Le violenze contro la popolazione civile palestinese in Cisgiordania devono cessare e la comunità internazionale deve favorire con urgenza un percorso verso la soluzione a due Stati. Leone XIV ha affidato all’Angelus di ieri un nuovo e accorato appello per la pace in Medio Oriente. Da piazza della Libertà, a Castel Gandolfo, il Pontefice ha richiamato anche le diseguaglianze e le discriminazioni che colpiscono la dignità umana, prima di rivolgere un pensiero ai Giochi del Mediterraneo di Taranto, indicati come possibile “profezia di pace e di fratellanza”.
L’appello per la Cisgiordania
Il Papa ha scelto le parole pronunciate dopo la preghiera mariana per tornare sulla situazione nei territori palestinesi: “Rinnovo il mio appello affinché cessino le ripetute violenze contro la popolazione civile palestinese in Cisgiordania”, ha scandito davanti ai fedeli riuniti a Castel Gandolfo. Il Santo Padre ha poi chiamato direttamente in causa la comunità internazionale, alla quale ha chiesto “con urgenza” di creare le condizioni necessarie perché “progredisca la soluzione a due Stati, per una pace giusta e duratura”. Un richiamo che ha posto al centro la tutela dei civili e la ricerca di una prospettiva politica per il conflitto.
“Un mondo tormentato cerca pace”
Il tema della pace aveva attraversato anche la riflessione precedente all’Angelus. Prevost ha preso spunto dal Vangelo della donna cananea, che cerca Gesù con insistenza per chiedere aiuto per la figlia. Il Vescovo di Roma ha indicato in quella figura un esempio di “umiltà e determinazione” e ha ricordato che “la tavola di Dio è preparata per tutti” e che ciascuno ha il proprio posto presso il Padre. Da questa lettura è nato il richiamo alle divisioni che segnano la società contemporanea. “Diventano insopportabili le diseguaglianze, le discriminazioni, le barriere che calpestano la dignità di troppi figli e figlie di Dio”, ha detto.
Il Santo Padre ha quindi allargato lo sguardo alla missione della comunità cristiana: “Siamo Chiesa di Gesù Cristo in un mondo tormentato, un mondo che cerca pace”. Alla Vergine Maria ha affidato la richiesta di intercessione, con un riferimento al Magnificat, definito “l’inno più forte e innovatore che sia mai stato pronunciato”.
La Chiesa “oltre i confini già tracciati”
Al centro dell’Angelus anche l’invito a superare divisioni e schemi consolidati. Leone XIV ha ricordato che la donna cananea, pur estranea al popolo di Gesù e residente in una regione straniera, riconosce in Cristo il Messia e domanda non qualcosa per sé, ma la pace per la figlia.
Da quell’episodio il Pontefice ha tratto un’indicazione per il presente: la Chiesa può “lasciarsi sorprendere dall’opera di Dio e comunicare la pace di Cristo oltre i confini già tracciati”. Ogni incontro, anche quando modifica programmi e aspettative, richiede perciò la capacità di ascoltare e riconoscere ciò che Dio vuole comunicare.
I Giochi del Mediterraneo come “profezia di pace”
Al termine dell’Angelus Prevost ha rivolto un pensiero anche ai Giochi del Mediterraneo, in programma questa settimana a Taranto con la partecipazione di Paesi di Africa, Asia ed Europa.
“Auguro che tale evento sportivo sia una profezia di pace e di fratellanza tra i popoli di questa regione e del mondo intero”, le sue parole.





