L’inflazione accelera a maggio e l’Istat conferma la stima preliminare. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,4% su base mensile e del 3,2% su base annua, dal 2,7% di aprile. Il dato riporta la crescita dei prezzi sui livelli più alti dal settembre 2023. La spinta arriva soprattutto dall’energia.
I beni energetici non regolamentati passano dal 9,6% al 12,5%, mentre quelli regolamentati salgono dal 5,3% al 5,6%. In accelerazione anche i servizi relativi ai trasporti, dall’0,6% all’1,7%, e i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, dal 2,6% al 3%.
L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale dall’1,6% all’1,7%. L’indice al netto dei soli beni energetici passa dall’1,9% al 2,1%. I prezzi dei beni crescono dal 3,1% al 3,4%, quelli dei servizi dal 2,4% al 2,8%. Il differenziale tra servizi e beni si attesta a meno 0,6 punti percentuali, da meno 0,7 del mese precedente.
Carrello della spesa
Il carrello della spesa segna invece una frenata. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona scendono dal 2,3% all’1,9%. I prodotti ad alta frequenza d’acquisto, al contrario, passano dal 4,2% al 4,4%. Il tasso di inflazione acquisito per il 2026 risulta pari al 2,6% per l’indice generale e all’1,5% per la componente di fondo. Nel dettaglio delle divisioni di spesa, i trasporti accelerano dal 3,8% al 5,5%, abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili dal 5,1% al 5,8%, i servizi di ristoranti e alloggio dal 2,8% al 3,5%.
I prodotti alimentari e le bevande analcoliche rallentano dal 2,9% al 2,6%, mentre bevande alcoliche e tabacchi passano dal 2,7% al 2,4%.
Tra le componenti energetiche non regolamentate, la benzina sale dal 1,1% al 10,7%, gli altri carburanti per mezzi personali di trasporto dal 3,4% al 9,8%, il gas di città e gas naturale sul mercato libero dal 4,4% all’8,2%. Restano elevati il gasolio per riscaldamento, al 36,8%, e il gasolio per mezzi di trasporto, al 25,4%, pur con un rallentamento rispetto ad aprile.
Livello territoriale
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo registra una variazione dello 0,3% su base mensile e del 3,2% su base annua, dal 2,8% di aprile. La stima preliminare indicava il 3,3%. L’indice per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi, cresce dello 0,3% sul mese e del 3% sull’anno. A livello territoriale, l’inflazione più alta si registra in Calabria, con il 3,9%, seguita da Lazio al 3,6%, Veneto al 3,5%, Campania e Friuli-Venezia Giulia al 3,4%. Tra i capoluoghi e i grandi comuni, Reggio Calabria tocca il 4,4%, Verona il 3,7%, Rimini, Venezia e Roma il 3,6%. Aosta mostra il valore più basso, con il 2,3%.
Le reazioni
Dopo la nota Istat arrivano le reazioni dei consumatori. Per Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione nazionale consumatori, il dato di maggio rappresenta “un balzo astronomico”. La chiusura dello Stretto di Hormuz, afferma, ha spinto i prezzi dell’energia e ha colpito anche altri beni e servizi. Secondo l’associazione, da febbraio a maggio i prezzi sono saliti del 2%, pari a 505 euro l’anno per una famiglia media, 734 euro per una coppia con due figli e 660 euro per una coppia con un figlio.
L’Unione nazionale consumatori stima, con un’inflazione al 3,2%, un aumento del costo della vita di 1.157 euro l’anno per una coppia con due figli: 241 euro per prodotti alimentari e bevande analcoliche, 323 euro per i trasporti, 251 euro per abitazione, elettricità e gas, 119 euro per ristoranti e alloggio. Per una coppia con un figlio la spesa aggiuntiva annua arriva a 1.063 euro, mentre per una famiglia media raggiunge 819 euro, di cui 166 per alimenti e bevande.
Il Codacons parla di una stangata da 1.058 euro annui a famiglia, che sale a 1.461 euro per un nucleo con due figli. L’associazione collega l’aumento alla crisi in Medio Oriente e segnala i rincari più forti: supporti per la registrazione al 60,7%, gasolio per riscaldamento al 36,8%, gioielli al 29,5%, gasolio per mezzi di trasporto al 25,4%, legumi al 22,8%, carciofi al 19,9% e pomodori al 18,4%. Per il Codacons, la riapertura dello Stretto di Hormuz e il calo del petrolio non daranno effetti immediati sui bilanci domestici. I carburanti richiederanno settimane per tornare ai livelli precedenti alla guerra, mentre molti rincari di beni e servizi resteranno nei listini e continueranno a incidere sulle famiglie.
Costi in forte aumento
Assoutenti richiama invece l’effetto della crisi sui prezzi alimentari. Secondo l’associazione, il record spetta ai legumi, con un aumento del 22,8% su base annua. Seguono piselli al 20,8%, carciofi al 19,9%, pomodori e finocchi al 18,4%, fagiolini al 16,4%, cavolfiori e broccoli al 16%. Tra la frutta, limoni al 15,5%, albicocche al 14,4%, pesche e nettarine al 13,7%, uva al 9,5% e frutti a bacche al 17,2%. Per una famiglia con due figli, calcola Assoutenti, solo cibi e bevande costano 241 euro in più su base annua.
L’impatto complessivo sulla collettività viene stimato in 4,3 miliardi di euro l’anno per gli acquisti alimentari. Il presidente Gabriele Melluso individua però nell’energia il nodo principale e chiede al governo misure urgenti per contenere le tariffe e ridurre il peso delle bollette nel periodo estivo, quando i consumi elettrici delle famiglie aumentano.





