Una controversia giudiziaria che coinvolge la Cornell University e alcuni membri della confraternita Chi Phi è tornata al centro dell’attenzione pubblica negli Stati Uniti dopo la riapertura di un’indagine penale e il deposito di una causa civile che solleva interrogativi sulle procedure adottate dall’ateneo nella gestione delle denunce studentesche.
Al centro della vicenda vi è una ex studentessa che, attraverso una denuncia civile presentata a settembre, sostiene di aver subito gravi violazioni durante un episodio risalente al 2024. La causa è rivolta sia contro l’università sia contro sette membri della confraternita. Nonostante la denuncia presentata alle autorità universitarie e alle forze dell’ordine, all’epoca dei fatti non furono eseguiti arresti né vennero formulate accuse penali.
La posizione dell’ateneo
L’università respinge le contestazioni relative alla propria condotta istituzionale. Cornell ha dichiarato di aver svolto un’indagine secondo le procedure previste dal Titolo IX, la normativa federale che disciplina i casi di discriminazione e molestie nei contesti educativi. Secondo l’ateneo, il procedimento interno si sarebbe concluso con un’udienza davanti a una commissione composta da personale formato appositamente, che avrebbe esaminato testimonianze e prove nel corso di più giornate. Le sanzioni adottate nei confronti di alcuni studenti avrebbero incluso sospensioni temporanee ed espulsioni.
Le reazioni degli studenti
Particolare attenzione ha suscitato l’accusa secondo cui alcuni studenti avrebbero ricevuto trattamenti disciplinari particolarmente indulgenti. L’università ha però negato tale ricostruzione, affermando che nessun coinvolto ha potuto evitare conseguenze significative attraverso semplici misure alternative. Nel frattempo, due degli studenti citati nella causa hanno scelto di intervenire pubblicamente tramite i propri avvocati. Entrambi respingono con decisione ogni addebito. La difesa di uno degli studenti sostiene di disporre di elementi scientifici che contraddirebbero alcune delle affermazioni contenute nella denuncia civile, mentre un secondo studente afferma di non aver partecipato agli episodi oggetto della controversia e sottolinea di non essere stato ritenuto responsabile dall’università per le accuse più gravi.





