0

L’Italia si svuota, 13 milioni di abitanti in meno entro il 2080

Le previsioni Istat: nel 2050 un residente su tre avrà almeno 65 anni. Il sorpasso delle coppie senza figli arriverà nel 2047, mentre il Mezzogiorno subirà il calo più forte
martedì, 1 Settembre 2026
3 minuti di lettura

L’Italia perderà oltre 13 milioni di residenti nel giro di 55 anni e nel 2050 le coppie senza figli saranno più numerose di quelle con figli. Le nuove previsioni demografiche dell’Istat, con base al primo gennaio 2025, descrivono un Paese più piccolo, più anziano e con famiglie di dimensioni ridotte. Nello scenario mediano, la popolazione passerà dagli attuali 58,9 milioni a 58,7 milioni nel 2030, per scendere a 55 milioni nel 2050 e a 45,8 milioni nel 2080. La diminuzione, secondo l’Istituto, proseguirà lungo l’intero orizzonte della previsione e troverà conferma anche negli scenari più favorevoli. La contrazione procederà a velocità diverse. Tra il 2025 e il 2030 il tasso medio annuo di variazione sarà pari a -0,1%, mentre nel ventennio successivo arriverà a -0,3%. Dal 2050 al 2080 il ritmo toccherà -0,6% all’anno. Complessivamente il Paese perderà oltre 13 milioni di residenti, quattro milioni dei quali entro la metà del secolo.

Le differenze territoriali resteranno marcate. Il Nord costituisce l’unica ripartizione per la quale si prevede una crescita nel breve periodo: dai 27,5 milioni del 2025 raggiungerà 27,7 milioni nel 2030, prima di calare a 27,2 milioni nel 2050 e a 24,2 milioni nel 2080. Il Centro passerà dagli attuali 11,7 milioni a 11 milioni a metà secolo e a 9,3 milioni alla fine del periodo considerato. Più accentuata la perdita nel Mezzogiorno, che dai 19,7 milioni di oggi arriverà a 16,7 milioni nel 2050 e a 12,3 milioni nel 2080, oltre un terzo in meno rispetto al livello iniziale.

Nascite sempre sotto i decessi

Alla base della riduzione resta lo squilibrio tra nascite e morti. Secondo lo scenario mediano, i nuovi nati si manterranno intorno a 355 mila l’anno fino al 2030, per diminuire a 335 mila nel 2050 e a 281 mila nel 2080. I decessi, al contrario, saliranno dai 652 mila del 2025 ai 708 mila del 2030, fino al picco di 869 mila previsto nel 2058. Il saldo naturale resterà quindi negativo per tutto il periodo e raggiungerà un massimo di 570 mila unità in meno nel 2059.Neppure l’immigrazione riuscirà a colmare il divario. Il saldo migratorio con l’estero rimarrà positivo, dai circa 296 mila del 2025 ai 247 mila del 2030 e ai 204 mila del 2050, per risalire a 221 mila nel 2080. Un contributo che, secondo l’Istat, non basterà a compensare il deficit naturale.

A cambiare sarà anche la struttura per età. L’ingresso nelle fasce anziane delle generazioni del baby boom e la bassa natalità degli ultimi decenni porteranno l’età media dai 46,9 anni del 2025 a 48 nel 2030 e a 51,2 nel 2050. Nello stesso anno gli ultrasessantacinquenni costituiranno il 34,5% della popolazione, rispetto al 24,7% attuale.

Più famiglie, ma sempre più piccole

La fascia tra i 15 e i 64 anni, invece, vedrà ridursi il proprio peso dal 63,4% al 55,3% entro il 2050. In termini assoluti significa quasi sette milioni di persone in età lavorativa in meno. Nel 2080 gli over 65 raggiungeranno il 36,8%, mentre gli 85enni e oltre passeranno dal 4,1% attuale all’8,4%. Il numero delle famiglie seguirà inizialmente una traiettoria opposta rispetto alla popolazione. Dai 26,7 milioni del 2025 salirà fino al massimo di 27,9 milioni nel 2043, per attestarsi a 27,6 milioni nel 2050. A sostenere l’incremento saranno soprattutto le famiglie senza nucleo, cioè prive di relazioni di coppia o genitore-figlio: da 10,7 milioni arriveranno a 12,3 milioni e rappresenteranno il 44,7% del totale. Le famiglie con almeno un nucleo, invece, caleranno da 16 a 15,3 milioni.

