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Meloni a Confcommercio: “Regole e fiducia, così lʼItalia ha smentito i pronostici. No alla patrimoniale”

All'assemblea di Confcommercio il Premier difende l'azione del governo e il sostegno alle imprese. Mattarella: “Le sfide del futuro impongono coesione sociale e confronto tra le parti”
giovedì, 11 Giugno 2026
3 minuti di lettura

Questa non è la Repubblica delle banane”. Una Giorgia Meloni di certo agguerrita quella che si è presentata ieri mattina allʼAssemblea generale di Confcommercio per un intervento grazie al quale ha fatto in qualche modo il punto dei suoi primi quattro anni a Palazzo Chigi e per rivendicare il percorso intrapreso dal Governo sul fronte delle regole e della competitività. E dunque davanti alla platea della Confederazione guidata da Carlo Sangalli il Presidente del Consiglio ha tracciato il bilancio di quasi quattro anni di legislatura e ha provato a rilanciare una visione dellʼItalia che, nonostante le turbolenze internazionali, sarebbe riuscita a rafforzare la propria posizione economica.

Lʼappuntamento ha assunto un significato particolare anche per la coincidenza tra gli ottantʼanni di vita di Confcommercio e gli ottantʼanni della Repubblica. Un passaggio che è stato sottolineato nel messaggio inviato da Sergio Mattarella che ha colto l’occasione per richiamare il ruolo delle organizzazioni sociali ed economiche nella crescita del Paese e la necessità di rafforzare il dialogo tra istituzioni, imprese e lavoratori per affrontare le sfide che attendono lʼItalia.

Il peso della Confederazione

Nel corso del suo intervento il Premier ha scelto innanzitutto di riconoscere il peso della Confederazione nel tessuto economico nazionale: “Sono dieci anni che un presidente del Consiglio non partecipa a unʼassemblea di Confcommercio”, ha detto come prima cosa per poi aggiungere di essere presente anche per ringraziare lʼassociazione per la collaborazione assicurata nei tavoli di confronto con lʼesecutivo. Un rapporto che il Primo Ministro ha descritto come essenziale per comprendere le esigenze di un settore che rappresenta una quota decisiva dellʼeconomiaitaliana. Da qui il tributo a quella che ha definito una “forza di popolo”, nata dal basso e radicata nei territori. Per Meloni il commercio di prossimità continua a svolgere una funzione che va oltre la semplice attività economica. Negozi, botteghe, pubblici esercizi e imprese dei servizi diventano elementi di coesione sociale, punti di riferimento nelle città e nei piccoli centri, presenze capaci di mantenere vive relazioni e comunità. “Difendere il commercio di vicinato significa difendere relazioni e qualità della vita”, il suo pensiero.

La riflessione si è allargata quindi al valore delle produzioni italiane in una fase di crescente competizione globale. Secondo Meloni il Made in Italy continua a rappresentare un vantaggio competitivo difficilmente replicabile. Non soltanto per la qualità dei prodotti, ma per ciò che essi evocano nel mondo: “I nostri prodotti raccontano molto più di quello che sono”, ha osservato per quindi richiamare identità, tradizioni, cultura e stile di vita come elementi che rendono unico il sistema produttivo nazionale.

Il ruolo dello Stato

Il passaggio più politico è arrivato però quando il Primo Ministro ha affrontato il tema delle regole economiche e del ruolo dello Stato: “Questa non è la Repubblica delle banane, qui si rispettano le regole”, ha scandito per bene affinché il concetto fosse chiaro per tutti. Un messaggio rivolto tanto agli investitori quanto agli operatori economici, accompagnato dalla convinzione che senza regole non possano esistere né un mercato sano né una crescita duratura.

La frase è diventata il simbolo della volontà di accreditare lʼItalia come un Paese affidabile, capace di garantire certezza del diritto e condizioni favorevoli per chi produce e investe. Nella stessa direzione si è collocato il richiamo alle politiche fiscali. Il Premier ha rivendicato le misure adottate per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie e ha confermato lʼobiettivo di proseguire sulla strada della riduzione delle tasse: “Altri vogliono tassare il patrimonio, noi lavoriamo affinché gli italiani possano averlo un patrimonio”, ha spiegato, per quindi ribadire una linea che punta a sostenere la crescita economica attraverso il rafforzamento di imprese e consumi.

Meloni ha respinto inoltre le letture pessimistiche sull’andamento del Paese. “Questa nazione non si è fatta spaventare”, il suo mantra, ricordando come l’Italia abbia affrontato anni segnati da crisi energetiche, inflazione, tensioni geopolitiche e nuovi dazi commerciali. Per il Primo Ministro i risultati ottenuti dimostrano che il sistema produttivo nazionale è stato in grado di reagire meglio di quanto molti prevedessero: “Abbiamo smentito i pronostici più nefasti”, ha detto, per richiamare la tenuta dell’export e i segnali di ripresa registrati dallʼindustria.

Trasformazioni urbane

Nel suo intervento ha trovato spazio anche una riflessione sulle trasformazioni urbane. Meloni immagina città e borghi nei quali commercio, servizi e vita sociale tornino a essere elementi centrali dello sviluppo. In questo quadro “ogni serranda alzata” viene descritta come un presidio di sicurezza, socialità e comunità, un valore che nessuna piattaforma digitale sarebbe in grado di sostituire. Lo sguardo si è spostato poi sulle sfide tecnologiche, a partire dall’Intelligenza Artificiale. Il Premier ne ha riconosciuto il potenziale straordinario, ma nello stesso tempo ha avvertito che servirà trovare un punto di equilibrio tra innovazione e tutela sociale, soprattutto per quanto riguarda gli effetti sul mercato del lavoro.

A chiudere idealmente la giornata è il messaggio del Capo dello Stato. Mattarella ha ricordato che “la storia della Repubblica è strettamente intrecciata con quella delle cittadine e dei cittadini che l’hanno costruita, abitata, vissuta e, vivendola, hanno esercitato la libertà di associazione garantita dalla Costituzione, divenendo protagonisti dello sviluppo e del progresso dellʼItalia”. Per il Presidente il ruolo delle formazioni sociali che hanno accompagnato le trasformazioni del Paese emerge oggi con ancora maggiore evidenza.

Da qui infine l’invito a non sottovalutare le sfide che attendono il sistema produttivo: “Il tessuto produttivo e imprenditoriale italiano è di fronte a complessità che richiedono autentico dialogo tra istituzioni e società”.

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