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Femminicidio è la parola più cercata su Treccani nel 2026: poi maranza e fake news

Ronzulli: “Il dato conferma un crescente allarme sociale”. Nella top ten anche overtourism, influencer, smart working, follower, rider, meme e selfie
mercoledì, 19 Agosto 2026
2 minuti di lettura

ʼFemminicidioʼ è la parola più consultata sul portale Treccani.it dall’inizio del 2026. Il termine precede ʼmaranzaʼ e ʼfake newsʼ, che occupano rispettivamente il secondo e il terzo posto. La graduatoria fotografa un lessico nel quale cronaca, trasformazioni sociali, internet, turismo e nuovi modelli di lavoro hanno assunto un peso crescente. Nelle prime dieci posizioni compaiono anche overtourism, influencer, smart working, follower, rider, meme e selfie.

Femminicidio in testa alle ricerche

Il primato di ʼfemminicidioʼ assume un significato che supera il dato linguistico. Treccani definisce il termine come l’“uccisione di una donna da parte di un uomo, spesso il marito o il compagno, all’interno di una cultura in cui le donne vengono spesso oppresse e sottoposte a violenza per il loro genere”. Prima registrato tra i neologismi e poi entrato nel vocabolario, era stato scelto dall’Istituto come parola dell’anno 2023 per la sua rilevanza socioculturale. Al secondo posto figura ʼmaranzaʼ, voce che ha modificato il proprio significato nel corso degli anni. Tra gli anni Ottanta e Novanta indicava soprattutto un abitante delle periferie urbane, non necessariamente giovane, che cercava di mettersi in mostra. Oggi identifica invece il giovane appartenente a gruppi di strada chiassosi, riconoscibili anche per abbigliamento, linguaggio e comportamenti.

Fake news sul podio

Internet e social network hanno contribuito all’affermazione di ʼfake newsʼ, terza voce più cercata. L’espressione indica le notizie false diffuse intenzionalmente online e fatte circolare con rapidità. Al quarto posto si colloca ʼovertourismʼ, termine passato dal lessico specialistico a quello giornalistico, politico e istituzionale. Descrive il sovraffollamento turistico in determinati periodi dell’anno nelle località più frequentate, con possibili conseguenze per monumenti, ambiente e residenti. La quinta posizione spetta a ʼinfluencerʼ, parola legata alla crescita delle professioni nate sui social network. Definisce un personaggio popolare sulle piattaforme digitali capace di incidere sui comportamenti, sulle scelte e sugli acquisti del proprio pubblico. ʼFollowerʼ, che identifica chi segue questi profili, compare invece al settimo posto.

Smart working tra le parole più consultate

Al sesto posto compare ʼsmart workingʼ, formula che Treccani segnala sarebbe preferibile sostituire con l’italiano ʼlavoro agileʼ. La sua diffusione si è consolidata durante la pandemia e il termine è diventato di uso corrente per indicare la flessibilità prevista dalla legge all’interno di un rapporto di lavoro, con l’obiettivo di favorire produttività e conciliazione tra attività professionale ed esigenze personali. Chiudono le prime dieci posizioni ʼriderʼ, ʼmemeʼ e ʼselfieʼ. Il primo termine indica chi effettua consegne a domicilio, soprattutto di piatti pronti, e si è imposto più dell’equivalente italiano ʼciclofattorinoʼ. ʼMemeʼ, parola coniata nel 1976 dal biologo Richard Dawkins a partire dal greco ʼmímemaʼ, identifica oggi un contenuto che passa da un utente all’altro sui social fino a diventare virale. ʼSelfieʼ definisce invece l’autoscatto realizzato in genere con uno smartphone o una webcam e spesso condiviso sulle piattaforme social.

“Un crescente allarme sociale”

Sul primato di ʼfemminicidioʼ è intervenuta Licia Ronzulli, Senatrice di Forza Italia e Vicepresidente del Senato. Per Ronzulliil fatto che il termine risulti il più consultato nel 2026 “fa riflettere su quanto questa piaga sia giustamente avvertita dai cittadini come un fenomeno di rilevante e crescente allarme sociale”. La Senatrice si è chiesta quante donne che avvertono una situazione di pericolo possano figurare tra coloro che hanno effettuato la ricerca e quanti familiari o amici di vittime di violenza abbiano cercato informazioni sui segnali d’allarme. Secondo Ronzulli, la statistica di Treccani conferma inoltre l’opportunità di aver reso il femminicidio “un reato specifico e a sé stante, soprattutto in chiave preventiva”. Lo Stato, ha concluso, ha il dovere di intervenire quando un fenomeno violento assume una diffusione preoccupante.

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