La dimensione media si ridurrà da 2,20 a 1,98 componenti. Aumenteranno anche le persone sole, da 10 a 11,6 milioni, pari nel 2050 al 42% delle famiglie. La crescita interesserà soprattutto gli anziani: gli over 65 che vivono da soli passeranno da 4,6 a 6,6 milioni e costituiranno il 57% delle persone sole.

Nel 2047 il sorpasso delle coppie senza figli

Uno dei cambiamenti più rilevanti riguarderà le coppie. Quelle con figli diminuiranno dagli attuali 7,5 milioni, il 28,1% delle famiglie, a 5,8 milioni nel 2050, con una flessione del 22,3%. La loro quota si fermerà così al 21,1%. Il calo interesserà sia i nuclei con almeno un figlio fino a 19 anni sia quelli nei quali tutti i figli hanno almeno 20 anni. Percorso opposto per le coppie senza figli, destinate a salire da 5,4 a 5,9 milioni, l’8,8% in più, fino al 21,4% del totale. L’Istat lega questa evoluzione alla maggiore presenza di coppie che non hanno figli o ne rinviano la nascita e all’invecchiamento, che aumenta i cosiddetti “nidi vuoti” dopo l’uscita dei figli dalla famiglia di origine. Il sorpasso nazionale sulle coppie con figli è previsto nel 2047. Al Nord arriverà già nel 2038 e al Centro nel 2044, mentre nel Mezzogiorno le coppie con figli conserveranno il primato fino al 2050.

La perdita di popolazione colpirà con maggiore intensità le aree interne. Dai 13,3 milioni di residenti del 2025 scenderanno a 13,1 milioni nel 2030 e a 11,8 milioni nel 2050. I centri, che oggi raccolgono 45,6 milioni di persone, manterranno lo stesso livello nel 2030 per ridursi a 43,2 milioni vent’anni dopo.

Aree interne e Mezzogiorno più esposti

Il divario territoriale risulterà particolarmente evidente nel Mezzogiorno. Le sue aree interne passeranno da 7,1 milioni di abitanti a 6 milioni nel 2050, con una perdita di 1,1 milioni. Nel Nord la riduzione sarà invece di circa 122 mila residenti. Secondo le previsioni, la contrazione demografica ridurrà la forza lavoro disponibile e renderà più difficile il ricambio generazionale, mentre aumenterà il peso della popolazione anziana. Sul mercato del lavoro, il tasso di attività tra i 15 e i 64 anni salirà dal 66,7% del 2025 al 71% nel 2050. L’incremento sarà sostenuto soprattutto dalla componente femminile, che passerà dal 57,8% al 64,2%, mentre quella maschile avanzerà dal 75,6% al 77,2%. Il divario tra uomini e donne si ridurrà da 17,9 a 13 punti percentuali.

La maggiore partecipazione non riuscirà però ad annullare gli effetti del calo demografico. Le forze di lavoro tra i 15 e i 64 anni passeranno da 24,8 a 21,4 milioni entro il 2050, con circa 3,4 milioni di persone in meno. La flessione sarà più contenuta nel Nord-ovest e nel Nord-est e più forte nel Centro e soprattutto nel Mezzogiorno, dove raggiungerà il 21,5%.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti

“Uguali per Costituzione”. Ma con tante difficoltà

Non spera e nemmeno auspica, Ernesto Maria Ruffini ha fede. Da servitore…

“Tassi, serve prudenza”: l’avviso della Banca d’Italia

“La politica monetaria deve essere bilanciata”. Sono state parole chiare…