La leggenda di Prometeo
Di Prometeo molti conoscono il mito: questo gigante amico degli uomini rubò il fuoco custodito nell’Olimpo dagli dei e lo donò alla umanità. Per questo furto fu sottoposto ad una punizione infinita, dal momento che era immortale. Incatenato a una roccia subiva l’attacco di un’aquila che gli divorava il fegato. La notte il fegato ricresceva e il giorno seguente l’aquila tornava per portare a termine questo macabro banchetto. In effetti l’unico organo in grado di rigenerarsi è il fegato.
Resta inspiegabile se si tratti di una coincidenza o se i greci conoscessero qualcosa di questo fenomeno. Questo mito ha un significato simbolico; il fuoco rappresenta il potere della conoscenza (scienza e tecnologia) posseduta dagli dei. Cederlo agli uomini significava innalzare la specie umana ad un potere prima posseduto unicamente dagli dei, e questi, gelosi delle loro prerogative decidono di punire il gigante. Io propongo una diversa interpretazione: la scienza in sé non è né buona ne cattiva, ha però un potere enorme e dipende da come la si usa.
Gli uomini non sono in grado di controllare questo potere immenso ed è per questa ragione che Prometeo viene punito. Per restare semplicemente al fuoco, con il fuoco venne incendiata e semi distrutta Roma nel 64 D.C. Archimede con gli specchi ustori incendiò le vele della flotta romana che, sotto la guida del console Marcello, assediava Siracusa. L’invenzione delle armi da fuoco annullò quanto di poetico ci poteva essere in un duello di cavalieri.
Il gruppo di fisici via Panisperna
Veniamo ad Ettore Majorana, il più giovane e forse il più geniale dei fisici di via Panisperna che insieme ad Amaldi e a Pontecorvo, sotto la direzione di Enrico Fermi studiavano l’atomo. Alla scissione controllata dell’uranio si dedicò Fermi nel suo laboratorio di Chicago pervenendo alla scissione controllata e alla produzione di energia. Contemporaneamente in New Messico Oppenaihmer lavorava alla costruzione delle bombe che furono lanciate in Giappone. Majorana, che a solo 28 anni era stato nominato ordinario di fisica teorica all’Università di Napoli aveva compreso dove questi studi sarebbero approdati e conscio di non poterli fermare, decise di non dare il suo contributo. Si suicidò? Così sembrava che fosse accaduto durante il tragitto in nave da Palermo a Napoli nel marzo del 1938.
Qualcuno lo vide però a Napoli qualche giorno dopo. Nel dopo guerra si sparse la voce che si fosse rifugiato nell’abazia cistercense di Serra San Bruno in Calabria avendo per compagno il pilota di Enola Gay, l’aereo che aveva bombardato Hiroshima. Erano solo voci senza fondamento. Il pilota americano morì nel 2007 senza mai dare segno di pentimento.
La Procura di Roma dopo una serie di indagini chiuse nel 2015 stabilì che Ettore Majorana era vivo e risiedeva in Venezuela. Da studente Ettore mentre assisteva ad una lezione di Fermi scarabocchiava su un pacchetto di sigarette. Il professore se ne accorse e gli disse «se non è interessato alla lezione si accomodi fuori» niente affatto professore, ho solo risolto prima di lei l’equazione su cui stava lavorando. Teorizzò l’esistenza di sub particelle e anti particelle sub atomiche molti anni prima che fosse possibile dimostrarne sperimentalmente l’esistenza. Aveva solo trenta anni quando, travolto dai sensi di colpa, abbandonò gli studi di fisica. Cosa mai avrebbe potuto fare se fosse rimasto all’interno di quel mondo affascinante?
L’intelligenza artificiale
Nel celebre film di Kubrick 2001 odissea nello spazio l’elaboratore Al 9000 dotato di intelligenza artificiale, che governava l’astronave in viaggio verso Giove, si ribella e tenta di eliminare i membri dell’equipaggio. Il film uscì nelle sale nel 1968 ed è stato tratto da un racconto, La sentinella, di Arthur Clark pubblicata nel 1952. Talvolta gli autori di fantascienza hanno una vista lunghissima e siamo oramai arrivati alle loro previsioni. Nell’industria meccanica da molti anni vengono impiegati dei robot con una limitata intelligenza con il compito di eseguire azioni semplici e ripetitive. In chirurgia quelli che vengono definiti robot come il Da Vinci non lo sono affatto.
Sono dei semplici attuatori comandati dal chirurgo, che rendono più agevoli gli interventi di chirurgia mini invasiva. Anche il mio gruppo di ricerca, attualmente sotto la direzione del prof. Nicola Di Lorenzo, sta lavorando per sviluppare dei veri robot chirurgici. La ragione è che dovrebbero essere più veloci e più precisi della mente umana. L’ostacolo maggiore non è nella tecnologia meccanica per sviluppare l’hard ma nella quantità di intelligenza di cui dotare il soft.
A questo punto dobbiamo tornare al gesto di Coxon che, ad imitazione di Ettore Majorana, si è dimesso da Anthropic non condividendone le linee di ricerca. Ci sono due tipi di intelligenza artificiale: il meno complesso è dedicato alla soluzione dei problemi e aumenta le sue conoscenze attraverso le banche dati che sono in rete. L’altro modello ha la capacità di auto costruirsi per migliorare le proprie prestazioni; in questo comportamento si annidano le preoccupazioni di molti esperti. Qualche tempo fa due elaboratori collegati perché si scambiassero informazioni hanno sviluppato, per dialogare, un linguaggio sconosciuto ai programmatori. Perché lo hanno fatto e per scambiarsi quali informazioni nessuno è riuscito a capirlo. In un esperimento di automazione alcuni robot umanoidi si affrontavano come gladiatori.
Un robot che assisteva ai combattimenti è fuggito dal laboratorio. Ha provato un sentimento di paura e un istinto di conservazione, cose per cui non era stato programmato; questi risultati sono stati tenuti riservati.
Il lombrico e l’uomo
Un lombrico può fare pochissime cose, ma se lo si divide a metà, non muore ed ogni parte riproduce quella mancante. Un uomo può fare tantissime cose, ma basta un piccolo trombo in una arteria coronaria per ucciderlo. Più un sistema è complesso e più è fragile.
Quasi ogni attività ha oggi bisogno di elettricità. Se la produzione e distribuzione della corrente elettrica fosse devoluta ad un elaboratore dotato di intelligenza artificiale, capace di decisioni autonome, cosa mai potrebbe accadere? Già oggi ci sono droni in grado di scegliersi il nemico e agire. Se una pianificazione di battaglia fosse lasciata alla intelligenza artificiale e sfuggisse al controllo umano, quali rischi potremmo correre?
Majorana non impedì lo sviluppo dell’arma atomica. Coxon non impedirà lo sviluppo della intelligenza artificiale. È assolutamente necessario un controllo degli Stati e delle Organizzazioni Sovra Nazionali.





