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Meloni: “In manovra salari e potere d’acquisto, all’Ue chiediamo più flessibilità”

Il Premier annuncia un nuovo pressing su Bruxelles per il caro energia: fino a 14 miliardi da destinare alle imprese. Sul futuro: “Decidono gli italiani”
giovedì, 1 Ottobre 2026
3 minuti di lettura

Salari, potere d’acquisto e sostegno alle imprese saranno al centro della prossima legge di bilancio. Giorgia Meloni traccia le priorità del Governo e, nello stesso tempo, rilancia il confronto con Bruxelles per ottenere maggiori margini di intervento contro il caro energia. In videocollegamento con «Oltre le radici», l’evento annuale de «Il Gazzettino», il Presidente del Consiglio ha annunciato una nuova iniziativa nei confronti della Commissione europea, con l’obiettivo di portare il tema della flessibilità all’Ecofin della prossima settimana e, successivamente, al Consiglio europeo: «Crediamo che a fronte di una crescita inflazionistica globale a causa del caro energia sia necessario riconoscere agli Stati membri una flessibilità aggiuntiva per sostenere famiglie e imprese», ha il Premier. L’Italia ha già formalizzato a Bruxelles la richiesta di attivazione della clausola nazionale di salvaguardia, con un margine fino a 14 miliardi destinato all’energia.

Salari e potere d’acquisto

Sul fronte interno Meloni ha indicato la direzione della prossima manovra. Tra gli obiettivi figurano la proroga dell’abbattimento del cuneo fiscale e la detassazione degli aumenti contrattuali: «Per governare bisogna partire dalle priorità giuste», ha detto, per poi ricordare la scelta di concentrare le risorse su famiglie, lavoratori e sistema produttivo. La nuova legge di bilancio, ancora nella fase iniziale di definizione, dovrebbe proseguire lungo la linea già seguita dall’esecutivo: salari, imprese, famiglia, natalità e salute. Una parte della strategia passa proprio dagli spazi aggiuntivi chiesti all’Europa. La disponibilità superiore ai 14 miliardi, ha precisato Meloni, dovrebbe servire soprattutto a ridurre in modo strutturale il costo dell’energia per le aziende.

La partita con Bruxelles

Il Primo Ministro ha rivendicato la posizione assunta dall’Italia nei mesi scorsi, quando Roma aveva sollevato il problema del costo dell’energia. Francia, Repubblica Ceca e Grecia, secondo Meloni, hanno successivamente avanzato richieste nella stessa direzione. Il Governo chiede inoltre che l’aumento dell’inflazione venga considerato nel calcolo dei parametri europei e dello spazio di deficit consentito. La questione sarà posta nuovamente alla Commissione e nei prossimi appuntamenti europei.

Meloni ha collegato il dossier energetico anche alla competitività industriale. Nel mirino il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, l’Ets, che a suo giudizio necessita di una revisione più incisiva. L’attuale impostazione, ha sostenuto, rischia di gravare sull’industria manifatturiera europea rispetto a concorrenti sottoposti a costi del carbonio e vincoli differenti.

Da qui l’appello per «un’Europa meno ideologica», capace di adeguare le proprie priorità al nuovo contesto economico e geopolitico. Il tema è stato affrontato anche nel confronto con il primo ministro ceco a Praga, dal quale è emerso un pacchetto di proposte da portare al prossimo Consiglio europeo.

Il futuro e l’Intelligenza Artificiale

Nel confronto con «Il Gazzettino» Meloni ha affrontato anche il tema della propria permanenza a Palazzo Chigi: «Sono concentrata sul portare a termine il lavoro di questi cinque anni», ha spiegato, rimettendo agli elettori ogni valutazione sul futuro. Un passaggio, poi, sull’Intelligenza Artificiale. Per il Presidente del Consiglio la tecnologia «corre più velocemente di noi e della politica» e pone innanzitutto una questione di responsabilità, destinata a entrare sempre più nel confronto tra istituzioni, imprese e società.

Pmi, contratti e rapporto con lo Stato

Gli stessi temi hanno trovato spazio nel messaggio inviato da Meloni in mattinata alla XVI Assemblea nazionale di Conflavoro. Il Presidente del Consiglio ha rivendicato le misure adottate sul lavoro e la scelta di affidare alla contrattazione collettiva il tema dei salari, legando il «salario giusto» a un contratto equo anziché a una soglia fissata dallo Stato. Nel suo intervento ha definito le piccole e medie imprese «la spina dorsale» del Paese e ha richiamato l’estensione del concordato preventivo biennale, la riforma dello Statuto del contribuente e la riduzione delle sanzioni amministrative. Il principio indicato è quello di uno Stato «alleato» di chi lavora e produce.

Sul versante fiscale Meloni ha ricordato che il taglio del cuneo e la riforma dell’Irpef valgono, secondo i dati citati nel messaggio, 21 miliardi l’anno. Per un lavoratore dipendente con un reddito di 30 mila euro, l’effetto indicato dalla premier corrisponde a 1.200 euro netti in più all’anno.

La proposta di Conflavoro

All’interno dell’Assemblea il Presidente di Conflavoro Roberto Capobianco ha chiesto di concentrare gli incentivi sulle aziende pronte a investire. La linea è racchiusa nella formula «Investi, produci, cresci». Tra le proposte figura «Utile zero»: nessuna tassazione sugli utili mantenuti in azienda e reinvestiti entro due anni, insieme a un credito d’imposta automatico per gli investimenti immediati. «Non un euro a chi si ferma, tutto a chi investe», ha sintetizzato Capobianco.

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