venerdì, 18 Ottobre 2019
Società

Verso il ritorno dell’educazione civica nelle scuole

Nel corso dell’anno scolastico appena iniziato non ci sarà alcuna sperimentazione dello studio obbligatorio dell’Educazione civica.

Nei giorni scorsi il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha espresso parere negativo all’unanimità. E il nuovo ministro Lorenzo Fioramonti ha ritenuto di seguire questa indicazione, condividendo le perplessità legate agli adempimenti sul piano organizzativo e didattico di difficile attuazione per motivi di tempo. Si tratta, comunque, di una materia fondamentale per gli alunni del primo e del secondo ciclo di istruzione.

Ne abbiamo parlato con il professore Salvatore Prisco, ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico nell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.

Salvatore Prisco

Quanto è importante l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole?
“L’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole è fondamentale, a patto che non sia cattedratico e formale. Bisogna puntare su docenti appassionati che coinvolgano il più possibile gli studenti, magari partendo dalle esperienze di vita quotidiana di ciascuno, sollecitando le domande e la curiosità. Solo in questo modo si può raggiungere l’obiettivo di formare i futuri cittadini, i quali dovranno conoscere i contenuti della Carta costituzionale per sviluppare competenze ispirate ai valori della responsabilità, della legalità, della partecipazione e della solidarietà”.

Come giudica, invece, il linguaggio della politica attuale?
“La mia impressione è che la politica sia distante dal sentimento della gente. Manca una classe dirigente all’altezza del compito come quella che ho conosciuto io che ho 70 primavere alle spalle. Oggi si utilizza il linguaggio dei social, rozzo e volgare, per inseguire le mode del momento. Manca del tutto una visione di prospettiva”.

Come si possono riavvicinare i più giovani alla vera politica?
“Me lo chiedo anche io da diverso tempo. Bisogna, senza dubbio, ripartire dalla scuola, ma coinvolgere anche le famiglie e le altre agenzie formative. Un tempo vi erano tante occasioni di formazione: negli oratori, nelle scuole di partito. Non è facile, si tratta di un percorso graduale che richiede impegno e dedizione. Occorrono genitori non distratti che seguano i figli, docenti appassionati in grado di trasmettere non solo nozioni ma soprattutto valori. In pratica, si tratta di ricostruire il tessuto civile che si è sfilacciato”.

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