Wes Streeting ha scelto di non usare mezzi termini. L’ex ministro della Sanità britannico, dimessosi all’inizio del mese, ha definito la Brexit “un errore catastrofico” e, nello stesso momento, ha lanciato la sua candidatura alla guida del Partito Laburista e, potenzialmente, del Paese. Le sue dichiarazioni, pronunciate alla conferenza Progress del Labour, hanno scosso un partito già attraversato da tensioni interne dopo le pesanti sconfitte alle elezioni locali e l’avanzata del Reform UK.
Streeting ha chiesto apertamente le dimissioni di Keir Starmer, sostenendo che il Labour abbia bisogno di una nuova direzione per riconquistare credibilità e slancio. “Ci ha resi meno ricchi, meno potenti e meno in controllo di quanto non lo fossimo in qualsiasi altro momento prima della rivoluzione industriale”, ha detto riferendosi all’uscita dall’Unione Europea. Parole che segnano una delle critiche più dure provenienti da un esponente di primo piano del partito.
Nel suo intervento, Streeting ha delineato una visione che punta a un riavvicinamento strutturale all’Europa. Ha parlato della necessità di una “nuova relazione speciale” con Bruxelles e ha affermato che, un giorno, il Regno Unito “tornerà a far parte dell’Unione Europea”.
Una posizione che rompe con la prudenza mostrata finora dalla leadership laburista, restia a riaprire il dibattito sull’adesione per timore di alienare gli elettori pro‑Leave. Le sue parole arrivano in un momento delicato per la politica britannica. Il governo sta cercando di rafforzare i rapporti con l’Europa in un contesto di incertezza nei rapporti con il presidente statunitense Donald Trump, mentre il Labour è sotto pressione dopo le recenti sconfitte.
L’intervento di Streeting, dunque, non è solo un attacco alla Brexit, ma un tentativo di ridefinire l’identità del partito in un Paese ancora diviso. Resta da vedere se la sua candidatura riuscirà a catalizzare un consenso reale o se alimenterà ulteriori fratture interne.





