Le parole sono arrivate direttamente da Amatrice, una città che sa cosa significa ricostruire. E Sergio Mattarella ha scelto proprio la scuola per parlare di ciò che tiene insieme una comunità: conoscenza, rispetto, fiducia. Ma anche integrazione, in giorni in cui il tema degli studenti stranieri è tornato al centro dello scontro politico. «La scuola prepara tutti», ha detto il Presidente della Repubblica inaugurando l’anno scolastico 2026-2027 all’Istituto omnicomprensivo ‘Sergio Marchionne’. Poi il richiamo alla Costituzione: «È aperta a tutti». E da lì parte un ragionamento che è sembrato parlare anche al dibattito delle ultime ore: la scuola deve «stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere». Deve unire, non lacerare. Produrre coesione sociale.
Due giorni fa Giorgia Meloni aveva rilanciato l’idea di un tetto massimo agli alunni stranieri nelle classi, sostenendo la necessità di evitare situazioni nelle quali i bambini italiani diventino una minoranza. Una proposta che ha riaperto una discussione mai davvero chiusa, anche perché una soglia del 30 per cento è già indicata, con margini di flessibilità, da una circolare del 2010.
Integrazione
Mattarella non è entrato nella polemica politica e non ha citato il Governo. Il suo discorso ha preso un’altra strada: ha ricordato che la scuola è «la leva più efficace di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia figli di emigrati». Il punto, nelle sue parole, non è soltanto stare nella stessa aula, ma costruire una comunità nella quale nessuno resti ai margini. Sul tema è intervenuto anche Giuseppe Valditara. Per il Ministro dell’Istruzione l’integrazione non può ridursi a una formula. Servono strumenti reali, a cominciare dalla lingua italiana: «Senza la conoscenza della nostra lingua non c’è vera integrazione, non c’è successo scolastico e non c’è un futuro all’interno della nostra società», è la linea ribadita dal Ministro, che ad Amatrice ha legato il tema anche alla cultura del rispetto.
Il Cardinale Matteo Zuppi ha declinato invece il tutto in un altro modo e ha colto l’occasione per chiedere scuole capaci di diventare comunità nelle quali «nessuno si senta escluso». In un tempo dominato da connessioni, algoritmi e risposte immediate, il Presidente della Cei ha richiamato il valore dello sguardo di un insegnante, quello che «incoraggia, corregge, comprende e accompagna». Nessuna macchina, ha aggiunto, può sostituirlo.
Tecnologia e libertà
Mattarella ha insistito proprio sul rapporto tra tecnologia e libertà. L’Intelligenza Artificiale e i social offrono opportunità fino a pochi anni fa impensabili, ma portano con sé anche rischi: manipolazione, omologazione, impoverimento della creatività. Per questo la scuola deve insegnare ai ragazzi a usare i propri strumenti «per pensare in proprio» e non per consegnare ad altri il compito di farlo al loro posto. È uno dei passaggi più netti di un discorso che è tornato continuamente alla responsabilità degli adulti.
Il Capo dello Stato ha denunciato le violenze contro gli insegnanti e ha puntato il dito soprattutto quando a compierle sono i genitori. In quei casi, ha ammonito, c’è un «tradimento del loro compito educativo». Perché la scuola, da sola, non basta. Ha bisogno di un’alleanza con le famiglie e di istituzioni che non lascino soli i docenti nei contesti più difficili.
Poi il bullismo, le umiliazioni contro chi è più fragile, le sopraffazioni ai danni delle ragazze. Forme diverse della stessa incapacità di riconoscere nell’altro una persona. La risposta, per Mattarella, non può essere soltanto un codice di comportamento: occorre costruire «un’etica condivisa». È su questo terreno che la questione degli studenti stranieri esce dal recinto dei numeri.
Reazioni alla Meloni
Nella maggioranza Ignazio La Russa ha difeso la linea indicata da Meloni e ha spiegato che l’obiettivo è tutelare sia gli studenti italiani sia i ragazzi di origine straniera già inseriti e capaci di parlare italiano. La Lega, con Riccardo Molinari, ha rivendicato invece di avere avanzato da tempo una proposta nella stessa direzione.
Le opposizioni hanno invece contestato l’impostazione. Barbara Floridia del M5S ha ricordato che una circolare sul limite degli alunni stranieri esiste già e ha sollevato il problema concreto di cosa accadrebbe ai bambini esclusi da una classe una volta raggiunto il tetto. Francesco Boccia del Pd ha chiesto più docenti e più sezioni nelle zone dove la presenza di alunni stranieri è concentrata. Maria Elena Boschi, di Italia viva, ha osservato che in alcuni territori proprio quegli studenti consentono alle classi di raggiungere il numero minimo necessario per essere formate.





