La leadership di Keir Starmer è entrata in una fase critica. Più di settanta parlamentari laburisti hanno chiesto pubblicamente al primo ministro di fissare una data per le dimissioni, segnalando una frattura ormai evidente nel partito. Nonostante la promessa di “combattere qualsiasi sfida”, Starmer appare sempre più isolato, mentre anche figure un tempo lealiste iniziano a prendere le distanze.
Il premier ha avvertito che un cambio di guida precipitoso “non verrebbe mai perdonato dal Paese”, ma le pressioni crescono. Fonti governative parlano di ministri pronti a consigliargli in privato di “valutare la realtà politica”. Tra i silenzi più pesanti, quello di Wes Streeting, ministro della Salute, i cui alleati hanno chiesto una “transizione rapida”.
Anche i sostenitori di Andy Burnham, sindaco di Manchester, si muovono per favorire un ricambio, mentre Angela Rayner, frenata da questioni fiscali, sembra orientarsi verso un ruolo di squadra più che da candidata diretta.
Il malcontento si estende ai ranghi intermedi del partito: oltre un quarto dei parlamentari di secondo piano ritiene che Starmer non abbia la forza per guidare il Labour alle prossime elezioni. Alcuni, come Chris Curtis del Labour Growth Group, chiedono apertamente “una nuova leadership e un processo ordinato per il futuro del partito”.
Altri temono che un cambio improvviso possa destabilizzare il governo e favorire Nigel Farage, che cavalca la crisi laburista. Nel frattempo, il premier tenta di resistere. Nel suo discorso di lunedì ha ribadito di voler dimostrare che i detrattori “si sbagliano” e di non voler gettare il Paese nel caos. Ma le defezioni continuano, e la tensione cresce anche nei gruppi interni di comunicazione, dove alcuni deputati denunciano “una strategia disastrosa e una leadership assente”.
Il Labour, che aveva promesso stabilità e rinnovamento, si ritrova ora a fronteggiare la più grave crisi interna della sua storia recente.





