Un nuovo episodio di violenza ha scosso la Cisgiordania occupata mercoledì, quando Neria Leiter, figlio dell’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter, è rimasto gravemente ferito in un attacco con auto nei pressi del checkpoint di Beit Horon.
Secondo le autorità israeliane, un uomo palestinese ha investito il militare riservista con la propria vettura, prima di essere ucciso dalle forze di sicurezza mentre tentava la fuga. L’aggressore è stato identificato dal ministero della Sanità palestinese come Mahmoud Suleiman. Leiter, che serve come riservista nell’esercito israeliano, è stato trasportato d’urgenza a Gerusalemme, dove i medici hanno descritto le sue condizioni come critiche.
Il padre, in un messaggio sui social, ha scritto che il figlio “ha bisogno di un miracolo”. La famiglia Leiter è già segnata dal dolore: il fratello maggiore, Moshe Yedidya Leiter, era stato ucciso a Gaza pochi giorni dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, evento che ha innescato la guerra tuttora in corso. Il premier Benjamin Netanyahu e il presidente Isaac Herzog hanno espresso pubblicamente i loro auguri di pronta guarigione, definendo Neria “in lotta per la vita”.
L’episodio arriva in un momento di crescenti tensioni: solo pochi giorni prima, un altro israeliano era stato ucciso in un attacco armato in Cisgiordania, dove la violenza è aumentata drammaticamente dall’inizio del conflitto a Gaza. In primavera, l’ambasciatore Leiter era stato protagonista dei primi colloqui diplomatici diretti tra Israele e Libano a Washington dopo decenni di silenzio.
In quell’occasione, insieme al segretario di Stato Marco Rubio e all’ambasciatore libanese, aveva annunciato un accordo quadro considerato un primo passo verso la pace, dopo mesi di scontri tra Israele e Hezbollah. Una vicenda che intreccia dramma personale e tensione geopolitica, simbolo di quanto la guerra continui a colpire anche chi lavora per la diplomazia.





