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Credito alle imprese, la stretta delle banche non si ferma: più rigidi i criteri per finanziamenti e prestiti

Per le aziende la stretta è stata del 7% netto, meno del 19% atteso dagli istituti, ma per i prossimi mesi si prevedono ulteriori restrizioni.
mercoledì, 19 Agosto 2026
3 minuti di lettura

La stretta sul credito alle imprese torna a farsi sentire. Nel secondo trimestre del 2026 le banche dell’area euro hanno segnalato un moderato inasprimento dei criteri di concessione dei prestiti e delle linee di credito destinati alle aziende. Il dato, rilevato dalla Banca centrale europea nell’ultima indagine sul credito bancario, indica un irrigidimento netto pari al 7% degli istituti intervistati.

Un dato che, pur risultando inferiore alle aspettative espresse dalle banche nel precedente ciclo di rilevazione – quando era stato previsto un inasprimento del 19% – conferma una tendenza che continua a rappresentare un elemento di attenzione per il sistema produttivo. Le imprese, infatti, si trovano a operare in un contesto nel quale l’accesso al credito rimane fondamentale per finanziare investimenti, capitale circolante, acquisto di macchinari e scorte, ma anche per affrontare le oscillazioni dei costi energetici e delle materie prime.

Più rischi meno prestiti

Secondo la Bce, a pesare sulle decisioni degli istituti sono soprattutto i rischi percepiti per le prospettive economiche e la minore tolleranza al rischio da parte delle banche. Particolare attenzione viene riservata agli sviluppi geopolitici e alle loro possibili ripercussioni sui mercati energetici. Non è quindi soltanto la situazione della singola impresa a determinare le condizioni di accesso ai finanziamenti: nelle politiche creditizie entrano anche le valutazioni più generali sull’economia e sulla stabilità dei mercati.

La stretta anche per le famiglie

La tendenza riguarda peraltro non soltanto le imprese. Nel secondo trimestre dell’anno le banche hanno segnalato un irrigidimento netto dei criteri anche per i prestiti alle famiglie destinati all’acquisto di abitazioni e per il credito al consumo, rispettivamente del 9% e del 12%. Per il terzo trimestre del 2026, inoltre, gli istituti prevedono un ulteriore inasprimento dei criteri di concessione in tutte le principali categorie di prestiti.

Il costo del credito resta un nodo per le piccole imprese

Alla maggiore selettività delle banche si aggiunge il tema del costo dei finanziamenti.

Piccole e micro attività in difficoltà

Nell’indagine Bce sull’accesso delle imprese alla finanza, relativa anch’essa al secondo trimestre del 2026, il 42% netto delle aziende dell’area euro ha segnalato un aumento dei tassi applicati ai prestiti bancari, contro il 26% del trimestre precedente. Sono aumentati anche altri costi di finanziamento, come commissioni e spese, mentre il 10% netto delle imprese ha rilevato un incremento delle richieste di garanzie.

È un quadro che può risultare particolarmente delicato per le micro e piccole imprese, che hanno generalmente meno possibilità di ricorrere a fonti alternative rispetto alle aziende di maggiori dimensioni e che spesso dipendono maggiormente dal credito bancario per sostenere gli investimenti e la gestione ordinaria.

Artigiani i più esposti

I dati disponibili sul mercato italiano confermano le difficoltà soprattutto per le imprese più piccole. Un’analisi di Confartigianato, basata sui dati relativi alla fine del 2025, evidenziava una diminuzione del 4% dei prestiti alle imprese fino a 20 addetti, a fronte di una crescita dell’1,5% per il complesso delle imprese. Particolarmente marcata risultava la contrazione per le quasi-società artigiane, con uno stock di prestiti in calo dell’8,1% su base annua.

Anche il costo del denaro continua a rappresentare un fattore di pressione.

Confartigianato ha rilevato che nell’aprile 2026 il tasso medio applicato alle imprese era arrivato al 3,65%, in aumento rispetto al 3,49% di marzo e superiore di oltre due punti percentuali rispetto al livello del giugno 2022, prima dell’avvio della fase di rialzo dei tassi della Bce.

C’è chi cerca altre strade

In questo scenario diventa sempre più importante per le imprese non dipendere da un unico canale di finanziamento. Quando una richiesta di credito viene respinta, oppure quando condizioni, garanzie richieste e costo del finanziamento risultano troppo onerosi, l’imprenditore può cercare soluzioni presso altri istituti di credito, diversificando i propri rapporti bancari, oppure rivolgersi a strumenti di garanzia e finanziamento messi a disposizione dal sistema associativo.

Analisi, rating e Confidi

È un percorso particolarmente significativo per le imprese artigiane, dove da tempo le associazioni di categoria hanno sviluppato strumenti specifici per facilitare l’accesso al credito. Confartigianato, ad esempio, mette a disposizione delle imprese servizi di consulenza finanziaria, assistenza nella valutazione del rating e strumenti collegati ai Confidi, che possono offrire garanzie agli istituti di credito. Il sistema comprende inoltre Artigiancassa, realtà specializzata nel credito agli artigiani e alle micro, piccole e medie imprese.

Trovate una soluzione adeguata

La logica è quella di accompagnare l’impresa nella ricerca della soluzione più adeguata, intervenendo non soltanto quando il finanziamento bancario è già stato richiesto, ma anche nella fase di preparazione della domanda, nella valutazione della situazione finanziaria e nella ricerca di eventuali strumenti agevolativi.

Accesso dedicato

Un modello che negli ultimi mesi si è ulteriormente rafforzato. Nel dicembre 2025 è stata avviata la nuova Artigiancassa, nata dalla collaborazione tra Mediocredito Centrale e AGART, società partecipata da Confartigianato, CNA, Casartigiani e Fedart Fidi, con l’obiettivo di creare un canale di accesso al credito dedicato agli artigiani e, più in generale, ai piccoli operatori economici.

Non si tratta quindi necessariamente di sostituire il sistema bancario, ma di affiancarlo con strumenti capaci di ridurre le difficoltà di accesso al finanziamento, soprattutto per quelle imprese che hanno dimensioni ridotte, minori garanzie patrimoniali o necessità finanziarie legate a investimenti di importo contenuto.

Il taglio degli investimenti

La questione del credito assume un peso ancora maggiore in una fase nella quale alle imprese viene richiesto di investire nella digitalizzazione, nell’efficienza energetica e nella transizione ambientale. Un irrigidimento delle condizioni di finanziamento può infatti indurre le aziende a rinviare o ridimensionare gli investimenti, proprio quando sarebbero necessari per aumentare produttività e competitività.

Per questo la stretta creditizia non è soltanto una questione finanziaria. Per le associazioni di categoria il tema riguarda direttamente la capacità del sistema produttivo di continuare a investire e crescere.

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