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Il dilemma strategico americano

mercoledì, 19 Agosto 2026
2 minuti di lettura

Negli ultimi anni gli USA hanno dovuto ripensare alla loro egemonia globale. L’ impossibilità di intervenire efficacemente in contesti multi teatro li sta costringendo a ragionare sulla loro postura strategica.

Più esplicitamente li sta costringendo a valutare quali sono gli interessi vitali del Paese.

La posizione più estrema è l’ isolazionismo americano che li vorrebbe vedere esercitare il loro dominio solo nel loro emisfero ( cd dottrina Monroe). Questa dottrina appare tuttavia difficilmente compatibile con la struttura strategica maturata dagli Stati Uniti nel corso del XX e del XXI secolo. Una parte significativa dell’apparato politico, militare ed economico americano continua infatti a concepire gli Stati Uniti come una potenza imperiale. In questa prospettiva, l’esercizio del potere globale non rappresenta una scelta contingente, dalla quale sia possibile semplicemente recedere.

All’interno di una prospettiva realista, il dilemma strategico americano tende pertanto a concentrarsi su due principali opzioni: il dominio offshore e il dominio selettivo. Si tratta, peraltro, di categorie non necessariamente alternative in senso assoluto, poiché possono essere combinate secondo una logica a geometria variabile, in funzione della rilevanza strategica dei diversi teatri.

Il dominio offshore presuppone una capacità di controllo esercitata prevalentemente a distanza, attraverso superiorità navale e aerea, alleanze, basi temporanee, strumenti economici e tecnologici e capacità di intervento rapido, senza la necessità di una presenza militare permanente e quantitativamente rilevante. Il dominio selettivo, al contrario, implica l’identificazione di specifici interessi vitali nei confronti dei quali Washington ritiene indispensabile mantenere una presenza militare diretta e una capacità credibile di intervento.

È quest’ultima impostazione ad aver progressivamente assunto maggiore rilevanza nella pianificazione strategica americana. Gli Stati Uniti hanno individuato almeno quattro grandi aree considerate essenziali per la propria sicurezza e per la conservazione della propria posizione sistemica: l’Europa, il Golfo Persico, l’Indo-Pacifico e l’emisfero occidentale. A queste si aggiunge una dimensione trasversale rappresentata dal controllo degli spazi marittimi e dei principali chokepoints, la cui rilevanza eccede quella dei singoli teatri regionali..

Il problema è che queste quattro aree da sole comportano un over stretching del dispositivo americano e nuove realtà geostrategiche emergono con forza come nel caso dell’ artico.

Questa impostazione è tuttavia sottoposta a una crescente pressione sistemica. Le guerre contemporanee hanno dimostrato come i conflitti ad alta intensità possano protrarsi per anni, richiedendo ingenti risorse economiche, industriali e umane. Parallelamente, la diffusione di sistemi d’arma relativamente avanzati, combinata con missili a lunga gittata, droni, capacità anti-access/area denial, guerra elettronica e strumenti asimmetrici, consente alle medie potenze di aumentare considerevolmente il costo della proiezione di potenza delle grandi potenze.

Il risultato è una progressiva erosione del rapporto tradizionale tra superiorità tecnologica e capacità di conseguire rapidamente gli obiettivi strategici. La superiorità militare americana rimane considerevole, ma la sua traduzione in risultati politici appare più complessa rispetto al passato. I conflitti in Ucraina e nel teatro iraniano sono destinati, in questa prospettiva, a produrre conseguenze rilevanti anche sulle strategie di riarmo delle medie potenze e, conseguentemente, sulle future modalità attraverso cui Washington eserciterà il proprio dominio

Il rischio è l’ elaborazione da parte delle superpotenze di una nuova dottrina nucleare che lasci ampi margini all’ uso di queste armi, ma che avrebbe conseguenze gravissime in termini di proliferazione orizzontale degli arsenali nucleari e romperebbe il tabù sull’uso delle stesse.

Siamo in presenza di due superpotenze ( Cina e USA), più una di ritorno e non esiste ancora nessuno ordine multipolare. Al momento vi è solo il caos derivante da conflitti militari ed economici che derivano dalla sfida Sino Russa e il tentativo di contenimento da parte americana

Paolo Falconio

Paolo Falconio

Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)

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