La leadership di Keir Starmer vacilla mentre Wes Streeting, ministro della Salute e figura di punta dell’ala blairiana, tenta di raccogliere i numeri necessari per lanciare una sfida formale alla guida del Partito Laburista.
La sua mossa ha scatenato una corsa frenetica tra i parlamentari della sinistra interna, alla ricerca di un candidato capace di contrastarlo: i nomi che circolano sono quelli di Ed Miliband e Angela Rayner, entrambi considerati in grado di catalizzare il malcontento crescente. Il partito è in ebollizione dopo i risultati elettorali disastrosi, con Starmer che ha convocato ministri e deputati nel suo ufficio per implorare unità e scongiurare una competizione che, a suo dire, precipiterebbe il governo nel caos.
Ma la pressione aumenta. Streeting, convinto di poter raggiungere gli 81 sostenitori necessari, ha intensificato le telefonate ai colleghi, sorprendendo anche chi non appartiene alla sua corrente.
I suoi alleati assicurano che la sfida è ormai inevitabile, mentre i detrattori lo accusano di destabilizzare il partito nel momento più delicato della legislatura. Sul fronte moderato, gli occhi restano puntati su Andy Burnham, sindaco della Greater Manchester e favorito di molti parlamentari. Ma la sua assenza dalla Camera dei Comuni complica ogni scenario: senza un seggio, non può correre.
Le manovre per trovargli una circoscrizione sicura non hanno ancora prodotto risultati, e un rinvio della competizione appare l’unica via per consentirgli di entrare in gioco.
Downing Street continua a ribadire che Starmer intende resistere, forte del vantaggio garantito dal sistema di voto preferenziale.
Ma tra errori di comunicazione, tensioni interne e sondaggi stagnanti, cresce il timore che il partito stia scivolando verso una guerra civile politica. E mentre i parlamentari si dividono tra fedeltà, ambizioni e calcoli di sopravvivenza, il Labour rischia di implodere proprio quando dovrebbe dimostrare stabilità di governo.





