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Medio Oriente, nuovi segnali sul negoziato. Petroliera inglese colpita a Hormuz

Medio Oriente, nuovi segnali sul negoziato. Petroliera inglese colpita a Hormuz

Qatar e Stati Uniti cercano di rilanciare i colloqui con l’Iran. Cresce la pressione sugli Houthi in Yemen. Proseguono con morti e feriti gli attacchi israeliani a Gaza
martedì, 22 Settembre 2026
2 minuti di lettura

Una petroliera in transito nello Stretto di Hormuz è stata colpita da un “proiettile”, con due membri dell’equipaggio rimasti lievemente feriti. Lo ha riferito lunedì l’United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO), citando fonti militari. La nave ha proseguito la navigazione verso il prossimo porto di scalo.

Qatar: “In corso lo scambio di proposte”

Il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari, ha dichiarato a Bloomberg che i mediatori si stanno spostando tra Teheran e Washington nel tentativo di rilanciare i colloqui. Diverse proposte sarebbero attualmente in fase di scambio per superare le divergenze. «Ci sono molti documenti che stanno facendo avanti e indietro», ha detto al-Ansari, spiegando che Doha sta lavorando per ridurre le distanze tra le due parti. «Stiamo cercando il momento giusto per andare avanti».

Kallas: “Minaccia seria nel Mar Rosso”

L’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera e la sicurezza, Kaja Kallas, ha chiesto ai ministri della Difesa dei 27 Stati membri un maggiore impegno contro la minaccia degli Houthi nel Mar Rosso. In una lettera visionata da AGI, Kallas ha definito la situazione nello Stretto di Bab el-Mandeb una «seria minaccia» alla sicurezza marittima internazionale. Secondo l’Alto rappresentante, il controllo acquisito dagli Houthi su aree strategiche, tra cui il porto di Mocha, l’isola di Perim e le isole Hanish, sta già producendo conseguenze sugli interessi europei, con possibili effetti sulle catene di approvvigionamento e sui costi energetici.

Yemen, avanzata delle forze governative a Taiz

Le forze governative yemenite hanno riconquistato diverse posizioni a ovest e a sud di Taiz, sottraendole ai combattenti Houthi. Lo ha riferito il generale Abdulaziz al-Majidi, capo di stato maggiore delle forze militari di Taiz, all’agenzia statale Saba, in una notizia ripresa da Al Jazeera. Secondo il generale, soldati e combattenti tribali alleati hanno «liberato diverse zone» alla periferia della città dopo gli scontri con le forze di terra Houthi.

Gaza, tre morti negli attacchi israeliani

Tre persone, tra cui un bambino, sono state uccise in attacchi israeliani nella Striscia di Gaza, secondo quanto riferito lunedì da soccorritori e fonti mediche palestinesi. Un bambino di 11 anni è morto dopo che alcuni carri armati israeliani hanno aperto il fuoco contro tende di sfollati ad Al-Mawasi, a est di Khan Yunis, nel sud della Striscia. Una donna di 31 anni è invece deceduta per le ferite riportate in un attacco al campo profughi di Nuseirat, nella zona centrale. A Jabalia, nel nord, un uomo è morto dopo essere stato colpito alla testa da un drone.

Iran: “Cambieremo la geografia della guerra”

Il portavoce delle Guardie rivoluzionarie iraniane, Hossein Mohebi, ha avvertito che Teheran utilizzerà nuove armi e colpirà obiettivi finora mai attaccati se gli Stati Uniti lanceranno un nuovo attacco contro l’Iran. Lo riferisce l’agenzia Fars. «Se si verificherà una nuova aggressione, cambieremo certamente la qualità delle armi e la geografia della guerra», ha dichiarato Mohebi, sottolineando che l’Iran è pronto a un conflitto di lunga durata.

Israele, concluso lo Yom Kippur

Si è concluso ieri, dopo il tramonto in Israele, lo Yom Kippur, il giorno dell’espiazione. Durante la festività l’aeroporto Ben Gurion resta chiuso e treni e autobus non circolano; chiusi anche uffici e attività commerciali. Sul fronte della sicurezza, le Forze di difesa israeliane avevano annunciato venerdì un rafforzamento della presenza militare su tutti i fronti.

Trump e il dossier Houthi

Il presidente americano Donald Trump avrebbe deciso di non colpire gli Houthi quando le forze armate statunitensi avevano già individuato gli obiettivi e preparato le operazioni. Lo scrive il New York Times. Secondo il quotidiano, giovedì Trump avrebbe inizialmente deciso di intervenire dopo una telefonata con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, che gli avrebbe chiesto di agire. Nelle ore successive il presidente avrebbe però cambiato nuovamente posizione, rinunciando all’attacco.

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