Il Vietnam vuole riportare il rapporto tra i sessi alla nascita al livello naturale di circa 106 maschi ogni 100 femmine entro il 2035. È l’obiettivo fissato in una bozza di piano del Ministero della Salute, pubblicata sabato per consultazione pubblica, che propone misure più severe contro la selezione del sesso fetale e iniziative per contrastare la radicata preferenza culturale per i figli maschi. La bozza stabilisce un primo traguardo: scendere sotto i 109 maschi ogni 100 femmine entro il 2030, per poi raggiungere l’equilibrio naturale cinque anni dopo. Il Vietnam convive da anni con uno dei rapporti più squilibrati dell’Asia: 112,2 maschi ogni 100 femmine nel 2016, un picco di 114,8 nel 2018, e un calo a 110 nel 2025. Nonostante il miglioramento, il divario resta significativo.
Il piano propone una serie di misure: applicazione più rigorosa delle leggi che vietano la selezione del sesso, ispezioni frequenti delle strutture mediche, monitoraggio della pubblicità online dei servizi illegali e campagne di sensibilizzazione per modificare norme culturali radicate. Il ministero attribuisce lo squilibrio alla persistente preferenza per gli eredi maschi, alla riduzione delle dimensioni delle famiglie e alla crescente accessibilità delle tecnologie prenatali che permettono di conoscere il sesso del feto.
Il documento avverte che un surplus prolungato di uomini potrebbe generare pressioni demografiche e sociali: difficoltà nel mercato matrimoniale, aumento della disuguaglianza di genere, rischio di violenza e tratta di donne e ragazze, oltre a tensioni più ampie sulla stabilità sociale. Gli esperti temono che, senza interventi strutturali, il Paese possa affrontare entro pochi decenni una generazione di uomini “senza possibilità di matrimonio”, con conseguenze economiche e di sicurezza interna.





