La CNA esprime forte preoccupazione per la revisione del decreto legislativo 231 del 2001, approvata nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri. Secondo l’associazione, la riforma rischia di attenuare le responsabilità dei grandi gruppi e delle imprese capofila nelle filiere produttive, condizionando anche il percorso di confronto istituzionale già avviato con le associazioni datoriali e i sindacati, a partire dal settore della moda.
Il nuovo impianto, fa va presente la confederazione , prevede infatti che l’adozione di modelli organizzativi e gestionali interaziendali, sulla base di future linee guida, possa incidere sulle responsabilità e sugli obblighi di controllo delle imprese capofila rispetto agli illeciti commessi lungo la catena delle forniture.
Rischio squilibri delle responsabilità
Per la CNA è indispensabile evitare che la riforma determini uno squilibrio nel sistema delle responsabilità, con il rischio di trasferire oneri e conseguenze sugli anelli più deboli delle filiere.
Il settore moda il più esposto
Una preoccupazione particolarmente rilevante per il comparto della moda, dove da mesi organizzazioni imprenditoriali e sindacali stanno lavorando insieme al Ministero delle Imprese e del Made in Italy alla definizione di un sistema di certificazione in grado di garantire tracciabilità, legalità e trasparenza lungo l’intera catena produttiva.
Imprese strette tra più necessità
Le piccole imprese, sottolinea la CNA, sono già strette tra due fenomeni che ne mettono a rischio la sostenibilità economica. Da una parte ci sono rapporti contrattuali squilibrati e condizioni imposte dai grandi committenti che comprimono eccessivamente i margini delle lavorazioni. Dall’altra, la concorrenza sleale di imprese che ricorrono al lavoro irregolare, all’evasione contributiva e fiscale e alla violazione delle norme sulla sicurezza, riuscendo così a praticare prezzi impossibili da sostenere per chi opera nel rispetto delle regole.
Il peso sui piccoli
“Non si può contrastare l’illegalità nelle filiere deresponsabilizzando chi dispone del maggiore potere economico e contrattuale”, sottolinea la CNA. “La tutela del Made in Italy richiede responsabilità chiare lungo tutta la catena e condizioni economiche che consentano alle imprese sane di lavorare nella legalità”.
Aprire un confronto con il governo
Da qui la richiesta al Governo di garantire un confronto con le rappresentanze delle imprese durante l’iter parlamentare della riforma e di coordinare le nuove disposizioni con il lavoro già avviato sulla certificazione delle filiere. L’obiettivo, secondo la CNA, deve essere quello di rafforzare legalità, trasparenza e corresponsabilità lungo le catene produttive, evitando invece che le piccole imprese diventino l’anello sul quale scaricare gli squilibri e le criticità generate dalle grandi catene di committenza.





