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Annunciata l’intesa Iran-Oman su Hormuz. Trump: “Se Muscat si mette in mezzo, bombarderemo”

Scadono i 60 giorni del memorandum con Washington. Baghaei: “Termine irrilevante, gli Usa hanno violato l’intesa”. Kushner vede Netanyahu dopo il colloquio con Hamas sul disarmo di Gaza
martedì, 18 Agosto 2026
2 minuti di lettura

L’Iran ha annunciato di aver raggiunto con l’Oman un’intesa sul transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, proprio nel giorno in cui scadevano i sessanta giorni previsti dal memorandum firmato il 17 giugno con gli Stati Uniti. Ma la possibile apertura diplomatica è stata immediatamente accompagnata da una nuova escalation verbale di Donald Trump: “Se l’Oman si mette in mezzo, lo bombarderemo senza pietà”, ha dichiarato il presidente americano a Fox News, aggiungendo che Washington dispone ancora di “ingenti riserve di armi”: “Quello che abbiamo usato finora sono noccioline”. Secondo il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei, Teheran e Muscat hanno raggiunto un accordo sulla “mappa del percorso di transito” e stanno lavorando ai dettagli di una dichiarazione congiunta.

Il meccanismo dovrebbe consentire alle navi commerciali di attraversare lo Stretto salvaguardando, secondo Teheran, “i diritti sovrani dei due Stati rivieraschi” e la sicurezza della navigazione. Le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi indicavano una rotta d’ingresso più vicina alle coste iraniane e una d’uscita verso quelle omanite. Baghaei ha attribuito la lentezza dei negoziati alle “complessità di sicurezza” determinate dalle operazioni di Stati Uniti e Israele e dalla presenza di numerosi attori regionali. Trump ha intanto ribadito su Truth Social che “l’obiettivo principale è, e sarà sempre, che l’Iran non possa possedere, in alcun modo, forma o maniera, un’arma nucleare”.

Scadono i 60 giorni

La giornata coincideva con la scadenza del periodo di sessanta giorni previsto dal memorandum Usa-Iran del 17 giugno per discutere la revoca delle sanzioni e il dossier nucleare. Teheran ha però dichiarato il termine “completamente irrilevante”. Secondo Baghaei, il memorandum non conteneva un vero ultimatum e prevedeva la possibilità di una proroga; inoltre Washington lo avrebbe “gravemente e diffusamente violato” poche settimane dopo la firma, impedendo l’avvio dei colloqui.

Il Wall Street Journal, citando fonti iraniane e arabe, ha riferito invece che la leadership di Teheran avrebbe considerato fin dall’inizio la tregua come un tentativo israelo-americano di guadagnare tempo e avrebbe utilizzato i due mesi per prepararsi a un conflitto più ampio. Il generale dei Pasdaran Yadollah Javani ha avvertito che la postura iraniana è pronta a trasformarsi “da difensiva a offensiva” e che il nemico deve aspettarsi “sorprese strategiche”.

La tensione si è estesa anche al Kurdistan iracheno. Due droni Hadid-110 lanciati dall’Iran hanno colpito nella notte l’area dell’ufficio del premier regionale Masrour Barzani e la residenza del capo dell’agenzia di sicurezza a Pirmam, nella provincia di Erbil. Non sono state segnalate vittime. Le autorità curde hanno definito l’attacco “del tutto inaccettabile”, avvertendo che i responsabili dovranno rispondere delle conseguenze.

Gaza, Kushner da Netanyahu dopo il colloquio con Hamas

Parallelamente prosegue la mediazione statunitense su Gaza. Jared Kushner ha incontrato a Gerusalemme Benjamin Netanyahu insieme a Nickolay Mladenov e Tony Blair, dopo il colloquio di 90 minuti avuto domenica in Egitto con la leadership di Hamas. Secondo Axios, Hamas ha ribadito l’impegno al disarmo e alla smilitarizzazione della Striscia e si è detto pronto a trasferire il controllo civile al futuro governo palestinese. Il nodo resta però la posizione israeliana. Secondo il Times of Israel, Hamas ha fatto sapere a Kushner che inizierà ad attuare il piano di disarmo soltanto se Netanyahu si impegnerà pubblicamente ad accettare l’intesa.

Il premier israeliano ha finora sostenuto che Hamas debba disarmarsi completamente prima di qualsiasi ritiro delle forze israeliane. Intanto a Gaza il ministero della Sanità ha riferito altri cinque morti nelle ultime 48 ore, portando a 73.399 il bilancio dichiarato delle vittime dall’inizio della guerra e a 174.310 quello dei feriti. In Libano, dove i raid israeliani del fine settimana hanno provocato undici morti, il presidente Joseph Aoun ha chiesto la proroga della missione Unifil, definendone la presenza essenziale per la stabilità del sud del Paese.

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