Li chiamano cartomanti, sensitivi, streghe, occultisti, guaritori, consulenti spirituali. Cambiano nomi e definizioni per adattarsi ai tempi, ma il meccanismo resta sorprendentemente sempre lo stesso e, soprattutto, continuano a prosperare, soprattutto nei momenti di crisi, quando il bisogno di risposte diventa più forte della capacità di restare nell’incertezza. Così, milioni di persone continuano ad affidare il proprio futuro a un mazzo di carte, a una lettura astrologica o a una voce dall’altra parte dello schermo. Un paradosso solo apparente, perché il bisogno di credere sopravvive a qualsiasi progresso.
Secondo l’Osservatorio Antiplagio ogni anno circa 12 milioni di italiani si rivolgerebbero a una delle categorie dei cosiddetti operatori dell’occulto, con una spesa media di circa 500 euro annui. Un fenomeno che non accenna a diminuire, anzi si rafforza con la crescita dei social, dove oggi si concentra la maggior parte dei contatti e dei consulti, circa il 90% contro il 10% in presenza. Un bottino che si aggirerebbe attorno ai 6 miliardi di euro, con una quota dominante online e una clientela prevalentemente femminile, intorno al 68%.
Perché continuano a proliferare
La domanda più interessante, forse, non è tanto perché esistano ancora figure come cartomanti, astrologi o guaritori spirituali, ma perché riescano a prosperare proprio in una società iperconnessa, informata e tecnologica. La risposta sta probabilmente nel fatto che queste pratiche non occupano il terreno della razionalità, bensì quello emotivo. Offrono rassicurazione, interpretazioni semplici e una sensazione di controllo in contesti segnati da precarietà, solitudine e incertezza.
Nei momenti di crisi personale o collettiva, rappresentata da difficoltà economiche, relazioni instabili, problemi di salute, cambiamenti sociali, aumenta il bisogno di attribuire un senso agli eventi. In questo spazio si inseriscono le pratiche esoteriche, che spesso propongono narrazioni immediate e consolatorie, per le quali nulla accade per caso, ogni sofferenza ha una spiegazione nascosta, ogni problema potrebbe essere sciolto attraverso un rituale, un consulto o un percorso spirituale.
Anche i social network hanno avuto un ruolo decisivo nel rafforzare il fenomeno. Le piattaforme digitali favoriscono contenuti emotivi, intuitivi e altamente personalizzati, caratteristiche perfette per astrologia, tarocchi e spiritualità contemporanea. Video brevi, dirette, rituali condivisi e oroscopi costruiti per coinvolgere il pubblico permettono a queste figure di entrare nella quotidianità degli utenti con estrema facilità. L’algoritmo, inoltre, tende a rafforzare l’interesse iniziale. In pratica, chi guarda un contenuto esoterico finirà rapidamente immerso in una sequenza continua di profili simili.
A rendere il fenomeno ancora più resistente è poi la progressiva normalizzazione culturale di queste pratiche. Oggi astrologia, energie, manifestazione e spiritualità alternativa vengono spesso presentate non come credenze assolute, ma come strumenti di benessere personale o introspezione. Questo abbassa le difese critiche e amplia enormemente il pubblico, includendo anche persone che non si definirebbero superstiziose.
Esiste, infine, un elemento relazionale da non sottovalutare. Molti consulti funzionano anche perché offrono ascolto, attenzione e vicinanza emotiva, aspetti che in alcune situazioni mancano nelle relazioni quotidiane o nei percorsi di supporto tradizionali. Il rischio nasce quando questo rapporto si trasforma in dipendenza psicologica o in una fonte continua di spesa economica, soprattutto nei confronti delle persone più vulnerabili.
Tradizione e modernità
Anche l’immaginario legato a queste figure è cambiato nel tempo. Se in passato la rappresentazione più comune era quella della cartomante tradizionale, spesso associata a un’estetica riconoscibile fatta di abiti vistosi, simboli esoterici e un’aura volutamente misteriosa, oggi la presenza online ha progressivamente normalizzato queste figure. Sui social molti profili si presentano in modo più sobrio e quotidiano, come persone apparentemente comuni che alternano contenuti personali a letture simboliche o consulenze spirituali. Restano alcuni elementi ricorrenti come cristalli, tarocchi o riferimenti energetici, ma inseriti in un contesto estetico più vicino al linguaggio visivo del lifestyle digitale.
Parallelamente anche gli spazi in cui queste attività si svolgono si sono ampliati. Non restano più confinati allo spazio privato o alla sola dimensione online, ma compaiono sempre più spesso anche in eventi, serate e incontri informali, dove le pratiche di lettura e consulenza vengono proposte in modo più libero e utilizzate anche come occasione di promozione dei propri servizi online.
Magia e giurisprudenza
Quando queste pratiche restano nell’ambito della curiosità o di una scelta personale sono assolutamente legittime. La situazione cambia quando si finisce in mani sbagliate, quando, cioè, il consulto diventa qualcosa di diverso, una dipendenza, un modo per orientare le decisioni o uno strumento di pressione su persone più fragili. È lì che si sposta il confine, spesso difficile da tracciare.
In Italia non esiste un divieto diretto delle pratiche esoteriche o divinatorie in sé. La legge interviene soprattutto quando queste attività diventano occasione di abuso o di guadagno scorretto. In passato, per esempio, il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza ha richiamato il divieto di esercitare attività basate sull’approfittamento della credulità altrui.
Anche il reato di abuso della credulità popolare, previsto dal codice penale, è stato per anni uno dei riferimenti principali. Oggi non è più un reato perché è stato depenalizzato nel 2016 e trasformato in una semplice sanzione amministrativa.
Quando però la situazione diventa più grave, il codice penale continua a intervenire con strumenti più pesanti, come la truffa o la circonvenzione di incapace, soprattutto nei casi in cui vengono sfruttate fragilità emotive o psicologiche. Infine anche le regole a tutela dei consumatori si applicano sempre più spesso a questi servizi, in particolare online, dove il tema centrale non è tanto la credenza in sé, ma il modo in cui il servizio viene presentato e venduto.
Leggi anche:





