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IA, via libera ai decreti attuativi: “L’Italia prima in Europa con una disciplina organica”

Mantovano: “Al centro c’è la persona, non la macchina”. Previsti paletti per l’uso da parte delle forze di polizia, tutele sulla privacy e un nuovo reato per chi compromette la sicurezza dei sistemi
giovedì, 11 Giugno 2026
1 minuto di lettura

Il Consiglio dei ministri ha approvato due decreti legislativi che adeguano l’ordinamento italiano ai regolamenti europei sull’intelligenza artificiale. Ad annunciarlo è stato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, secondo cui l’Italia è “la prima nazione a dotarsi di una disciplina normativa nazionale organica in materia di IA”, grazie ai nuovi provvedimenti e alla legge 132 approvata lo scorso anno.

Ruoli e responsabilità

I decreti disciplinano i poteri delle autorità nazionali competenti, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella formazione, le applicazioni per l’attività di polizia e i profili di responsabilità civile e penale. “Questi decreti assicurano l’attuazione del regolamento europeo nell’ordinamento nazionale”, ha spiegato Mantovano, sottolineando l’impostazione “antropocentrica” dell’intervento normativo: “Al centro non c’è la macchina ma la persona”.

Sicurezza, strumento di prevenzione

Sul fronte della sicurezza, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha assicurato che l’IA sarà uno strumento di supporto alle attività di prevenzione e contrasto dei reati, ma senza automatismi decisionali. “Ogni utilizzo dovrà essere sottoposto a revisione e sorveglianza umana qualificata”, ha affermato, escludendo “qualsiasi forma di sorveglianza di massa o di Grande Fratello generalizzato” e ribadendo il divieto di utilizzo di grandi banche dati biometriche.

Evoluzione tecnologica e reati

Tra le novità figura anche l’introduzione di una nuova fattispecie di reato. Come spiegato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, sarà punito chi progetta, altera o omette misure di sicurezza nei sistemi di intelligenza artificiale quando da tali condotte derivi un concreto pericolo per la vita delle persone o per la sicurezza dello Stato. Una misura che, ha precisato il Guardasigilli, non risponde a una logica di “panpenalismo”, ma mira a colmare i vuoti di tutela determinati dall’evoluzione tecnologica. Per quanto riguarda le attività di rilievo biometrico, Nordio ha ricordato che potranno essere autorizzate solo sotto il controllo dell’autorità giudiziaria, con richiesta del pubblico ministero al giudice per le indagini preliminari, salvo i casi di urgenza previsti dalla legge.

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