In Irlanda una partita di calcio si è trasformata in qualcosa di molto più grande di un semplice evento sportivo. L’incontro di Nations League tra la nazionale irlandese e Israele ha infatti acceso un intenso dibattito pubblico che coinvolge tifosi, gestori di pub, associazioni sportive e persino gli stessi giocatori. Nelle ore precedenti al calcio d’inizio, diversi locali del Paese hanno scelto di non trasmettere la partita sui propri schermi.
Una decisione presa come forma di protesta e che, secondo gli organizzatori dell’iniziativa, ha coinvolto un numero crescente di pub sia in Irlanda sia all’estero. In molte città, luoghi abitualmente affollati durante le gare della nazionale hanno accolto clienti e tifosi, ma con i televisori volutamente spenti. La questione va ben oltre il risultato sul campo. In Irlanda il sostegno alla causa palestinese è storicamente molto diffuso e una parte significativa dell’opinione pubblica ritiene che le partite contro Israele non dovrebbero essere disputate nell’attuale contesto internazionale.
Negli ultimi mesi il tema è diventato oggetto di manifestazioni, campagne di sensibilizzazione e prese di posizione da parte di numerose organizzazioni della società civile. Anche il mondo del calcio irlandese si è trovato profondamente diviso. Da un lato vi sono dirigenti e sostenitori che ritengono necessario rispettare gli impegni sportivi internazionali e le regole imposte dagli organismi calcistici. Dall’altro, una parte consistente di tifosi, atleti ed esponenti del movimento calcistico avrebbe preferito una presa di posizione più netta. Le critiche si sono concentrate in particolare sulla Football Association of Ireland, accusata da alcuni di non aver interpretato adeguatamente il sentimento prevalente tra i propri affiliati e tra i supporter della nazionale.
La federazione, dal canto suo, ha sostenuto che un eventuale rifiuto di disputare gli incontri avrebbe potuto comportare conseguenze sportive e disciplinari per il calcio irlandese. La tensione è emersa anche all’interno dello spogliatoio. Durante la settimana precedente alla gara sono circolate notizie riguardanti il disagio di alcuni calciatori, mentre lettere aperte e appelli pubblici hanno invitato la squadra a non partecipare agli incontri programmati.





