Donald Trump ha escluso una proroga del cessate il fuoco, mentre Teheran ha fatto sapere di essere pronta a ricorrere alla forza per rompere il blocco navale americano nello Stretto di Hormuz se la diplomazia dovesse fallire. Parallelamente, a Gaza resta aperto il confronto sul piano sostenuto dalla Casa Bianca: Benjamin Netanyahu continua a subordinare il ritiro israeliano al completo disarmo di Hamas, mentre le elezioni israeliane del 27 ottobre pesano sui negoziati. Secondo un alto funzionario iraniano citato da Reuters, i colloqui con Washington sono bloccati e Teheran è pronta a un’azione militare per rompere il blocco americano qualora i canali diplomatici non producano risultati.
Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti non intendono estendere la tregua e di non credere che l’Iran sia disposto ad accettare “il tipo di accordo che ritengo necessario”, ribadendo che Teheran “non può avere un’arma nucleare e non l’avrà”. Il presidente americano ha inoltre rivendicato il “controllo totale” dello Stretto grazie al blocco navale e rilanciato l’ipotesi di dichiararlo territorio statunitense. Secondo Trump, Washington starebbe sottraendo all’Iran “milioni di barili di petrolio a settimana”. Ancora più dure le parole rivolte all’Oman, impegnato nella mediazione: “Se si mette di mezzo, lo bombarderemo senza pietà”, ha detto Trump, aggiungendo successivamente che Muscat “non si è comportata molto bene”.
Negoziati con l’Oman
La tensione si riflette direttamente sulla navigazione. L’UKMTO ha riferito che una nave in uscita da Hormuz è stata colpita da un proiettile non identificato: danneggiata la sala macchine e ferito un membro dell’equipaggio, mentre i superstiti sono stati assistiti dalla Guardia costiera omanita. Il giorno precedente l’Iran aveva inoltre sequestrato una petroliera appartenente a una società emiratina vicino all’isola di Qeshm, sostenendo che il transito sicuro richieda l’utilizzo della rotta iraniana, il pagamento di tariffe e l’autorizzazione di Teheran.
Iran e Oman continuano comunque a lavorare a un meccanismo per il passaggio delle navi. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha riferito al collega turco Hakan Fidan che i colloqui puntano a individuare “un percorso adeguato per il passaggio sicuro” e a prevenire un’ulteriore escalation. Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha invitato Washington e Teheran a riprendere rapidamente i negoziati, ribadendo che “non esiste una soluzione militare” al conflitto.
Netanyahu: prima il disarmo di Hamas
Sul dossier Gaza, l’inviato americano Jared Kushner ha incontrato a Gerusalemme Netanyahu dopo i colloqui avuti in Egitto con i vertici di Hamas. Secondo fonti israeliane, le parti hanno concordato che il disarmo della milizia preceda il ritiro completo delle forze israeliane e che la consegna delle armi possa avvenire sotto la supervisione di un generale americano. Nessuna conferma ufficiale è arrivata da Washington.
Netanyahu ha annunciato la creazione di due gruppi di lavoro: uno dedicato alla smilitarizzazione della Striscia e un secondo a servizi igienici, acqua potabile e sanità. La ricostruzione, secondo la posizione israeliana, potrà iniziare soltanto dopo il disarmo. Kushner ha riferito che i dirigenti di Hamas “hanno detto tutte le cose giuste” e che, pur essendo “molto difficile fidarsi”, gli Stati Uniti intendono “dare loro una possibilità di agire”. Trump ha da parte sua affermato che “sarebbe meglio se Israele non attaccasse Gaza”, sostenendo che Hamas avrebbe accettato di deporre le armi.
Elezioni e negoziato
Il principale ostacolo resta però politico. Secondo la CNN, Netanyahu avrebbe spiegato a Kushner che procedere rapidamente con il piano americano è “problematico” in vista delle elezioni israeliane del 27 ottobre. Il premier, in difficoltà nei sondaggi e sotto pressione dalla destra, insiste perché Hamas compia per prima passi concreti. Il ministro Bezalel Smotrich ha già respinto ogni ipotesi di compromesso, sostenendo che l’obiettivo debba restare la “completa distruzione di Hamas” e la piena conquista israeliana della Striscia. Hamas, dal canto suo, avrebbe chiesto un impegno pubblico di Netanyahu ad accettare l’accordo prima di avviare concretamente il disarmo. Il negoziato resta quindi aperto, mentre Washington tenta di evitare che il confronto su Gaza e la crisi con l’Iran si trasformino contemporaneamente in due nuove escalation regionali.





