La diplomazia tra Stati Uniti e Iran resta in una fase di stallo mentre sul terreno cresce il rischio di una nuova escalation militare. Le autorità iraniane hanno confermato di aver ricevuto la risposta formale di Washington alla proposta avanzata da Teheran per porre fine alla guerra, precisando che gli Stati Uniti hanno presentato una nuova proposta.
Le parole di Donald Trump
Donald Trump, intervenendo alla Casa Bianca durante un evento con la comunità ispanica, ha lasciato intendere che potrebbero esserci sviluppi imminenti: “Molto presto accadranno delle cose in Iran, vedrete”. Più tardi, nello Studio Ovale, il presidente americano ha dichiarato che Washington sta valutando una risposta al presunto coinvolgimento iraniano in un piano di attacco contro la base della Raf di Fairford. “Ci stiamo lavorando proprio ora”, ha detto.
Ancora più diretto il riferimento alla possibilità di un’azione militare contro Teheran: “Magari li faccio saltare in aria. Devo prendere questa decisione, il tempo sta scadendo”. Trump ha però continuato a sostenere che la guerra finirà “molto presto”, collegando la conclusione del conflitto anche a una possibile riduzione dei prezzi della benzina.
La situazione diplomatica
Secondo Axios, gli sforzi del Qatar per favorire una svolta nei colloqui hanno prodotto pochi risultati. Tre fonti a conoscenza delle trattative citate dal sito riferiscono che nessuna delle due parti sarebbe disposta a compiere concessioni decisive. Lo stallo alimenta, sia a Washington sia a Teheran, la convinzione che la ripresa delle operazioni militari su larga scala sia una possibilità concreta. Secondo le fonti citate da Axios, alcuni funzionari statunitensi ritengono possibile che Trump possa ordinare il ritorno a operazioni di combattimento su larga scala dopo le elezioni di metà mandato.
L’incidente del volo Flydubai
In questo quadro si inserisce anche l’incidente che ha coinvolto il volo Flydubai FZ1073, partito da Dubai e diretto a Tel Aviv. L’aereo ha trasmesso per un breve periodo un codice associato a un dirottamento, ha perso rapidamente quota e ha modificato la rotta verso l’Arabia Saudita, atterrando a Tabuk.
La dinamica è ancora oggetto di indagine. Secondo le prime ricostruzioni, il copilota avrebbe accoltellato il comandante nella cabina di pilotaggio e avrebbe tentato di intervenire sui comandi. L’aereo avrebbe quindi perso circa 5.000 metri di quota, provocando il panico tra i passeggeri. Il comandante, di nazionalità indiana, è rimasto ferito ed è stato ricoverato a Tabuk in condizioni stabili.
Le ricostruzioni sull’episodio non sono ancora univoche. Secondo alcune fonti, alcuni passeggeri sarebbero riusciti a intervenire e a neutralizzare l’aggressore, consentendo all’equipaggio di riprendere il controllo del velivolo. Il presidente americano Donald Trump ha riferito che Benjamin Netanyahu gli avrebbe raccontato che un passeggero israeliano, descritto come un idraulico, avrebbe contribuito a salvare l’aereo. Lo stesso Trump ha precisato di non sapere se il racconto fosse corretto.
Israele ha comunque interpretato l’episodio come una possibile azione terroristica. Il ministero degli Esteri israeliano ha parlato di un “tentativo di attacco terroristico” contro cittadini israeliani, Emirati Arabi Uniti e Accordi di Abramo, sottolineando il possibile impatto sui rapporti tra Gerusalemme e Abu Dhabi. Netanyahu ha convocato il gabinetto di crisi e, secondo Axios, dovrebbe discutere dell’accaduto con Trump.
Il fronte regionale
Intanto il fronte regionale continua ad allargarsi. Il Bahrein ha aderito alla Task Force Falcon Strike del Comando centrale statunitense, una struttura multinazionale dedicata all’impiego di droni d’attacco. Washington ha definito Manama un partner nella sicurezza regionale.
Anche Yemen, Mar Rosso e Siria restano sotto osservazione. L’inviato Onu Hans Grundberg ha concluso una missione al Cairo dopo gli incontri a Riad e Mascate per cercare di contenere una nuova escalation yemenita. In Siria, un’esplosione in un gasdotto vicino a Damasco ha provocato un vasto incendio e la temporanea messa fuori servizio di tre centrali elettriche. L’episodio segue di due giorni un precedente sabotaggio a un gasdotto nella Siria orientale.
Il quadro complessivo resta quindi quello di una diplomazia che non riesce ancora a produrre un’intesa e di una regione nella quale ogni incidente può assumere rapidamente una dimensione strategica. Per ora Washington e Teheran continuano a trattare, ma senza aver individuato un punto di compromesso capace di interrompere definitivamente il conflitto.





