La crisi internazionale, il costo dell’energia, la competitività europea e il futuro dell’industria italiana. L’assemblea annuale di Confindustria si è trasformata ieri in un confronto diretto tra politica e sistema produttivo, con Giorgia Meloni ed Emanuele Orsini accomunati dalla richiesta di una svolta europea, ma divisi da priorità e linguaggi. Sullo sfondo, ovviamente, le guerre, le tensioni in Medio Oriente e la pressione crescente che le imprese italiane avvertono sui costi e sugli investimenti.
Davanti a Sergio Mattarella il Premier ha scelto di partire dalla crisi iraniana e dagli effetti che il conflitto sta generando sull’economia: “Sta producendo effetti dirompenti sui costi per le famiglie e per le imprese e sulla competitività dei nostri sistemi produttivi”, ha detto il Primo Ministro che ha così voluto collegare il quadro geopolitico alle difficoltà quotidiane dell’economia reale.

Il Presidente del Consiglio ha infatti rilanciato la richiesta di maggiore flessibilità europea e ha sostenuto che le condizioni attuali giustificano l’estensione delle misure già previste per sicurezza e difesa. “Non si tratta di fare debito”, ha precisato, ma di utilizzare in modo diverso le risorse disponibili. Da un lato la necessità di rafforzare la sicurezza, dall’altro l’obiettivo di sostenere famiglie e imprese strette tra rincari energetici, inflazione e rallentamento della domanda.
Il rapporto con Bruxelles
Il cuore politico dell’intervento è stato però il rapporto con Bruxelles. Meloni ha riproposto una linea già emersa negli ultimi mesi, ma con toni più netti: “Chiediamo che l’Europa faccia meno e lo faccia meglio”, il suo monito per poi invocare il principio di sussidiarietà e criticando quella che ha definito una struttura burocratica incapace di favorire crescita e competitività. Secondo il Premier l’Unione europea ha sacrificato visione strategica e sviluppo industriale in favore di approcci ideologici e tecnocratici, finendo per rallentare la capacità di reazione del continente.
Per Meloni il tema centrale resta la velocità: “Viviamo nell’epoca delle policrisi”, ha detto, descrivendo uno scenario in cui instabilità e incertezza sono diventate la normalità. In questo contesto, ha sostenuto, l’Europa deve ridurre tempi decisionali e regole considerate eccessive. “La semplificazione deve essere il nostro mantra”, ha insistito.
Accanto alle critiche verso Bruxelles il Primo Ministro ha rivendicato i risultati economici ottenuti dall’Italia. Ha citato il record dell’export, arrivato a 643 miliardi, e la crescita delle esportazioni verso gli Stati Uniti, presentandoli come la prova di una ritrovata credibilità internazionale del Paese. “Non siamo più l’anello debole d’Europa”.
Il Mezzogiorno
Meloni ha poi insistito sul ruolo del Mezzogiorno, definito una leva decisiva per la crescita nazionale. Ha ricordato che dall’inizio della legislatura mezzo milione di persone nel Sud ha trovato lavoro e ha indicato lo sviluppo dell’area meridionale come una questione nazionale e non territoriale. In questa prospettiva il governo punta ad ampliare gli strumenti legati alla Zes unica e agli incentivi per gli investimenti. Un altro passaggio centrale ha riguardato l’energia. Il Presidente ha confermato la volontà dell’esecutivo di riportare il nucleare in Italia attraverso tecnologie di nuova generazione e mini reattori modulari: “Entro l’estate sarà approvata la legge delega”.

Dal fronte industriale Emanuele Orsini ha accolto alcuni segnali del Governo, ma ha chiesto interventi più rapidi. “Il momento della verità è arrivato”, ha detto il Presidente di Confindustria che ha posto in particolare l’accento sulla necessità di compiere scelte immediate su politica industriale, energia, governance e investimenti. Secondo Orsini, Italia ed Europa rischiano di perdere peso economico e occupazione senza una risposta comune tra istituzioni, imprese e sindacati.
Il nodo energetico resta quello più urgente per gli industriali. Orsini ha definito il prezzo dell’energia “una minaccia esistenziale” per le imprese italiane, sostenendo che il sistema produttivo nazionale continui a pagare costi più alti rispetto ai concorrenti europei. Anche il leader degli industriali ha rilanciato il nucleare come scelta necessaria per garantire continuità produttiva e ridurre le emissioni.
Questione salariale
Nel suo intervento Orsini ha affrontato anche la questione salariale e ha riconosciuto che i bassi stipendi rappresentano un problema strutturale per il Paese: “Le basse retribuzioni allontanano i giovani dall’Italia”, le sue parole. Il Presidente di Confindustria ha quindi rilanciato il dialogo con i sindacati e la necessità di contrastare i contratti pirata attraverso il rafforzamento dei contratti nazionali firmati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative.

A chiudere l’assemblea è stato il richiamo alle tensioni internazionali: “La guerra è una sconfitta per l’umanità”, ha detto, collegando i conflitti alle crisi economiche, all’aumento della povertà e all’uso dell’energia come strumento di pressione geopolitica.




