Giorgia Meloni non interpreta le parole di Sergio Mattarella sulla scuola come una presa di posizione contro l’iniziativa del Governo e difende la misura sulla distribuzione degli alunni stranieri nelle classi. Ospite di ‘Cinque Minuti’ su Rai1, il Presidente del Consiglio affronta anche i conti pubblici, l’ipotesi di abolizione del bollo auto e il passaggio parlamentare sulla legge elettorale. Sul tema della scuola Meloni respinge l’interpretazione secondo la quale le parole del presidente della Repubblica avrebbero avuto come obiettivo la linea dell’esecutivo: «Non credo che il Presidente della Repubblica abbia paura delle classi ghetto. Io ho letto questa interpretazione prevalente, per la quale le parole di ieri del Presidente della Repubblica erano delle parole per contestare l’iniziativa del governo, ma personalmente non la leggo così».
Il Presidente del Consiglio richiama quindi il passaggio di Mattarella sulla necessità che la scuola superi i ghetti e non ne crei. Secondo Meloni, il problema si presenta quando un bambino straniero che non conosce l’italiano entra in una classe nella quale la maggioranza degli studenti non parla la lingua italiana: «Questo è il ghetto», sostiene.
“Classi più equilibrate per superare l’incomunicabilità”
Il Premier collega la distribuzione degli studenti stranieri alla necessità di favorire classi più equilibrate. Una scelta che, nella sua lettura, tutela sia gli alunni stranieri sia quelli italiani: «Il Presidente della Repubblica parla di superare l’incomunicabilità, e la base per superare l’incomunicabilità è la lingua», osserva Meloni. La proposta del Governo riguarda, precisa, «una migliore distribuzione dei ragazzi stranieri che non parlano la nostra lingua».
Il Premier cita inoltre quanto riportato da diversi quotidiani sulle circolari firmate da Mattarella quando era ministro dell’Istruzione, che invitavano a non concentrare gli studenti stranieri nella stessa classe. Da qui la conclusione: «È una misura di buon senso e quindi mi pare che sia giusto portarla avanti».
Conti pubblici
Nel corso dell’intervista Meloni passa poi ai conti pubblici. Il deficit, ricorda, è sceso dall’8,1% al 3,08%. Un risultato sotto il 3% avrebbe consentito all’Italia di anticipare l’uscita dalla procedura di infrazione, ma il dato non ha raggiunto quella soglia: «Seguiremo la tabella di marcia».
Meloni richiama anche la revisione della crescita italiana del 2024, passata dallo 0,7% all’1,1%: «È accaduto tutti gli anni che dopo un tot siano state riviste al rialzo le stime della crescita», osserva. Poi aggiunge: «Non so se l’Istat sottostimi gli italiani o il Governo, ma sta accadendo sempre e mi dispiacerebbe molto se accadesse anche tra due anni e noi finissimo per scoprire che eravamo sotto il 3%».
Bollo auto
Altro capitolo riguarda l’abolizione del bollo auto. Meloni quantifica la misura in 2,4 miliardi e replica alle critiche arrivate da alcuni presidenti di Regione: «Le Regioni sanno benissimo che la misura che costa 2,4 miliardi non viene pagata da loro: le Regioni vengono rinforzate dallo Stato per le risorse che non raccolgono con il bollo auto». Il Premier definisce «strumentali» le contestazioni provenienti in particolare da presidenti appartenenti ai partiti di opposizione e respinge anche le accuse relative al finanziamento della campagna elettorale. Nel confronto cita i 200 miliardi di euro di bonus edilizi.
Sul versante sanitario esclude tagli alle risorse regionali. I presidenti contrari alla misura, sostiene, potrebbero scegliere di non aderire, rinunciare al contributo dello Stato e mantenere il bollo: «Ma spero che non lo faranno».
Legge elettorale
Infine la legge elettorale. Meloni torna sull’emendamento relativo alle preferenze alla Camera e ricorda che, dopo la bocciatura con voto segreto, era stata messa in discussione la tenuta della maggioranza. Ora, sottolinea, «le preferenze sono nella norma» e questo rappresenta, nelle sue parole, «una grande vittoria degli italiani». Il prossimo passaggio alla Camera avrà però anche un significato politico. «Chiaramente nel momento in cui si torna alla Camera va fatta chiarezza. Se non c’è la fiducia penso che ne dovremo prendere atto».





