Atomo e impianti moderni per trattare i rifiuti sono due capitoli della stessa storia: quella di una nazione che affronta i problemi con tecnologia e responsabilità
Ci sono decisioni che appartengono alla cronaca parlamentare e altre che possono segnare un’epoca. Il via libera definitivo del Senato al disegno di legge delega sul nucleare sostenibile appartiene alla seconda categoria. Ma insieme alla questione dell’energia atomica, l’Italia deve affrontare un’altra emergenza: quella della gestione dei rifiuti e della realizzazione di moderni termovalorizzatori.
Sono due temi diversi, ma uniti da una stessa esigenza: costruire un Paese più moderno, sicuro e autonomo, capace di utilizzare la tecnologia per affrontare i problemi invece di rinviarli.
Una giornata storica
Il 23 settembre il Senato ha approvato definitivamente il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti. Il provvedimento affida al Governo il compito di ridefinire il quadro normativo italiano, dopo circa quarant’anni dall’abbandono della precedente esperienza nucleare.
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha definito l’approvazione «una giornata storica per l’Italia».
Scelta che avevamo chiesto
La Discussione aveva dato spazio, con interviste ed articoli, alle iniziative del ministro Pichetto Fratin, sottolineando l’importanza per l’Italia di tornare a considerare il nucleare come una componente del proprio futuro energetico. L’obiettivo è un Paese meno esposto alle crisi dell’approvvigionamento internazionale e più autonomo nelle proprie scelte energetiche.
L’energia oltre ad essere una voce di spesa per le bollette: è una delle infrastrutture fondamentali di una nazione industriale.
Rinnovabili e nucleare, inutile contrapposizione
Per troppo tempo il dibattito italiano ha contrapposto rinnovabili e nucleare. La questione dovrebbe essere posta diversamente: come costruire un mix energetico capace di garantire sicurezza, continuità, sostenibilità e competitività.
Il nuovo nucleare per il Ministro dovrebbe integrarsi con le rinnovabili. Il ministro ha indicato il 2033 come obiettivo per i primi reattori di ultima generazione e ha sottolineato la possibilità di coinvolgere anche capitali privati.
La grande emergenza: i rifiuti
Lo stesso realismo deve guidare l’Italia nella gestione dei rifiuti. Per troppo tempo si è parlato di ambiente senza affrontare con sufficiente concretezza il problema delle infrastrutture necessarie.
Un Paese che produce rifiuti deve poterli gestire, recuperare e riciclare e, quando necessario, trattare la frazione non ulteriormente recuperabile attraverso impianti moderni e controllati.
L’Italia continua invece a ricorrere alle discariche e al trasferimento dei rifiuti, anche tra regioni e verso altri Paesi. Una situazione incivile e dannosa che comporta costi economici e ambientali.
Dove sono i Verdi?
È proprio su questo terreno che emerge una delle debolezze del dibattito italiano. Le organizzazioni ambientaliste chiedono il diritto di contestare le scelte del Governo e proporre alternative. Ma troppo spesso la critica politica prevale sulla presentazione di soluzioni concrete e attuabili.
Dire “no” a un impianto è semplice. Più difficile è spiegare dove, come e con quali tecnologie gestire i rifiuti che continueranno a essere prodotti.
L’ambiente non può essere soltanto una sterile battaglia politica o una serie di divieti: deve diventare capacità di proporre soluzioni e assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
CopenHill, un esempio concreto
Guardiamo a CopenHill, il grande impianto di termovalorizzazione di Copenaghen, inaugurato nel 2017, tratta centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti producendo elettricità e teleriscaldamento.
La sua caratteristica più sorprendente è il tetto trasformato in una pista da sci artificiale, insieme ad aree verdi e spazi accessibili al pubblico. È un modello di tecnologia e ambiente, e dimostra come un’infrastruttura industriale possa essere progettata secondo criteri che soddisfa tutti.
È un esempio di come la parola “ambiente”, nella capitale della Danimarca che è considerata al livello globale un faro della svolta Green, si traduce in un’opera concreta e non soltanto uno slogan.
Non basta spostare i rifiuti
La realtà italiana infatti è ancora quella di rifiuti che viaggiano da una parte all’altra del Paese oppure finiscono in discarica.
Raccolta differenziata e riciclo devono essere potenziati. Ma una parte dei rifiuti rimane non riciclabile e per questa frazione occorre una dotazione impiantistica adeguata, capace anche di garantire il recupero energetico.
I rapporti dell’Ispra sulla gestione dei rifiuti mostrano una situazione caratterizzata da forti differenze territoriali e dal ricorso alle diverse forme di smaltimento. È da questi dati che dovrebbe partire una discussione seria.
Ambiente significa legalità
L’insufficienza degli impianti può inoltre creare spazi per circuiti illegali di gestione dei rifiuti. È un terreno sul quale le organizzazioni criminali hanno storicamente trovato opportunità.
Per questo costruire infrastrutture moderne significa anche rafforzare la legalità. Servono controlli, tracciabilità e trasparenza, ma anche impianti adeguati.
Guardare avanti con fermezza
Sul nucleare il Parlamento ha scelto di riaprire una strada chiusa per quarant’anni. Sui rifiuti, l’Italia deve colmare ritardi infrastrutturali. Nucleare e termovalorizzatori sono due capitoli della stessa storia: quella di un Paese che affronta i problemi con concretezza, trasformando la tutela dell’ambiente in una politica di autonomia energetica, di riduzione dei costi e di sviluppo.





