Giulio Rapetti, per tutti Mogol, compie oggi 90 anni. Un traguardo che attraversa oltre mezzo secolo di musica italiana e una carriera capace di incidere sulla cultura popolare del Paese. Autore di oltre 1.500 canzoni, con 523 milioni di dischi venduti nel mondo, il suo nome resta legato soprattutto all’incontro con Lucio Battisti, ma la sua produzione ha accompagnato le voci di alcuni dei maggiori interpreti italiani.
Da Milano allo pseudonimo Mogol
Nato a Milano nel 1936, Giulio Rapetti è figlio di Mariano Rapetti, direttore editoriale della Ricordi. Il rapporto con il mondo musicale nasce dunque molto presto. Nel 1959 la Siae gli assegna lo pseudonimo destinato a diventare celebre: Mogol. Una storia che molti anni più tardi si è incrociata nuovamente con quella dell’ente che aveva registrato il suo nome d’arte: nel 2018 Mogol ne è diventato presidente.
I numeri raccontano le dimensioni di una produzione che ha attraversato epoche, generi e interpreti: oltre 1.500 brani pubblicati e 523 milioni di dischi venduti nel mondo. Dati che lo collocano al terzo posto tra gli autori per vendite a livello globale, alle spalle dei Beatles e di Elvis Presley.
L’incontro con Lucio Battisti
Il capitolo centrale della sua carriera resta il sodalizio con Lucio Battisti. La collaborazione è iniziata nel 1965 ed è proseguita fino al 1980, quindici anni nei quali i due hanno modificato profondamente il linguaggio della canzone italiana. Da quell’intesa sono nati brani entrati nella memoria collettiva come ʼIl mio canto liberoʼ, ʼEmozioniʼ, ʼPensieri e paroleʼ e I giardini di marzoʼ. Battisti ha dato voce e musica alle parole di Mogol, mentre i testi hanno raccontato sentimenti, inquietudini, amori e cambiamenti sociali con un linguaggio capace di parlare direttamente al pubblico. La fine della collaborazione nel 1980 ha chiuso una delle stagioni artistiche più importanti della musica italiana, senza interrompere il percorso di Mogol.
Da Celentano a Mina
La carriera dell’autore milanese è andata infatti molto oltre Battisti. Mogol ha scritto per Adriano Celentano, al quale è legato uno dei suoi successi più conosciuti, ʼL’emozione non ha voceʼ, e ha firmato brani destinati a interpreti come Mina, Riccardo Cocciante, Mango, Gianni Morandi e Gianni Bella. Una produzione ampia che ha avuto come elemento comune la centralità della parola. Mogol ha sempre preferito definirsi “autore” anziché “paroliere”, rivendicando per il testo musicale un ruolo che non fosse subordinato alla melodia.
Le sue canzoni hanno così composto, nel corso dei decenni, una sorta di storia emotiva di più generazioni. Amore, separazioni, desideri, quotidianità e rapporti umani sono diventati materia narrativa, con testi capaci di superare il momento della loro pubblicazione e di restare nel repertorio popolare italiano.





