Un’operazione diplomatica rimasta segreta per mesi sta per giungere a una svolta: secondo fonti israeliane e statunitensi, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) rimuoverà a breve il materiale nucleare stoccato in un sito clandestino in Siria, noto come “Sito 99”, dopo un’intesa raggiunta dall’amministrazione Trump con Israele e il nuovo governo siriano. L’accordo è considerato cruciale per evitare un’escalation che avrebbe potuto coinvolgere Israele, Siria e persino la Turchia, dato il carattere sensibile del sito. Funzionari statunitensi sostengono che l’episodio dimostri l’efficacia dell’approccio diplomatico del Presidente Trump verso la Siria, con cui Washington ha instaurato rapporti “profiqui” dopo la caduta del regime di Assad.
Il materiale custodito nel sito includeva yellowcake, una polvere di uranio che può essere ulteriormente lavorata nel ciclo del combustibile nucleare. Non si tratta di materiale utilizzabile per un’arma atomica, ma sufficiente per una “bomba sporca”, un ordigno convenzionale che disperde radioattività. Secondo fonti israeliane, il regime di Assad aveva trasferito nel Sito 99 residui e avanzi del progetto del reattore clandestino di Al‑Kibar, bombardato da Israele nel 2007. Dopo la caduta di Assad, l’AIEA ha ottenuto accesso ai siti nucleari siriani, ma il Sito 99 è rimasto un punto critico. Israele ha monitorato l’area per due anni e, secondo fonti, aveva persino minacciato di bombardarla nuovamente se il materiale non fosse stato rimosso.
Gli Stati Uniti, pur condividendo le preoccupazioni, hanno lavorato per evitare un attacco e hanno coinvolto l’AIEA per trovare una soluzione diplomatica. Il materiale non è ancora stato rimosso, ma i funzionari statunitensi affermano che il processo è in corso e dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno. “Pensiamo che tutti siano soddisfatti del risultato”, ha dichiarato un funzionario USA. “L’importante è che il materiale venga messo in sicurezza”.





