Il Partito Laburista guidato da Keir Starmer sta affrontando una delle peggiori battute d’arresto dalla sua vittoria alle elezioni nazionali del 2024. I primi risultati delle elezioni locali di venerdì mostrano perdite pesantissime nelle storiche roccaforti del Nord e delle Midlands, oltre che in alcune aree di Londra, segno di una rabbia diffusa dell’elettorato nei confronti del primo ministro.
A beneficiarne è Reform UK, il partito populista di Nigel Farage, che ha conquistato oltre 300 seggi nei consigli comunali inglesi e si prepara a diventare un attore decisivo anche in Scozia e Galles, dove potrebbe contendere spazio ai partiti nazionalisti SNP e Plaid Cymru. Secondo il sondaggista John Curtice, il quadro emerso è “più negativo del previsto”, con un Labour incapace di difendere molti dei circa 2.500 seggi che aveva in gioco.
Le elezioni per i 136 consigli locali in Inghilterra e per i parlamenti decentrati di Scozia e Galles rappresentano il test più significativo prima delle prossime elezioni generali del 2029, e diversi parlamentari laburisti avvertono che un risultato disastroso potrebbe riaprire il dibattito sulla leadership di Starmer. Il ministro della Difesa John Healey ha invitato alla calma, sostenendo che un’elezione interna sarebbe “l’ultima cosa che gli elettori desiderano”.
Il Labour ha perso il controllo del consiglio di Tameside per la prima volta in quasi cinquant’anni, è stato spazzato via a Wigan e ha mantenuto solo tre dei sedici seggi difesi a Salford. La frammentazione del sistema bipartitico appare ormai irreversibile. Oltre all’avanzata di Reform, anche i Verdi stanno guadagnando consensi, mentre i partiti nazionalisti consolidano il loro peso nelle nazioni costitutive.
Starmer, eletto con una delle maggioranze più ampie della storia recente, deve ora fare i conti con un mandato segnato da retromarce politiche, turbolenze interne e scandali imbarazzanti, come la breve nomina di Peter Mandelson a ambasciatore negli Stati Uniti.






