I chatbot di intelligenza artificiale sono diventati un problema quotidiano per gli insegnanti americani, ma a Charleston, South Carolina, l’inizio del nuovo anno scolastico ha preso una direzione diversa. In un auditorium di liceo gremito, docenti e presidi hanno osservato un’istruttrice chiedere a un sistema di AI di “creare una mappa del mondo”. Il risultato ha suscitato risate e incredulità: Mali trasformato in “Mail”, Egitto ribattezzato “Sopth”, e al posto della Libia un generico “Africa”. Una dimostrazione perfetta di quanto l’AI possa sbagliare con sicurezza assoluta.
«Se volete che i ragazzi non si fidino ciecamente dell’AI, usate la demo della mappa», ha detto Amanda Bickerstaff, fondatrice di AI For Education, che aiuta le scuole a creare politiche e programmi per un uso sicuro ed etico dell’intelligenza artificiale. Dopo tentativi iniziali di vietare i chatbot, molte scuole pubbliche stanno ora incoraggiando la sperimentazione controllata, così che gli studenti possano vedere direttamente le allucinazioni dell’AI e imparare a verificarne i contenuti.
La parola chiave del nuovo anno è “AI literacy”, un concetto ancora in evoluzione che non riguarda solo la capacità di usare gli strumenti generativi, ma anche di capire quando evitarli. Secondo Rebecca Winthrop del Brookings Institution, una buona alfabetizzazione digitale «include sapere quando non usarla». Con 37 stati che hanno già pubblicato linee guida ufficiali, la South Carolina è rimasta indietro. Il distretto scolastico di Charleston, con 50.000 studenti, ha deciso di costruire un modello autonomo.
La prima fase è stata la creazione di una politica sull’AI, con contributi di docenti, studenti e famiglie. I focus group hanno rivelato un uso diffuso ma non regolato dell’AI: tutti la usano, nessuno sa davvero come funziona. Ora parte la fase di formazione. Docenti e studenti delle medie e superiori riceveranno lezioni online e in presenza su bias, privacy, limiti dell’AI e verifica delle informazioni. Il corso mostra scenari reali, come chiedere aiuto per una ricerca, evidenziando che l’AI può inventare studi inesistenti con tono autorevole. Una sezione cruciale riguarda la privacy: non condividere informazioni personali, perché le conversazioni possono essere archiviate e usate per addestrare modelli.





