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Meloni e Trump, disgelo al G7: “L’Occidente resti unito”

Meloni e Trump, disgelo al G7: “L’Occidente resti unito”

A Evian il chiarimento dopo mesi di tensioni. Il Presidente Usa vede Zelensky e avverte Putin: “La Russia deve fare un accordo”. Sul tavolo anche le sanzioni a Mosca e il dossier Iran
mercoledì, 17 Giugno 2026
2 minuti di lettura

E dunque il chiarimento è arrivato lontano dai riflettori, il segnale politico invece è passato davanti alle telecamere. Giorgia Meloni e Donald Trump hanno archiviato al G7 di Evian le frizioni degli ultimi tempi, dopo mesi segnati da attacchi e diffidenze. Il colloquio tra il Premier e il Presidente americano è servito a rimettere al centro un punto che Palazzo Chigi considera decisivo: l’Occidente deve restare unito, soprattutto ora che Ucraina e Medio Oriente tornano a intrecciarsi nell’agenda dei leader.

 I leader prima della sessione di lavoro in formato G7 e Ucraina
I leader prima della sessione di lavoro in formato G7 e Ucraina

Il clima si è sciolto poco dopo, in un capannello a margine dei lavori. Meloni si è avvicinata a Trump, che parlava con il Cancelliere tedesco Friedrich Merz. Poi è arrivato Antonio Costa. Il Presidente del Consiglio europeo ha colto l’occasione per una battuta: “Siete di nuovo amici”. La risposta di Meloni è stata immediata: “Siamo sempre stati amici”. Trump ha rilanciato con un sorriso: “I was abandoned”, sono stato abbandonato. “No, youare not”, ha replicato il Primo Ministro italiano. Poche parole, ma sufficienti a dare una cornice pubblica al disgelo.

La scena racconta anche il ruolo che Meloni prova a giocare da mesi: tenere aperto il canale con Washington senza rompere il fronte europeo, difendere la linea atlantica e ridurre le distanze tra l’amministrazione Trump e le capitali Ue. Per il Primo Ministro la frattura tra le due sponde dell’Atlantico sarebbe il rischio peggiore nel momento in cui il G7 prova a stringere su Mosca e a dare una forma diplomatica alla crisi con l’Iran. Da qui l’insistenza sul vertice Ue-Usa, che il Premier giudica possibile se i partner sapranno evitare scatti emotivi e calcoli di breve periodo.

Ucraina la centro

La seconda giornata del summit ha riportato l’Ucraina al centro. Volodymyr Zelensky è arrivato a Evian-les-Bains come invitato dei Sette. Emmanuel Macron lo ha accolto prima di un bilaterale, poi il leader ucraino ha preso parte alla sessione sul conflitto e ha visto Trump. Al termine del faccia a faccia il Tycoon ha spostato il messaggio verso Mosca: “La Russia deve fare un accordo”. Ha aggiunto che farà tutto ciò che è in suo potere e ha riferito di aver sentito Vladimir Putin.

La sessione di lavoro in formato G7 e Ucraina
La sessione di lavoro in formato G7 e Ucraina

Il punto più concreto riguarda le sanzioni. Trump ha aperto alla possibilità di reintrodurre misure sul petrolio russo. La Casa Bianca, dopo averle alleggerite per non ostacolare i flussi energetici, ora sostiene di avere margini per un nuovo giro di vite. Gli altri leader premono anche sul gas. L’obiettivo è aumentare il costo della guerra per il Cremlino e costringere Putin a un negoziato. Da Mosca, però, è arrivata una risposta di segno opposto: Dmitry Peskov ha respinto l’ipotesi di un vertice negli Stati Uniti e ha indicato Mosca come unica sede per un eventuale confronto con Zelensky.

Le richieste ucraine

Il Presidente ucraino ha chiesto al G7 più difese aeree e licenze per produrre missili. La produzione disponibile, ha spiegato, non basta più rispetto alle necessità di Kiev. Zelensky ha portato la richiesta anche a Trump e ha letto con favore la posizione del numero uno a stelle e strisce. Poi, su X, ha ringraziato Meloni e gli altri leader per le idee messe sul tavolo con l’obiettivo di spingere la Russia verso la pace. Per Kiev le priorità restano tre: missili, licenze industriali e aiuti per l’inverno. A queste si somma la pressione su Mosca.

 I lavori della Sessione di lavoro in formato G7 e Paesi Partner, Banca Mondiale e Banca Africana di Sviluppo
I lavori della Sessione di lavoro in formato G7 e Paesi Partner, Banca Mondiale e Banca Africana di Sviluppo

Il dossier iraniano resta l’altro fronte del vertice. Il governo svizzero ha confermato che il testo dell’accordo tra Stati Uniti e Iran sarà firmato venerdì al Burgenstock hotel di Lucerna. L’intesa rientra nel memorandum già annunciato e si lega alla proroga del cessate il fuoco di sessanta giorni, alla riapertura dello Stretto di Hormuz e ai negoziati successivi sul nucleare. Trump ha invece respinto l’indiscrezione del Financial Times su un fondo da 300 miliardi di dollari per Teheran. “Una cosa ridicola”, ha tagliato corto davanti ai cronisti, con la precisazione che non sono previsti finanziamenti all’Iran.

I leader partecipanti al Vertice riuniti per la cena di gala che chiude la seconda giornata di lavori
I leader partecipanti al Vertice riuniti per la cena di gala che chiude la seconda giornata di lavori

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