Parità di genere, la promessa incompiuta del Pnrr

Oltre 98 miliardi di euro del PNRR sono collegati, direttamente o indirettamente, alla riduzione delle disuguaglianze di genere, una delle priorità del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Eppure, tra ritardi, deroghe e obiettivi ancora lontani, molte delle misure previste faticano a tradursi in risultati concreti nel lavoro e nei servizi
Leggi l'articolo

Quando il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza fu presentato la parità di genere venne indicata come una delle sue grandi priorità. Insieme ai giovani e alla riduzione dei divari territoriali avrebbe dovuto rappresentare una bussola per orientare investimenti e riforme. A pochi mesi dalla conclusione del programma, però, il bilancio appare più sfumato del previsto. È quanto emerge da un’analisi pubblicata da Openpolis, nell’ambito del progetto OpenPNRR, che ha esaminato le misure del Piano riconducibili, direttamente o indirettamente, alla riduzione delle disuguaglianze tra uomini e donne.

Secondo i dati raccolti da Openpolis sono 56 le misure del PNRR associate all’obiettivo della parità di genere, per un valore complessivo superiore ai 98 miliardi di euro. Molti degli interventi dedicati a questo sono facilmente riconoscibili, come il potenziamento degli asili nido, l’estensione del tempo pieno scolastico, il sostegno alle discipline STEM per le ragazze, tutte misure che puntano a favorire l’occupazione femminile e una migliore conciliazione tra vita lavorativa e familiare. Altri hanno, invece, un legame meno immediato, come quelli destinati alla banda larga, ai trasporti ferroviari o al turismo, considerati strumenti in grado di favorire indirettamente la partecipazione delle donne all’economia e ai servizi. Eppure, nel dibattito pubblico il tema è progressivamente scomparso, oscurato dall’urgenza di spendere le risorse europee e rispettare le scadenze fissate da Bruxelles.

Le clausole per le assunzioni femminili rimaste sulla carta

Il fatto più grave è che uno degli strumenti più innovativi introdotti dal PNRR riguardava il mercato del lavoro. Le imprese vincitrici di appalti finanziati dal Piano avrebbero dovuto riservare almeno il 30% delle nuove assunzioni a donne e giovani sotto i 36 anni. Una clausola pensata per trasformare gli investimenti pubblici in un’occasione di inclusione sociale e occupazionale. La realtà, però, è stata diversa. I dati dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, richiamati nell’analisi di Openpolis, mostrano che questa quota è stata applicata soltanto in una parte delle procedure. In oltre la metà dei bandi PNRR la clausola non compare affatto. A rendere possibile questa situazione sono state soprattutto le numerose deroghe previste dalla normativa, spesso giustificate dal valore ridotto dei contratti o da altre motivazioni non sempre dettagliate.

Nella propria attività di vigilanza, l’Anac ha inoltre segnalato casi di mancato rispetto degli obblighi contrattuali, ricordando che tali disposizioni non erano facoltative, ma rappresentavano una componente essenziale del Piano. Un richiamo che evidenzia come l’obiettivo della parità di genere sia stato talvolta sacrificato di fronte all’esigenza di accelerare la realizzazione degli interventi.

L’imprenditoria femminile cresce, ma la spesa resta indietro

Accanto alle criticità emergono comunque alcune esperienze positive. Tra queste figura il sostegno all’imprenditoria femminile, finanziato con oltre 400 milioni di euro. L’obiettivo era favorire la nascita e il consolidamento di aziende guidate da donne attraverso contributi economici, percorsi di accompagnamento e attività di mentoring.

Le richieste hanno superato le aspettative, tant’è che le domande presentate sono state oltre 13mila e gli obiettivi intermedi concordati con l’Unione europea sono stati raggiunti in anticipo. Rimangono tuttavia interrogativi sulla capacità di trasformare questi risultati in un impatto strutturale, anche perché a fine 2025 risultava spesa una quota ancora limitata delle risorse disponibili.

Le aziende scoprono il valore della certificazione

Un altro elemento positivo riguarda la certificazione della parità di genere nelle imprese. Il sistema premia le aziende che riducono i divari salariali, favoriscono la crescita professionale delle donne e adottano politiche efficaci di conciliazione tra lavoro e vita privata. Secondo quanto riportato da Openpolis il numero delle certificazioni rilasciate ha ampiamente superato gli obiettivi inizialmente previsti, segnalando una crescente attenzione del tessuto produttivo verso questi temi.

Le Case della comunità e il sostegno alle donne più fragili

C’è infine un aspetto meno noto, ma particolarmente significativo: il ruolo delle Case della comunità. Finanziate dal PNRR per rafforzare la sanità territoriale, queste strutture possono ospitare consultori e servizi di sostegno per donne e minori vittime di violenza. In molte aree del Paese rappresentano un presidio essenziale, soprattutto dove i servizi sociosanitari risultano più fragili. Anche in questo caso, però, non mancano le difficoltà. L’aumento dei costi e i ritardi accumulati nella fase attuativa hanno portato a una riduzione del numero delle strutture previste rispetto agli obiettivi iniziali. Molti cantieri sono stati avviati, ma le sedi effettivamente concluse restano ancora limitate rispetto alle aspettative.

La sfida oltre le scadenze europee

A pochi mesi dalla conclusione del Piano il quadro che emerge è, dunque, fatto di luci e ombre. Come evidenzia l’analisi, il PNRR ha introdotto strumenti e risorse senza precedenti per promuovere l’occupazione femminile, sostenere l’imprenditoria delle donne e migliorare l’accesso ai servizi. Tuttavia, la distanza tra gli obiettivi dichiarati e la loro concreta realizzazione appare ancora significativa. La vera sfida, forse, non è soltanto spendere i fondi europei entro le scadenze previste, ma verificare se questi investimenti riusciranno davvero a lasciare un’eredità duratura nella riduzione delle disuguaglianze di genere e nella costruzione di una società più inclusiva.

Fonte: elaborazione giornalistica basata sul rapporto “Le misure del PNRR per la parità di genere”, pubblicato da Openpolis nell’ambito del progetto OpenPNRR il 25 maggio 2026, con dati provenienti da OpenPNRR, Anac, Agenas e Italia Domani.

Leggi anche:

Cristina Calzecchi Onesti

Cristina Calzecchi Onesti

Giornalista ed esperta di comunicazione aziendale. Dopo esperienze in tutta la comunicazione, dagli uffici stampa alle Relazioni esterne, ai Rapporti istituzionali, per quasi dieci è stata assistente parlamentare, portavoce e spin doctor alla Camera e al Senato. Da sempre si occupa di politica, sociale, diritti civili e ambiente.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti

Energia e Superbonus. Granelli (Confartigianato): “Priorità al taglio delle bollette e Bonus edilizia”

“Ridurre i costi dell’energia e l’impatto dell’inflazione e risolvere il…

“Una vita come tante”, il libro che continua a vendere milioni di copie

Dieci anni fa usciva il romanzo che ha scosso il…