Per la prima volta dall’era di Bashar al-Assad, gli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica hanno avuto accesso a diversi siti nucleari siriani non dichiarati, alcuni dei quali utilizzati per lo stoccaggio di materiale sensibile. La visita, guidata dal direttore generale Rafael Grossi, arriva dopo un complesso sforzo diplomatico che ha coinvolto Stati Uniti, Siria e Israele, e che ha permesso all’AIEA di entrare in strutture rimaste per anni fuori da ogni controllo internazionale.
Il programma nucleare clandestino siriano, incentrato sul reattore di Al‑Kibar, era stato quasi completamente distrutto nel 2007 da un bombardamento israeliano. Tuttavia, diversi siti di ricerca e magazzini erano rimasti attivi, sebbene inattivi, fino alla caduta del regime.
Il nuovo governo siriano aveva firmato un accordo con l’AIEA per consentire l’accesso ad Al‑Kibar e ad altre strutture, ma mai prima d’ora era stato concesso un controllo così esteso. Tra i luoghi più sensibili figura il cosiddetto Sito 99, monitorato da Stati Uniti e Israele negli ultimi anni. Secondo funzionari israeliani, vi erano conservati materiali legati al vecchio progetto nucleare.
In conferenza stampa, il ministro degli Esteri siriano Asaad al‑Shaibani ha rivelato di aver notificato all’AIEA la presenza di materiale nucleare il 17 luglio, invitando formalmente gli ispettori. Grossi ha confermato che il suo team ha visitato Al‑Kibar, osservando “attività di scavo in corso” coordinate con l’Agenzia. Gli ispettori hanno poi raggiunto un sito non dichiarato vicino a Damasco, dove erano stoccate “diverse tonnellate di uranio naturale metallico”, e un altro deposito contenente grandi quantità di grafite, materiale utilizzato nei reattori. L’AIEA e Damasco hanno concordato che tutto il materiale non dichiarato sarà verificato e sottoposto alle procedure di salvaguardia.





