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La lezione di efficienza delle Province: virtù amministrativa e sfide per il futuro dell’Italia post-PNRR

domenica, 27 Settembre 2026
2 minuti di lettura

Mentre il dibattito pubblico tende spesso a smarrirsi nelle pastoie della burocrazia e nello scetticismo sulla capacità di spesa del nostro Paese, l’esito della recente Cabina di regia sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, tenutasi a Palazzo Chigi per l’esame dell’ottava Relazione sullo stato di attuazione del Piano, consegna un segnale d’incoraggiamento e di profondo orgoglio istituzionale.

Il Governo ha certificato il raggiungimento di tutti i centocinquantasei obiettivi legati alla decima e ultima rata, per un valore di oltre ventotto miliardi di euro, portando il totale dei target conseguiti a quota cinquecentosettantasei e la spesa complessiva oltre i centotrentatré miliardi. In questo imponente quadro di ammodernamento nazionale, a brillare con particolare nitidezza è l’operato delle Province italiane.

Troppo spesso mortificate da stagioni di riforme incomplete e penalizzanti che ne hanno depotenziato la struttura ordinaria senza sostituirne la funzione indispensabile, le Province hanno dimostrato nei fatti una straordinaria capacità di messa a terra dei finanziamenti europei. I dati presentati dall’Unione delle Province d’Italia confermano un bilancio di assoluto rilievo: oltre duemilanovecento milioni di euro investiti e più di milleseicento interventi conclusi nei tempi prescritti.

Queste risorse sono state destinate principalmente a un settore nevralgico per il futuro della nostra nazione come la modernizzazione, l’efficientamento energetico e la messa in sicurezza delle scuole secondarie superiori e delle palestre scolastiche. La dimostrazione di virtù amministrativa fornita dagli enti intermedi non si è limitata alla sola gestione del proprio patrimonio immobiliare. Con uno spirito di sussidiarietà pragmatica, le Centrali Uniche di Committenza provinciali si sono trasformate in un vero e proprio motore operativo per l’intero territorio, gestendo oltre duemilacinquecento procedure di gara per conto dei Comuni minori. Senza questo supporto tecnico e procedurale fondamentale, moltissime piccole realtà locali non avrebbero mai posseduto l’organico o le competenze necessarie per affrontare l’ingranaggio delle gare europee e rispettare le scadenze del Piano.

Tuttavia, proprio da una cultura di destra liberale e attenta alla concreta resa dei conti, deriva la consapevolezza che il successo formale delle rendicontazioni non deve far velo alle esigenze reali dell’economia e dei territori. Come giustamente evidenziato dall’UPI, il pieno conseguimento dei target fissati con Bruxelles non coincide matematicamente con la chiusura di ogni singolo cantiere. Esiste un ristretto margine di opere ancora in fase di completamento che non possono e non devono essere abbandonate a se stesse. Lasciare incompiuti gli ultimi dettagli di una scuola o di una struttura sportiva per mere rigidità contabili sarebbe un delitto contro il buon senso e contro il patrimonio pubblico.

È dunque indispensabile che l’Esecutivo introduca tempestivamente gli strumenti normativi e le coperture necessarie per garantire il completamento definitivo di tutti i lavori. La fine della stagione straordinaria del PNRR pone ora una duplice sfida per la politica economica del Paese.

Da un lato occorre garantire finanziamenti ordinari e strutturali per la gestione e la manutenzione delle infrastrutture riqualificate, evitando che gli sforzi sostenuti si deteriorino nel tempo.

Dall’altro appare indilazionabile valorizzare il patrimonio di efficienza dimostrato dalle stazioni appaltanti provinciali. Il ritorno al buon governo del territorio passa inevitabilmente per il definitivo superamento delle incertezze ordinamentali, restituendo alle Province una centralità strategica nella pianificazione degli investimenti e nel sostegno ai Comuni, ben oltre la parentesi del 2026.

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