il tema nei futuri colloqui.
Le Guardie rivoluzionarie hanno replicato minacciando infrastrutture energetiche, reti elettriche e sistemi logistici degli avversari e ribadendo la possibilità di usare “i punti critici per il transito energetico” controllati dall’Iran nello Stretto di Hormuz. La Guida suprema Mojtaba Khamenei ha chiesto alle Forze armate di rafforzare deterrenza e capacità di condurre anche “operazioni offensive”.
Tensione regionale
Nel Mar Rosso, intanto, un attacco attribuito agli Houthi ha provocato quattro morti nello stretto di Bab el-Mandeb. Il governo yemenita riconosciuto internazionalmente ha riferito che tre missili balistici hanno colpito una nave mercantile, uccidendo tre cittadini pakistani e un indonesiano. Un ulteriore missile sarebbe stato lanciato contro le squadre di soccorso, ferendo un soccorritore yemenita. L’episodio accentua i rischi per la navigazione commerciale su un’altra delle principali rotte energetiche mondiali, già sotto pressione per la crisi di Hormuz.
Parallelamente in Iraq, il comandante della Forza Quds iraniana Ismail Qa’ani ha incontrato esponenti delle milizie e dei partiti filo-iraniani mentre Baghdad tenta di arrivare al disarmo delle formazioni armate legate a Teheran. Nelle stesse ore alcuni razzi hanno colpito un campo dell’opposizione curda iraniana a nord-est di Erbil: fonti della sicurezza citate da Reuters attribuiscono l’attacco all’Iran. Non risultano vittime. Resta aperto anche il fronte libanese. A Nabatieh un drone israeliano ha colpito un veicolo e, secondo l’agenzia libanese Nna, un secondo attacco ha centrato un’ambulanza impegnata nel soccorso del ferito. Israele non ha commentato l’episodio. Gli Emirati Arabi Uniti hanno intanto invitato a uscire dalla situazione regionale di “né guerra né pace”. Per il consigliere diplomatico Anwar Gargash, la prossima fase deve poggiare su “convivenza pacifica, rispetto della sovranità e logica della pace”, con regole chiare e condivise.





