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Iran, tra ipotesi di negoziato e guerra: Teheran smentisce gli Usa

Iran, tra ipotesi di negoziato e guerra: Teheran smentisce gli Usa

martedì, 29 Settembre 2026
2 minuti di lettura

La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran entra in una nuova fase, sospesa tra l’ipotesi di un ritorno al negoziato e la possibilità di una nuova escalation militare. Dopo il rifiuto della proposta avanzata da Teheran, Donald Trump ha annunciato che potrebbero esserci nuovi colloqui già questa settimana, senza però escludere la ripresa degli attacchi contro l’Iran.

Da Teheran, tuttavia, arriva una smentita netta. Una fonte vicina alla delegazione iraniana presente a New York, citata dall’agenzia Irna, ha dichiarato che non sono previsti negoziati con gli Stati Uniti. La distanza tra le due posizioni resta quindi evidente: Washington mantiene aperto il canale diplomatico, ma contemporaneamente conserva l’opzione militare; l’Iran, almeno pubblicamente, nega che siano in programma nuovi colloqui.

Il confronto continua intanto a concentrarsi anche sullo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico mondiale. Teheran rivendica la propria capacità di condizionare la navigazione nello stretto e la presenza americana nella regione. In un messaggio diffuso in occasione dell’anniversario dell’inizio della guerra Iran-Iraq, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha sostenuto che gli Stati Uniti non oserebbero spingersi oltre il Mar Arabico e che la loro presenza nella regione sarebbe destinata a ridursi.

Khamenei ha inoltre ribadito la narrazione iraniana della guerra come confronto con una potenza straniera e ha escluso un ritorno dell’Iran alla condizione precedente alla rivoluzione islamica. Secondo la Guida Suprema, la mobilitazione interna avrebbe raggiunto dimensioni considerevoli, con oltre 30 milioni di iraniani che avrebbero dichiarato la propria disponibilità al “sacrificio”.

Sul piano regionale, la crisi continua a intrecciarsi con altri fronti. L’Alta rappresentante dell’Ue Kaja Kallas ha chiesto di rafforzare l’operazione navale europea Aspides, impegnata nella protezione della navigazione nel Mar Rosso, sottolineando come Hormuz, Bab el-Mandeb e Mar Nero siano ormai nodi strategici la cui destabilizzazione può produrre conseguenze ben oltre le aree direttamente interessate.

A complicare ulteriormente il quadro è il ritorno della minaccia terroristica sul territorio britannico. Cinque uomini sono stati arrestati in relazione a un presunto attentato esplosivo contro la base della Raf di Fairford, nel Gloucestershire, utilizzata anche dai bombardieri statunitensi impegnati nelle operazioni contro l’Iran. I cinque arrestati sono tutti cittadini britannici residenti a Londra.

L’antiterrorismo britannica ha definito l’indagine “a vasto raggio ed enormemente complessa” e mantiene per ora cautela sull’eventuale matrice. L’ambasciata iraniana nel Regno Unito ha negato categoricamente qualsiasi coinvolgimento di Teheran. Il collegamento con l’Iran resta dunque, allo stato delle informazioni disponibili, un’ipotesi investigativa e non un fatto accertato.

Trump ha invece rivendicato la collaborazione con Londra nell’operazione, definendola una dimostrazione della “grande collaborazione” tra Stati Uniti e Regno Unito.

Parallelamente, Israele continua a muoversi sul fronte diplomatico e giudiziario. Il governo di Benjamin Netanyahu ha incaricato un gruppo interministeriale e il responsabile del Dipartimento di diritto internazionale del ministero della Giustizia di preparare un dossier sul presidente turco Recep Tayyip Erdogan da sottoporre alla Corte penale internazionale.

Il quadro complessivo resta quindi quello di una crisi che non trova ancora una via d’uscita diplomatica. Washington parla di nuovi contatti, Teheran li smentisce, mentre sul terreno rimane concreta la possibilità di una ripresa delle operazioni militari. Intorno al conflitto, intanto, si allargano i fronti: dalla sicurezza delle rotte marittime alla pressione sulle infrastrutture militari occidentali, fino allo scontro politico e giudiziario tra Israele e Turchia.

Paolo Falconio

Paolo Falconio

Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)

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